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mercoledì 13 aprile 2011

BASTA CON GLI SLOGAN, CI VUOLE CONCRETEZZA

Non è con gli slogan che si sta vicino alle imprese, ma con i fatti!
Da una parte c'è l'Unione provinciale che al di là dei proclami è avviata ad un ridimensionamento della presenza sul territorio con la chiusura di sedi e un progressivo distacco dalla base associativa, sottolineato da assenza di momenti di confronto con le imprese sugli enormi problemi che affliggono il nostro mondo.
Dall'altra Artigianfidi che proprio in questi giorni apre due nuovi sportelli a disposizione dell'imprese, una nell'area di Monselice e una ad Abano, dimostrando con i fatti la vicinanza al mondo artigiano su una questione delicata come il credito, investendo risorse in questo momento difficile proprio per dare risposte concrete.
Facile trarre delle conclusioni da questi due differenti modi di agire nell'ambito della rappresentanza della categoria economica degli artigiani, anche per le persone meno attente alle questioni legate al mondo artigiano, non sfuggirà il raffronto, e cioè, se da una parte siamo in presenza della logica inconcludente delle enunciazioni, dall'altra siamo nella concretezza del fare!
L'Unione in questi ultimi giorni si è contraddistinta sui giornali locali per le polemiche del suo Presidente a proposito della discussione in seno alla Camera di Commercio per la spartizione delle poltrone nelle società partecipate.
Non mi sembra che quanto sta avvenendo sia nell'interesse dell'imprese padovane, ma casomai, come al solito sia nell'interesse personale di qualche dirigente. La fame di posti e di gettoni di presenza di questa classe dirigenziale non ha limiti.
L'Ente Camerale che dovrebbe rappresentare la casa degli imprenditori, si sta trasformando nel salotto frequentato dai soliti noti, dove invece di parlare di iniziative a supporto di una crescita del tessuto produttivo provinciale, si intrallazzano accordi di spartizione di prebende e benefici personali.
Forse è il caso di cominciare a pensare ad una riorganizzazione dell' ente camerale, perché così com'è non è utile a nessuno.
Le imprese hanno bisogno di sentirsi tutelate, hanno bisogno di concretezza, hanno bisogno di istituzioni in grado di essere al loro fianco nelle sfide per il futuro, come ha chiaramente detto la Presidente di Confindustria nel suo video-messaggio.
Le imprese e gli imprenditori non chiedono la luna, vogliono solo essere messi nelle condizioni di lavorare, cioè avere la possibilità di guardare il futuro con ottimismo, di non essere lasciati soli nelle sfide di tutti i giorni.
Percui bando alle ciance, ai proclami, ai discorsi, alle analisi e congetture varie, per favore, aspettiamo solo un po' di concretezza, niente di così complicato!

