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giovedì 28 febbraio 2013

Appello per una politica responsabile

Sono passati pochi giorni dalle consultazioni e molte riflessioni sono state fatte sui risultati elettori usciti dal voto degli italiani.
Proviamo a fare qualche considerazione anche noi piccoli imprenditori, dalla nostra prospettiva, dalla nostra trincea di battaglia quotidiana sul campo desolante dell'economia reale.
Eravamo già stati abbondantemente delusi durante la breve campagna elettorale, nella quale lo stato di salute delle imprese italiane, era stato marginale nei programmi dei partiti e nei gran dibattiti televisivi dei vari leader politici. Pochi accenni, confusi e superficiali, uno sterile blaterale di diminuzione della pressione fiscale che sta strangolando le imprese e nessun accenno alla necessaria riforma del sistema bancario, vero problema di fondo dell'attuale crisi economica. Tanto populismo, tanto qualunquismo, tanti slogan vuoti e soprattutto la mancanza di referenti in carne e ossa a cui fare presente le difficoltà del nostro mondo produttivo.
Ma d'altronde era scontato, visto le composizioni delle liste elettorali dei partiti tradizionali, dove trovavano posto i soliti noti, come se nulla fosse successo nel paese negli ultimi tredici mesi.
Ora, dalle urne è uscito il peggior risultato che noi "produttivi"potevamo auspicare; NON HA VINTO NESSUNO! Questo per noi è drammatico, perché sappiamo che c'è bisogno di intervenire subito, perché le imprese non hanno davanti il tempo di aspettare il lento muoversi della politica. I dati recenti di Uniimpresa ci dicono che 3 aziende su 5 si sono indebitate per pagare le tasse; si, avete letto bene. Si sono indebitate non per costruire un futuro investendo in tecnologia, infrastrutture o personale, no ,si sono indebitate per pagare le tasse per mantenere un sistema pubblico che è diventato insostenibile, enorme, ingombrante oltre ogni logica.
Una domanda mi sorge spontanea; ma queste imprese indebitate per colpa delle tasse avranno il tempo di resistere aspettando i tempi della politica?
Stando alle prime dichiarazione dei leader dei partiti vincitori o non vincitori, a seconda dei punti di vista, si direbbe di no!
Tatticismi, attendismo, mancanza assoluta di assunzione di responsabilità nei confronti del paese e delle condizione in cui si trovano i cittadini, ci indicano che non avremo risposte in tempo utile a salvare il sistema produttivo del paese. Dal declino economico conclamato dai numeri,  si passerà a una lunga agonia, in una sorta di grecizzazione lenta e inesorabile?
La crisi economica e i suicidi connessi a essa sono diventati un allarme sociale, che toccano tutti, creando un disagio che va oltre le singole persone coinvolte, che entra nelle nostre vite e nelle nostre famiglie portando angoscia e un senso di insicurezza ; diventa prioritaria una risposta forte, incisiva e tempestiva.
Che la politica, per una volta, si faccia carico dei problemi del paese accantonando momentaneamente gli interessi di parte, dimostrando quel senso di responsabilità che dovrebbe essere proprio di chi ha deciso di dedicarsi al bene comune.

Aladino Lorin
Imprenditore artigiano

lunedì 18 febbraio 2013

Grecia oggi, Italia domani?

Girovagando per il web, ho trovato questo reportage sulla Grecia di un giornalista italiano. Mi ha fatto riflettere su una realtà che in Italia non conosciamo per niente per volontà dei media e di chi sa chi altri. Leggendo il pezzo, inevitabilmente il pensiero va subito ad interrogativi angoscianti sul nostro futuro prossimo venturo, ovvero se anche il nostro paese è avviato su questo crinale di deriva che non è solo economica, ma è soprattutto sociale. Alla vigilia delle consultazioni elettorali qualche considerazione è giusto farla, perchè il pensiero di consegnare il paese nelle mani di chi dice, senza il minimo dubbio,  che bisogna perseguire gli obbiettivi indicati da Bruxelles in continuità con l'ultimo governo Monti, qualche brivido lo fa venire.

