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mercoledì 22 giugno 2011

RINNOVATO IL CCNL DELLE IMPRESE ARTIGIANE DELLA MECCANICA

Rinnovato il CCNL delle imprese artigiane della meccanica
Coinvolti 550.000 lavoratori dipendenti
Soddisfazione di Confartigianato

Confartigianato e le altre Confederazioni dell’artigianato e delle Pmi e i Sindacati di categoria (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil) hanno firmato oggi l’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area meccanica.
Il contratto riguarda 550.000 lavoratori dipendenti dalle imprese artigiane della meccanica e installazione d’impianti, dalle imprese artigiane orafe e dagli odontotecnici.
Si tratta di un accordo importante perché disciplina l’apprendistato professionalizzante nel settore, prevedendo durate, nei due gruppi di riferimento, di 5 anni e mezzo e di 5 anni, e confermando il meccanismo della determinazione delle retribuzioni in percentuale crescente con l’anzianità di servizio.
Il contratto disciplina anche istituti come il part-time, il contratto a termine ed i contratti di inserimento, al fine di rendere più flessibile la gestione del rapporto di lavoro consentendo, nel contempo, di favorire nuove assunzioni.
L’accordo di rinnovo ha durata triennale e si inserisce pienamente nel nuovo modello contrattuale e della bilateralità dell’artigianato che prevede, fra l’altro, anche il prossimo avvio del fondo sanitario integrativo.
L’accordo prevede un incremento salariale, per l’operaio qualificato del settore metalmeccanico, pari ad 86 euro a regime per il triennio, da erogare in tre tranches così scaglionate (1 luglio 2011, 1 gennaio 2012, 1 settembre 2012).
Soddisfazione per l’intesa viene espressa da Giorgio Merletti, Vice Presidente di Confartigianato, il quale fa rilevare che “con questo accordo si conferma positivamente l’impegno, già assunto con i recenti rinnovi dei contratti artigiani, per valorizzare l’ apprendistato, istituto qualificante e peculiare dell’artigianato. Nell’accordo le parti si danno atto dell’importanza dell’apprendistato nell’artigianato quale strumento di trasmissione delle competenze, fondamentale per garantire buona e stabile occupazione”.
Inoltre – sottolinea ancora Merletti - il contratto migliora la flessibilità per quanto riguarda la gestione dei principali strumenti contrattuali, con l’obiettivo  di aiutare le imprese ad affrontare le sfide del mercato in questa fase di crisi”.

martedì 21 giugno 2011

TENTATIVI DI PAX FISCALE TRA CONTRIBUENTI ED EQUITALIA

Il decreto sviluppo, con un nutrito pacchetto di semplificazioni fiscali porta con sé anche i tentativi di pax fiscale tra contribuenti ed Equitalia. Una riforma della riscossione voluta dal Parlamento e sostenuta dal Governo ma che alla fine è rimasta a metà. I contribuenti incassano il divieto del ricorso alle ganasce fiscali per importi fino a 2mila euro, così come il divieto per l'agente della riscossione di pignorare la prima casa per debiti inferiori a 20mila euro. Non solo. Scompare ogni effetto anatocistico degli interessi sulle cartelle così come la sanzione per iscrizioni provvisorio scende dal 50 al 30 per cento. Ma nulla è arrivato sulla possibilità di allungare la rateizzazione dei debiti con Equitalia o sulla riduzione dell'aggio ovvero del costo della riscossione. Ancor peggio è andato ai Comuni che dal 1° gennaio 2012 saranno abbandonati da Equitalia e dovranno riscuotere le proprie entrate attrezzandosi in proprio, ma utilizzando strumenti di recupero datati 1910 come la vecchia e complessa ingiunzione di pagamento. Come dire dar la caccia a chi non paga con armi spuntate.