domenica 6 marzo 2011

RIPRENDIAMOCI LA RAPPRESENTANZA


Cosa vuol dire oggi rappresentanza?
Visto come vanno le cose nel nostro Paese, ha senso delegare ad altri la tutela dei propri interessi?
Partiti, sindacati e associazioni di categoria raccolgono ancora la nostra fiducia?
A Padova di chi ci si può fidare per mettere in comune i propri problemi imprenditoriali?
Il mio pensiero è che la rappresentanza sia importante e utile, ma che sia superato il modo con il quale la si è fatta fino ad oggi.
Occorre un modello diverso di relazione e di sintesi progettuale tra persone che condividono interessi comuni.
In altre parole: è finita un’epoca e stiamo vivendone già un’altra senza ancora esserne del tutto consapevoli.
Una fine prodotta e alimentata dal crescente egoismo e individualismo della classe dirigente di questi ultimi decenni.
Persone insaziabili, in continua crisi di astinenza di potere, denaro e ruolo sociale, senza senso del limite, senza scrupoli, senza morale.
Una rappresentanza senza etica, brava a predicare bene ma a razzolare male.
Una rappresentanza disposta a tutto pur di non perdere i privilegi costruiti tradendo la fiducia e dilapidando le risorse dei loro associati.
Penso alle consulenze agli amici, ai parenti o addirittura agli incarichi di qualche amministratore che si è dato a se stesso.
Penso alle spese di rappresentanza consumate in cene, convegni e studi.
Penso ai compensi per i presidenti, i consiglieri, per i segretari generali e per i direttori e responsabili vari.
Nelle associazioni di categoria, c’è gente con la terza media (forse!) che vive di gettoni di presenza e di compensi per scaldare la sedia nei consigli di amministrazione delle società di servizi.
Persone insignificanti per contributi di idee, capacità manageriali, spirito d’intraprendenza, ma ideali per essere usate da qualche magnaccio tramaccione.
Prendiamo per esempio l’Upa, l’associazione che conosco meglio e di cui posso parlare per conoscenza diretta.
Finito il collateralismo con la Democrazia Cristiana, l’Upa si è trovata a camminare con le gambe di chi la guidava.
Piano, piano sono emersi tutti i limiti e le contraddizioni dei dirigenti artigiani: scarsa cultura, incapacità di fare squadra, estrema gelosia e invidia interna, desiderio di apparire socialmente e di sentirsi importanti.
Su tutto questo qualche vecchio dipendente sciacallo (figlio bastardo della prima Repubblica) ci ha giocato e continua a farlo anche oggi.
Senza più il filtro della DC che sapeva formare e selezionare le persone migliori ai posti di comando, i più scafati delle seconde, terze e quarte linee hanno avuto l’occasione della loro vita per occupare la prima fila.
Un salto che ha dato inizio alla perdita di credibilità della rappresentanza.
L’esempio dell’Upa è emblematico!
Era la prima associazione degli imprenditori a Padova e in Veneto.
Tra le più grandi e forti a livello nazionale.
In poco più che un decennio è una delle tante che più di altre si trascina faticosamente anno dopo anno.
Per sopravvivere ha aperto le porte a soci finanziatori esterni, si è indebitata fino al collo, ha chiesto aiuto ad altre associazioni per mantenere servizi importanti per gli associati come il caf, la garanzia sul credito, i servizi per ambiente, la sicurezza e l’innovazione.
Oggi si ritrova ad essere una realtà dove i soci hanno un’età media che supera i 50 anni, che ha perso la propria identità originaria e che è gestita da pochi intimi amici secondo la logica del “prima qualcuno di peso decide e dopo, forse, si discute”.
Tutto è stato venduto agli associati come una grande conquista, un bisogno di fare cose grandi e nuove, un dovere di fare sistema, ricercando nuovi modelli di rappresentanza.
A distanza di qualche anno i risultati sono visibili a tutti.
Sempre più artigiani padovani decidono di fare da soli (a dirlo è il tracollo del numero e della qualità degli associati).
Hanno aperto gli occhi sull’incoerenza di quei dirigenti artigiani che scrivono sui giornali di rappresentarli verso il sistema bancario o la Camera di commercio, salvo poi in concreto essere ben seduti e ben pagati nel consiglio di amministrazione della Fondazione della Cassa di Risparmio o in quello della Giunta della Camera di commercio.
Il sedere di questi signori in questi due importantissimi e pesantissimi tavoli, che cosa ha giovato agli artigiani padovani?
È questa la rappresentanza a Padova degli artigiani padovani?
Una bella riflessione andrebbe fatta su come avviene il sistema di reclutamento della classe dirigente dell’Upa.
Le ultime elezioni ne sono state una chiara e vergognosa testimonianza: una grande presa in giro, funzionale al mantenimento delle cose così come sono, a tutela delle rendite di posizione dei soliti amici.
O si è funzionali al burattinaio o si fa la fine del topo!
Non mi vergogno a dirlo, anzi ne sono profondamente fiero…io ho fatto quella fine!
Escluso dalla corsa alla presidenza dell’Upa perché troppo animato da democrazia, progettualità e voglia di rappresentanza a favore della base associativa.
Non bisogna però arrendersi e mollare! Assolutamente no!
La rappresentanza è una cosa troppo seria ed onesta per lasciarla in mani sporche.
La rappresentanza deve ritornare ad essere oggetto d’interessamento e di investimento da parte di tutti, a partire dall’istituzione pubblica che, su questo ambito, deve lavorare ad un serio e profondo progetto di riforma.
Penso al sistema delle Camere di commercio, la casa degli imprenditori.
Occorre ridefinire l’identità, il ruolo ed il sistema di governo delle Camere di commercio, rimaste indietro rispetto alle trasformazioni economiche avvenute in questi ultimi anni.
Una seria ridefinizione delle Camere di Commercio, avrebbe una sana e utile conseguenza sulla rappresentanza del mondo economico del Paese (artigianato, industria, commercio, servizi e agricoltura), Upa compresa.
In virtù di queste considerazioni e la convinzione che l'attuale sistema della rappresentanza non abbia la capacità di autoriformarsi, occorre una rinnovata speranza nel domani dove "la paura del futuro si vince solo con un soprassalto di partecipazione".
Le condizioni ci sono, le idee e le persone pure!
Anche a Padova l'embrione di una rinnovata consapevolezza e impegno, è nato!

mercoledì 23 febbraio 2011

LA SCATOLA DEL CREDITO

Continua la guerra dentro l’Upa nell’ambito del credito.
Il presidente del nostro Artigianfidi contro quello della nostra associazione.
Un film già visto più di una volta dagli artigiani con i capelli bianchi, dove purtroppo a rimetterci sono le nostre imprese che di credito bancario continuano a dipendere sempre di più (Banca Padova, per fare un solo esempio). Qualche amico seduto in Consiglio generale mi dice che il nostro presidente Boschetto è tutto impegnato nel nuovo giro delle poltrone della rappresentanza regionale. Pare che l’operazione sia quella di promuovere il suo segretario generale al regionale, ovviamente permettendogli di fare il burattinaio ancora su Padova per interposta e fidatissima persona.
Nel frattempo sempre il nostro presidente crea una nuova società per il credito, “Credito per l’Artigiano” ovviamente fatta fare dal solito “super consulente che vien da la campagna”. Un’altra scatola che di sicuro avrà dei bei costi (consulenze, compensi, gettoni di partecipazione agli incontri, ecc.), tutti sulle spalle degli associati, mentre molto incerti saranno i ricavi.
A proposito di ricavi. Consiglio ai componenti del Consiglio generale di chiedere copia del primo progetto industriale dell’Upa Servizi fatto dal “super consulente che vien da la campagna”. Leggetevi ciò che aveva scritto sulla previsione pluriennale dei ricavi e confrontate quanto invece la società ha realmente prodotto. Già che ci siete…, fatevi mostrare quanto è costata quella consulenza!!!!!!!

mercoledì 9 febbraio 2011

2011 : L'ANNO DELLE RESPONSABILITA'