mercoledì 15 giugno 2011

CONFARTIGIANATO: IL PRESIDENTE GUERRINI ALL'ASSEMBLEA 2011



Il Paese ha bisogno di politica, non di polemica: istituzioni, politica, società, economia
lavorino assieme per il bene comune. Piccoli imprenditori pronti ad alimentare una
nuova stagione di impegno civile, di lavoro e di coesione sociale.
Siamo convinti che l’obiettivo di riagganciare la ripresa economica sia alla nostra portata. Ma,
affinchéciòavvenga, serve l’impegno condiviso a rifondare le basi di un patto di convivenza
civile e di solidarietà Il Paese intero ha bisogno di politica, non di polemica, non vogliamo piùsentire questo assordante rumore di fondo di contrapposizioni e reciproci attacchi continui che
lasciano fuori i problemi concreti. Cosìsi perde tempo, si perdono risorse, si perdono i treni che
ci possono portare fuori dalla crisi. Noi non facciamo politica, noi dialoghiamo e collaboriamo
con la politica per il bene del Paese. A noi interessa che alle imprese e all’economia vengano
dati segnali di certezza che ci consentano di uscire dalla visione di breve periodo, oggi che
serve avere pensiero strategico e investire a medio-lungo termine per uscire dalla stagnazione.
A noi interessa, infine, che ai giovani venga data prova che la classe dirigente del Paese
corrisponde al loro bisogno di avere fiducia, prospettive, avvenire: vogliamo che possano
vedere nei senior una guida autorevole ed un supporto discreto ma forte e sicuro. Anche da
questa Assemblea si alza, quindi, l’appello alle Istituzioni ed a tutte le componenti della politica,
della societàe dell’economia, a lavorare assieme per la cura del bene comune. Noi piccoli
imprenditori, noi maggioranza produttiva del sistema economico e sociale del Paese non ci
tiriamo indietro: responsabilmente, senza “uscire dalle imprese”, offriamo il nostro contributo per
alimentare una nuova stagione di impegno civile, di lavoro, di coesione sociale. Insieme si puòfare, insieme si possono fare delle belle imprese.
 

mercoledì 8 giugno 2011

LE IMPRESE ITALIANE PAGANO PIU' TASSE

Le imprese italiane rispetto alle colleghe europee, sono afflitte da una maggiore tassazione, penalizzandone la competitività di mercato. Secondo i calcoli di Confindustria e Deloitte, un’azienda che chiude l’anno con un utile di circa 380 mila euro al netto delle tasse, in realtà avrebbe realizzato un utile pre-imposte di 600 mila euro. Questo è dovuto ad una tassazione ben maggiore che altrove in Europa. Ad esempio rispetto alla Spagna, infatti Confindustria stima al 58% dell’imponibile la tassazione  effettiva, contro il 29% della Spagna.
Confindustria continua a sollecitare il governo a realizzare una riforma fiscale che alleggerisca il peso delle tasse per imprese e lavoratori, che secondo la Confederazione sono le due leve che “tengono in piedi il Paese”.
L’imposizione fiscale in Italia oltre che rispetto alla Spagna è superiore anche a Germania e Regno Unito, “il rapporto è decisamente superiore in Italia (58%) rispetto alla Germania (43%), al Regno Unito (40%) e alla Spagna (29%)

martedì 7 giugno 2011

SESTO POTERE : Internet siamo noi

Sesto Potere: Internet siamo noi
Ultimamente, quando mi soffermo a riflettere su questa nuova aria di “Risorgimento” che si respira nel nostro Paese da qualche mese a questa parte, mi torna in mente un libro, che risale ormai al 2004, dal titolo “The wisdom of crowds” scritto da James Surowiecky.

Il libro sostiene una tesi che, a suo tempo, non venne condivisa da tutti e cioè che le idee migliori arrivino non dai grandi geni ovvero da personalità eccezionalmente straordinarie per il loro pensiero o le loro azioni, bensì dalla “saggezza dei popoli”.

Attraverso vari casi esemplificativi relativi ad eventi e fenomeni, Surowiecky dimostra come siano quattro le condizioni fondamentali che possono portare un’idea, un progetto, un’iniziativa al pieno compimento ed al successo: l’indipendenza, la diversità delle opinioni, la decentralizzazione e il modo con cui si aggregano e si organizzano i risultati.