Per il presidente e il suo Consiglio Generale il 2011 è l'anno delle verifiche e dei giudizi.
Dopo l'entrata della Cassa di Risparmio nel sistema Upa, Roberto Boschetto deve dimostrare alla Banca che la scelta fatta di sposarsi con la nostra Associazione è stata giusta e fruttuosa ( ovviamente in termine di guadagno economico). Un risultato non facile da garantire nei numeri, che continuano, nonostante la partecipazione bancaria, ad essere molto negativi. Come mai? Il problema dell'Upa da tempo è molto chiaro e si chiama produttività! Da anni l'Upa non produce più nulla. A livello sindacale sfido chiunque a ricordare una questione forte che ci abbia visti di concreto aiuto alle imprese associate. Una battaglia sindacale fatta e vinta in nome degli artigiani padovani, qualcuno se la ricorda?
Doveva essere il matrimonio con la Banca ad offrire finanziamenti di favore alle nostre imprese. Niente di niente. Se non sei garantito per molto di più di quello che chiedi in prestito non c'è tessera dell'Upa che tenga. E allora dov'è l'affare per noi soci che continuiamo a pagare la tessera senza nulla in cambio? Zero assoluto! Dopo la presidenza Dalla Costa,  il Sindacato è morto. E pensare che il Direttore del Sindacato fu mandato via perché non adeguato ai nuovi bisogni sindacali delle imprese. Troppo vecchio per quella che doveva essere la nuova Upa. Un enorme balla! L'aspetto più grave per i bilanci del sistema associativo è che l'assenza di produttività non riguarda soltanto l'attività del Sindacato, ma anche quella dei Servizi. E di questo la  Banca ne è molto preoccupata. Anche il 2010 vedrà l'Upa Servizi in forte perdita ( l'ordine di grandezza è il milione di euro!!!).  Perché? Grazie a chi? A sentire chi "comanda" l'Associazione da dieci anni, la colpa è dei Dipendenti ( quadri ed impiegati) che guadagnano tanto e lavorano poco. Per quello che ho visto e verificato io, nulla di più falso! Provate ad entrare in un qualsiasi nostro ufficio e chiedere a chi c'è dentro se in Upa si lavora bene e se ha ancora fiducia di chi lo comanda. Da alcuni mesi c'è un Direttore Generale indicato dalla Banca che dirige l'Upa Servizi S.p.a. 
La speranza (e la salvezza per la società) è che possa lavorare in autonomia e indipendenza, riportando professionalità, serenità e merito tra i Dipendenti. E l'Associazione che ruolo intende giocare in Upa Servizi? Farà lo stesso giochetto che ha fatto sul credito con Artigianfidi? Che fine farà l'Upa Servizi S.p.A. e a beneficio di chi? Come con il credito anche i servizi paghe, contabilità, ecc. andranno a finire dentro la CNA? O magari svenduta a qualche consulente amico? Alla Banca poco cambierebbe (clienti siamo oggi e clienti rimarremo domani anche in CNA), ma per noi soci Upa non sarebbe la stessa cosa, anzi. La giustificazione sarà come al solito quella di far credere che alternative possibili non esistono. Falso! Ponete la questione ad un qualsiasi dipendente che abbia più di dieci anni di lavoro in Upa e di percorsi alternativi ne avrete più di uno, ovviamente gratis, senza alcuna parcella consulenziale (fate molta attenzione alle spese per consulenze!).
Attenti nuovi Consiglieri del Consiglio Generale.
Ricordatevi sempre che per ogni scelta approvata, la responsabilità giuridica è solo Vostra!
Non fidatevi delle parole al vento. Verificate tutto da tutti, sempre su dati scritti. Pretendete periodicamente delle sintesi scritte su come vanno le cose nei Servizi e nel Sindacato.
Controllate i numeri, prendetevi il giusto tempo per approfondire le questioni e se non capite chiedete aiuto a chi pensate sia dalla parte degli Artigiani che dall'Upa attendono delle risposte utili alle loro aziende.
Incontrate periodicamente il Direttore Generale dell'Upa Servizi ( fin che resiste!), chiedete informazioni sui costi e sui ricavi della Società, su quanti disdettano dai nostri servizi e perché lo fanno.
Siete voi la proprietà, lo potete fare, è un vostro diritto e dovere.
Oltre che con gli associati, non trascurate mai di parlare con i dipendenti! Sono loro la più importante risorsa produttiva dell'Upa.
Buon lavoro

martedì 1 febbraio 2011

L'OTTIMISMO VOLA

Era ora!
Dopo un accurato lavoro di cesello da parte del collegio dei saggi, che con arguzia e dovizia, hanno scelto i candidati migliori ed eliminati tutti i dirigenti che a qualche titolo impedivano all'associazione di svolgere compiutamente  il proprio lavoro, finalmente si è arrivati ad una composizione ottimale del quadro dirigenziale.
Dal rinnovo del consiglio generale e della conseguente ricomposizione dell'intera struttura dirigenziale (consigli di mandamento, di categoria, di funzione aziendale, gruppo giovani e donne), emerge un quadro di  forte coesione e un rinnovato spirito di pacificazione, elementi necessari per poter operare al meglio.
Il tutto accompagnato da un adeguato spostamento di alcuni dipendenti al fine di ottimizzare al massimo le competenze e le risorse disponibili.
Finalmente non ci sono più elementi che contrastano con la volontà della dirigenza di operare secondo lo spirito statutario e del bene comune ( inteso come bene per le nostre imprese), quindi da adesso in avanti vedremo l'azione della nostra amata associazione in tutta la sua capacità ed efficacia.
Cari colleghi possiamo essere ottimisti, perché potremo finalmente contare su qualcuno che ha a cuore le nostre sorti.
Inutile che stia qui a raccontarvi di come è complicato il momento che stiamo attraversando, lo sapete benissimo da soli, lo misurate ogni giorno sulla  vostra pelle quanto sia difficile portare avanti l'attività.
Ebbene, oggi c'è uno spiraglio di speranza per un futuro migliore, ne è testimone la campagna tesseramento 2011 che recita uno slogan forte: "dimenticati da tutti, tutelati dall'Unione".
Uno slogan accattivante e di forte impatto, non c'è che dire, capace di evocare in tutti noi un senso di ottimismo e serenità per il futuro prossimo.
Sembra proprio che il nuovo presidente stia mantenendo la promessa, fatta in campagna elettorale, di voler voltare pagina, per intraprendere un nuovo corso che va nella direzione della priorità di mettere il socio artigiano e la sua impresa al centro dell'azione dell'associazione.
Ebbene cari colleghi, coraggio, finalmente qualcuno pensa anche a noi!
Resta solo un ultimo tassello per completare questa opera di rinnovamento, perché il quadro sia di vera svolta :
il cambio del segretario generale!
E si caro presidente, perché sia un vero cambiamento devi fare questo ultimo sforzo, senza il quale tutto sarebbe vanificato e si andrebbe in contro ad un'altro mandato di tensioni, equivoci e presa in giro degli artigiani associati.
Non devo ricordarti certo io da quanto tempo è in carica l'attuale segretario e di quali periodi negativi per tutto il nostro sistema, sia stato protagonista ed artefice.
L'alternativa a questo, sarebbe l'inevitabile farsa di un cambiamento enunciato  per l'ennesima volta (per te sarebbe la seconda), dove a cambiare sono solo i nomi dei dirigenti , per poi, non modificare nulla nella sostanza, come già successo l'altro rinnovo.
Vorrei tanto che le parole del tuo discorso all' insediamento fossero foriere di azioni concrete e puntuali e non fossero l'ennesimo bel discorso vuoto e di prassi.
Vorrei, come altri artigiani, che alle parole si passasse ai fatti una volta tanto, che si uscisse dalla logica delle enunciazioni e delle buone intenzioni e si procedesse alla logica del fare.
Infine un richiamo va certamente ai consiglieri "distratti ", perché ricordo loro che tra le competenze del consiglio generale l'articolo 24 comma 7 del vigente Statuto recita: "nominare il Segretario Generale, fissarne il trattamento economico e decidere la sua cessazione dall'incarico".
Lo Statuto vale per tutti, anche per chi crede di essere al di sopra delle parti !
Noi siamo qui ottimisti e fiduciosi che qualcosa cambi, anche perché ora non ci sono più scusanti, infatti non ci sono più dirigenti litigiosi, arroganti e approfittatori che impediscono all'associazione il raggiungimento delle finalità istituzionali.
L'ottimismo vola alto, non facciamolo schiantare al suolo!