E’ evidente come, oggi più che mai, lo sviluppo delle nuove tecnologie, del cosiddetto Web 2.0, dei social network, renda molto più chiara e difficilmente confutabile la tesi dell’autore del libro. Internet è l’elemento chiave che dà forza alle idee e alle persone. Stiamo tutti contribuendo alla rinascita di una coscienza civica, alla ricerca di una “verità condivisa e collettiva”, totalmente in antitesi con i concetti filosofici dell’individualismo e del relativismo che sembravano ormai permeare totalmente la nostra società. Internet siamo Noi, il Sesto Potere.

Io credo sinceramente che tutti gli ambienti di relazione sociale e di condivisione delle informazioni online, rappresentino concretamente e confermino come i quattro elementi: indipendenza, diversità, decentralizzazione ed aggregazione, siano alla base di questa presa di coscienza e di questa straordinaria volontà collettiva di cambiare lo “status quo” e di recuperare, attraverso l’impegno, la fiducia, la collaborazione, la partecipazione e la ricerca di nuove soluzioni, la speranza per un futuro migliore.

Di questo si sta discutendo anche a New York in questi giorni, in occasione del Personal Democracy Forum.

E’ grazie a Internet che è partita la rivolta egiziana. Così anche negli altri Paesi del Nord Africa la Rete è stata un “collante” fenomenale per aggregare fisicamente giovani e meno giovani e renderli consapevoli della forza delle loro idee (qui trovate l’intervista esclusiva fatta a Wael Ghonim, il ragazzo che ha “innescato” la miccia della rivoluzione egiziana attraverso Facebook).

Ora, pur essendo il nostro un Paese anziano dal punto di vista anagrafico, oltretutto “TVcentrico”, mediaticamente parlando, e quindi passivo; pur scontando ancora il cosiddetto “digital divide” (sono online circa 25 milioni di utenti ma manca all’appello ancora una buona metà di italiani che ancora non utilizzano la Rete), Internet sta finalmente dimostrando come la possibilità di esprimere le proprie idee liberamente, da qualunque parte provengano, facendole convergere in luoghi di aggregazione, senza filtri e condizionamenti di sorta, possa contribuire a cambiare le sorti anche della nostra bella Italia.

Proprio nel periodo in cui festeggiamo i 150 anni di Unità Nazionale, cominciamo a riassaporare il valore dell’indipendenza, della libertà di espressione che, unite alla partecipazione e alla volontà di collaborazione, possono realmente e concretamente fare la differenza ed il bene della nostra Nazione. Lo abbiamo potuto toccare con mano durante le recenti elezioni amministrative per le quali Internet ha fatto la differenza e speriamo possa accadere anche per i prossimi referendum, e la farà sempre di più, anche pensando alla Rai che ieri ha deciso di eliminare una trasmissione come Annozero dal palinsesto, nonostante i grandi numeri in termini di audience e gli importanti ricavi pubblicitari che generava.