sabato 15 gennaio 2011

CHIACCHIERE E DISTINTIVO

Sei solo chiacchiere e distintivo !
Così diceva De Niro in un famoso film, ma sembra una frase giusta anche per i nostri vertici Upa.
Caro presidente non basta usare trucchi da vecchia scuola politica per diventare leader, ci vuole ben altro!
"Il leader è colui che ha dei seguaci, senza seguaci non ci possono essere leader" ( Peter Drucker).
La vera leadership nell'associazione è di qualcun altro, ed è stata palese nel rinnovo cariche appena svolto.
La leadership è definita come l'abilità di manipolare le persone così da ottenere il meglio con minimi contrasti e la massima cooperazione attraverso il contatto face-to-face tra leader e subordinati.
La descrizione calza a pennello per il nostro segretario e non per te!
C'era un tempo in cui, caro presidente, potevi contare su uomini per i quali eri  punto di riferimento diretto , ma un po' alla volta qualcuno ti ha indotto a pensare che erano contro di te, che erano gelosi della tua posizione e che erano inaffidabili o poco presentabili.
Non parlo solo di me, ma di molti altri che erano convinti che tu rappresentassi il rinnovamento per una associazione che da troppi anni è nelle mani di chi non sa cos'è fare impresa e di chi degli Artigiani non gli importa nulla.
Un po' alla volta sei rimasto solo, circondato da persone che fingono di stare dalla tua parte, per convenienza personale, ma che di fatto rispondono alla struttura.
Molte erano le persone che credevano nel tuo operato di rinnovo e tu le hai tradite, incapace di prendere sulle tue spalle il peso delle aspettative che tantissimi colleghi riponevano su di te.
Mi dispiace notare come non ricordi quello che è successo al tuo predecessore. Una volta isolato dal resto dei dirigenti  e riposto la fiducia nel suo segretario, alla prima occasione in cui si è opposto alle logiche di chi fa business dentro da noi, è stato spazzato via.
Ti ricordo che il ruolo che occupi è di garanzia del rispetto delle norme statutarie e quindi, del confronto democratico tra tutte le anime dell'associazione, cioè , in ultima analisi, dovevi e dovresti essere il presidente di tutti.
Avevi tutti gli strumenti e l'autorità affinché il rinnovo si svolgesse in un clima di confronto leale e democratico, invece, codardamente ti sei sottratto ai tuoi impegni e hai permesso venissero usati mezzi meschini per eliminare tutti i dirigenti che non erano allineati alle volontà del segretario.
Per giustificare il tuo operato, dal basso profilo democratico, ti sei affannato nel raccontare a tutti di come io ed altri colleghi  avevamo tradito la fiducia che tu avevi riposto in noi, soprattutto nell'amicizia, sentimento così sacro per te. Per fortuna che è sacro, altrimenti chissà cosa avresti fatto oltre che a sparlare sul mio conto, come hai fatto!
La mia mano è stata tesa per molto tempo nella speranza di un tuo cenno per avviare un dialogo leale e costruttivo, prima e dopo le candidature, ma è stata un'attesa vana e mortificata dalle voci che diffondevi sul mio conto. Quante cattiverie gratuite, e perché poi, ce ne era proprio bisogno?
Quante barbarie sono ammesse per difendere l'interesse di un dipendente!
Il vero traditore sei stato tu!
Hai tradito il progetto di rinnovamento, portato avanti per anni con dedizione e convinzione da molte persone, che puntualmente sono rimaste escluse dal rinnovo cariche.
Hai tradito tutti quegl'artigiani che ripongono fiducia nell'istituzione dell'associazione, convinti che operi nel loro interesse.
Hai tradito tutti quegl'artigiani che hanno scelto l'UPA come bandiera che rispecchia valori così cari alle nostre tradizioni, valori barattati e traditi per mero interesse economico per qualcuno.
Hai tradito quei dirigenti convinti a dare la propria disponibilità nel supportarti, sedotti da discorsi pieni di menzogne.
Mi auguro che prima o poi tu riesca a renderti conto di cosa sia successo veramente in questo rinnovo, dove la salvaguardia della posizione di una sola persona, ha comportato la negazione di qualsiasi principio di democrazia, etica,  moralità e raggirato di fatto tante persone perbene che hanno creduto alle tue menzogne.
Racconterai la verità ai tuoi nuovi collaboratori, o soprassederai nella speranza che non scoprano mai cosa avviene veramente dentro la nostra associazione? Perché queste sono le questioni che hanno indotto me ed altri a manifestarti le preoccupazioni sul futuro dell'associazione e per questo eliminati.
Vedi, caro presidente, non basta avere il distintivo per essere un leader, ci vuole ben altro, altre cose che però tu non hai!

lunedì 3 gennaio 2011

A PROPOSITO DI CREDITO.......

Cari colleghi Artigiani, 
negli slogan elettorali per il rinnovo, l'attuale presidente di UPA e il suo entourage, avevano puntato tutto sul credito e sulla ristrutturazione di UPA Servizi Spa.
Allo stato delle cose, i segnali che arrivano da via Masini, sono tutt'altro che rassicuranti sulle questioni menzionate. Si dice che la nostra associazione sia in forte difficoltà con la partita sul credito.
Le pratiche sono intasate e a fatica riescono a gestire il sistema e per questo hanno chiesto aiuto a Upa Servizi, di fatto aumentando sempre più la confusione e le interferenze nella società di servizi.
Ma la cosa più interessante è che ben poche pratiche riescono ad arrivare all'erogazione della garanzia!
Ma come? Il credito in collaborazione con CNA non doveva rappresentare la risoluzione e una risposta al forte bisogno di garanzie per l'accesso al credito del nostro comparto.
Se così non è bisogna dedurre che gli intrecci con l'altra associazione di artigiani aveva altri scopi, e qualcuno sa bene quali sono.
Nel frattempo, mi segnalano aperture di nuove sedi di Artigianfidi e se questo è il risultato della percorso intrapreso, auguri.
Per quanto riguarda la partita sulla nostra società di servizi la situazione è addirittura drammatica.
I dipendenti vivono con angoscia e un forte stato di pessimismo il futuro dell'azienda, anche perché i segnali che arrivano non vanno certo nella direzione di un miglioramento dei conti.
I lavoratori a tempo determinato alla scadenza del contratto vengono lasciati a casa e se si aggiunge che sta per partire il contratto di solidarietà, capirete che i segnali non sono dei migliori.
E' forse l'antipasto di una dismissione da parte di UPA della erogazione diretta di servizi alle imprese?
Le dichiarazioni del nuovo presidente di CNA, al suo insediamento, portano a pensare che dopo il credito sia arrivato il momento di fusione nel comparto dei servizi e magari perché no quella delle due associazioni ( parole del presidente CNA, fonte Mattino di Padova).
L'isolamento sempre più marcato in cui la nostra associazione si sta ponendo nei confronti del mondo Confartigianato, regionale e nazionale, ci induce a pensare che forse è questa la strada tracciata dai vertici UPA.
Ma se è così c'è tutto il dovere di avvisare gli associati, delle intenzioni in atto.
Io ricordo benissimo quando, aperta la mia attività,  mi sono iscritto ad una associazione di categoria, scegliendo l'UPA e non la CNA.
C'era un mondo di motivi per cui l'ho fatto, un mondo di ideali comuni e un mondo di diversità da una associazione "rossa".
Io non voglio diventare associato CNA.
Se l'avessi voluto lo avrei fatto di mia spontanea volontà, e come me, penso anche gli altri associati.
Staremo a vedere gli sviluppi dei prossimi mesi, vigilando con attenzione sulle decisioni che arriveranno da via Masini.
Segnalatemi se qualcuno ha avuto esperienze con il nuovo servizio targato Credito per l'Artigiano,  fatemi sapere come è andata .
Per come stanno andando le cose, credo che arriverà una buona quantità di carbone nelle calze dei dirigenti artigiani, presidente in testa!
Alla prossima!