mercoledì 13 aprile 2011

BASTA CON GLI SLOGAN, CI VUOLE CONCRETEZZA

Non è con gli slogan che si sta vicino alle imprese, ma con i fatti!
Da una parte c'è l'Unione provinciale che al di là dei proclami è avviata ad un ridimensionamento della presenza sul territorio con la chiusura di sedi e un progressivo distacco dalla base associativa, sottolineato da assenza di momenti di confronto con le imprese sugli enormi problemi che affliggono il nostro mondo.
Dall'altra Artigianfidi che proprio in questi giorni apre due nuovi sportelli a disposizione dell'imprese, una nell'area di Monselice e una ad Abano, dimostrando con i fatti la vicinanza al mondo artigiano su una questione delicata come il credito, investendo risorse in questo momento difficile proprio per dare risposte concrete.
Facile trarre delle conclusioni da questi due differenti modi di agire nell'ambito della rappresentanza della categoria economica degli artigiani, anche per le persone meno attente alle questioni legate al mondo artigiano, non sfuggirà il raffronto, e cioè, se da una parte siamo in presenza della logica inconcludente delle enunciazioni, dall'altra siamo nella concretezza del fare!
L'Unione in questi ultimi giorni si è contraddistinta sui giornali locali per le polemiche del suo Presidente a proposito della discussione in seno alla Camera di Commercio per la spartizione delle poltrone nelle società partecipate.
Non mi sembra che quanto sta avvenendo sia nell'interesse dell'imprese padovane, ma casomai, come al solito sia nell'interesse personale di qualche dirigente. La fame di posti e di gettoni di presenza di questa classe dirigenziale non ha limiti.
L'Ente Camerale che dovrebbe rappresentare la casa degli imprenditori, si sta trasformando nel salotto frequentato dai soliti noti, dove invece di parlare di iniziative a supporto di una crescita del tessuto produttivo provinciale, si intrallazzano accordi di spartizione di prebende e benefici personali.
Forse è il caso di cominciare a pensare ad una riorganizzazione dell' ente camerale, perché così com'è non è utile a nessuno.
Le imprese hanno bisogno di sentirsi tutelate, hanno bisogno di concretezza, hanno bisogno di istituzioni in grado di essere al loro fianco nelle sfide per il futuro, come ha chiaramente detto la Presidente di Confindustria nel suo video-messaggio.
Le imprese e gli imprenditori non chiedono la luna, vogliono solo essere messi nelle condizioni di lavorare, cioè avere la possibilità di guardare il futuro con ottimismo, di non essere lasciati soli nelle sfide di tutti i giorni.
Percui bando alle ciance, ai proclami, ai discorsi, alle analisi e congetture varie, per favore, aspettiamo solo un po' di concretezza, niente di così complicato!

domenica 6 marzo 2011

RIPRENDIAMOCI LA RAPPRESENTANZA


Cosa vuol dire oggi rappresentanza?
Visto come vanno le cose nel nostro Paese, ha senso delegare ad altri la tutela dei propri interessi?
Partiti, sindacati e associazioni di categoria raccolgono ancora la nostra fiducia?
A Padova di chi ci si può fidare per mettere in comune i propri problemi imprenditoriali?
Il mio pensiero è che la rappresentanza sia importante e utile, ma che sia superato il modo con il quale la si è fatta fino ad oggi.
Occorre un modello diverso di relazione e di sintesi progettuale tra persone che condividono interessi comuni.
In altre parole: è finita un’epoca e stiamo vivendone già un’altra senza ancora esserne del tutto consapevoli.
Una fine prodotta e alimentata dal crescente egoismo e individualismo della classe dirigente di questi ultimi decenni.
Persone insaziabili, in continua crisi di astinenza di potere, denaro e ruolo sociale, senza senso del limite, senza scrupoli, senza morale.
Una rappresentanza senza etica, brava a predicare bene ma a razzolare male.
Una rappresentanza disposta a tutto pur di non perdere i privilegi costruiti tradendo la fiducia e dilapidando le risorse dei loro associati.
Penso alle consulenze agli amici, ai parenti o addirittura agli incarichi di qualche amministratore che si è dato a se stesso.
Penso alle spese di rappresentanza consumate in cene, convegni e studi.
Penso ai compensi per i presidenti, i consiglieri, per i segretari generali e per i direttori e responsabili vari.
Nelle associazioni di categoria, c’è gente con la terza media (forse!) che vive di gettoni di presenza e di compensi per scaldare la sedia nei consigli di amministrazione delle società di servizi.
Persone insignificanti per contributi di idee, capacità manageriali, spirito d’intraprendenza, ma ideali per essere usate da qualche magnaccio tramaccione.
Prendiamo per esempio l’Upa, l’associazione che conosco meglio e di cui posso parlare per conoscenza diretta.
Finito il collateralismo con la Democrazia Cristiana, l’Upa si è trovata a camminare con le gambe di chi la guidava.
Piano, piano sono emersi tutti i limiti e le contraddizioni dei dirigenti artigiani: scarsa cultura, incapacità di fare squadra, estrema gelosia e invidia interna, desiderio di apparire socialmente e di sentirsi importanti.
Su tutto questo qualche vecchio dipendente sciacallo (figlio bastardo della prima Repubblica) ci ha giocato e continua a farlo anche oggi.
Senza più il filtro della DC che sapeva formare e selezionare le persone migliori ai posti di comando, i più scafati delle seconde, terze e quarte linee hanno avuto l’occasione della loro vita per occupare la prima fila.
Un salto che ha dato inizio alla perdita di credibilità della rappresentanza.
L’esempio dell’Upa è emblematico!
Era la prima associazione degli imprenditori a Padova e in Veneto.
Tra le più grandi e forti a livello nazionale.
In poco più che un decennio è una delle tante che più di altre si trascina faticosamente anno dopo anno.
Per sopravvivere ha aperto le porte a soci finanziatori esterni, si è indebitata fino al collo, ha chiesto aiuto ad altre associazioni per mantenere servizi importanti per gli associati come il caf, la garanzia sul credito, i servizi per ambiente, la sicurezza e l’innovazione.
Oggi si ritrova ad essere una realtà dove i soci hanno un’età media che supera i 50 anni, che ha perso la propria identità originaria e che è gestita da pochi intimi amici secondo la logica del “prima qualcuno di peso decide e dopo, forse, si discute”.
Tutto è stato venduto agli associati come una grande conquista, un bisogno di fare cose grandi e nuove, un dovere di fare sistema, ricercando nuovi modelli di rappresentanza.
A distanza di qualche anno i risultati sono visibili a tutti.
Sempre più artigiani padovani decidono di fare da soli (a dirlo è il tracollo del numero e della qualità degli associati).
Hanno aperto gli occhi sull’incoerenza di quei dirigenti artigiani che scrivono sui giornali di rappresentarli verso il sistema bancario o la Camera di commercio, salvo poi in concreto essere ben seduti e ben pagati nel consiglio di amministrazione della Fondazione della Cassa di Risparmio o in quello della Giunta della Camera di commercio.
Il sedere di questi signori in questi due importantissimi e pesantissimi tavoli, che cosa ha giovato agli artigiani padovani?
È questa la rappresentanza a Padova degli artigiani padovani?
Una bella riflessione andrebbe fatta su come avviene il sistema di reclutamento della classe dirigente dell’Upa.
Le ultime elezioni ne sono state una chiara e vergognosa testimonianza: una grande presa in giro, funzionale al mantenimento delle cose così come sono, a tutela delle rendite di posizione dei soliti amici.
O si è funzionali al burattinaio o si fa la fine del topo!
Non mi vergogno a dirlo, anzi ne sono profondamente fiero…io ho fatto quella fine!
Escluso dalla corsa alla presidenza dell’Upa perché troppo animato da democrazia, progettualità e voglia di rappresentanza a favore della base associativa.
Non bisogna però arrendersi e mollare! Assolutamente no!
La rappresentanza è una cosa troppo seria ed onesta per lasciarla in mani sporche.
La rappresentanza deve ritornare ad essere oggetto d’interessamento e di investimento da parte di tutti, a partire dall’istituzione pubblica che, su questo ambito, deve lavorare ad un serio e profondo progetto di riforma.
Penso al sistema delle Camere di commercio, la casa degli imprenditori.
Occorre ridefinire l’identità, il ruolo ed il sistema di governo delle Camere di commercio, rimaste indietro rispetto alle trasformazioni economiche avvenute in questi ultimi anni.
Una seria ridefinizione delle Camere di Commercio, avrebbe una sana e utile conseguenza sulla rappresentanza del mondo economico del Paese (artigianato, industria, commercio, servizi e agricoltura), Upa compresa.
In virtù di queste considerazioni e la convinzione che l'attuale sistema della rappresentanza non abbia la capacità di autoriformarsi, occorre una rinnovata speranza nel domani dove "la paura del futuro si vince solo con un soprassalto di partecipazione".
Le condizioni ci sono, le idee e le persone pure!
Anche a Padova l'embrione di una rinnovata consapevolezza e impegno, è nato!