Reportage di un giornalista italiano ad Atene
“Non siamo in Uganda o nel Darfur. Siamo in Grecia, più precisamente nella capitale, Atene, e una roba così non si vedeva dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Un camion si ferma in una delle tante strade della capitale. Apre i portelloni. Le persone a bordo cominciano a tirare fuori frutta e verdura. La distribuiscono gratuitamente alle decine di persone che si sono raccolte attorno al mezzo. Tra loro ci sono persone anziane, donne con bambini in braccio, ma anche giovani, ragazzi dal viso pulito non più grandi di 30 anni. Insomma, tutta gente che ha grosse difficoltà ad arrivare a fine giornata. Dopo pochi minuti la calca comincia a farsi sempre più pressante. Volano spintoni, qualche insulto, poi parte la scazzottata per chi arriva primo a prendere il cibo. Il giornalista della Bbc, che sta riprendendo la scena, viene colpito nella ressa. A distribuire frutta e verdura sono i ragazzi volontari che girano incessantemente per i quartieri più poveri tentando di portare un minimo di conforto ai propri concittadini che ormai vivono di stenti.
Una persona su quattro in Grecia è disoccupata. Molti di quelli che riescono a mantenere il proprio posto di lavoro non riescono comunque ad arrivare a fine mese. I lavoratori hanno assistito impotenti ad una riduzione del salario del 22% solo nell’ultimo anno. Il salario medio ora arriva a 586 Euro al mese. Ben al di sotto della soglia di povertà. Da Bruxelles continuano ad arrivare i cosiddetti “aiuti europei”, ma ogni volta che viene sbloccata una nuova tranche le cose vanno peggio di prima. Adesso, i signori dell’Ue non possono più mentire. La Grecia è praticamente fallita. La penisola ellenica è a un passo dal crollo definitivo, a causa del peso dei debiti contratti per salvarsi. Hanno preso cento miliardi e sono peggiorati di centotrenta. E’ la ricetta del FMI. Qualcuno se ne e’ accorto anche al Consiglio d’Europa e alla Bce e sta timidamente suggerendo l’ uscita della Grecia dall’euro, con una conseguente svalutazione della dracma del 20-30%. Ma sono in pochi ad avere sale in zucca o ad essere in buonafede. La maggior parte ragiona come Jeroen Dijsselbloem, nuovo presidente dell’eurogruppo, l’alfiere del "cauto ottimismo” che ha avuto la faccia di bronzo di affermare in una recente intervista di essere favorevole all’austerity e ai “conti in pareggio" e di compiacersi della "stretta collaborazione tra il Governo ellenico e la troika" per concludere poi affermando di aver individuato “alcuni segnali tali da giustificare un certo ottimismo”. Mi guardo intorno per coglierne i segnali, se si compiace dovrebbe essere facile individuarli, ma le uniche differenze visibili rispetto alla Grecia allegra e solare che ricordavo sono i reparti antisommossa che presidiano gli incroci ed una cappa asfissiante di fumi misti a cenere che avvolge la capitale, dalla collina del Ligabetto giù fino al Pireo. Ormai da qualche mese Atene vive coperta da una fitta coltre di smog puzzolente, prodotto dal fumo dei camini e delle stufe a legna. I suoi miasmi impregnano persone e cose. Niente più odore di mare, di spiedini arrostiti, di mousaka, di salse allo yogurth con aglio. Solo questa puzza terribile che ti entra nella bocca e non va più via. La puzza della morte stessa, la morte di un popolo. Non è un fenomeno solo ateniese, ma di tutta la Grecia le città sono avvolte da un odore acre dei fumi della legna e della cenere, mischiati a tutti i tipi di sostanze tossiche bruciate. Questa è una delle piaghe sociali arrivate con il “salvataggio”, è il risultato diretto dell’austerità selvaggia imposta dalla troika e dal governo greco che non è mai stato capace di proteggere i suoi cittadini. La troika ha chiesto, e il governo greco ha eseguito, aumentando le tasse sul gasolio da riscaldamento, quello che usano in quasi tutti gli edifici greci, portandolo allo stesso prezzo del gasolio-auto. Già il prezzo di un litro di benzina alla pompa in Grecia era il più alto d’Europa, nel rispetto degli ordini ricevuti dalla troika. In Grecia il prezzo del gasolio è salito di oltre il 50% dal 2009, soprattutto per l’aumento delle accise. Questo fatto, combinato con un calo del reddito medio reale del 40-50%, ha determinato una diminuzione delle entrate fiscali sul gasolio per un miliardo e mezzo di euro, visto che adesso il combustibile per riscaldamento è diventato un lusso che la maggior parte della gente non può più permettersi, il crollo dei consumi è sceso fino all’80%. Quindi quasi tutti hanno dovuto trovare alternative al riscaldamento centrale e molti hanno preso stufette elettriche, griglie a benzina o altre soluzioni pasticciate che costano meno del gasolio anche se, bruciando qualsiasi cosa nei camini o nella vecchie stufe a legna, si produce un degrado ambientale incredibile ed a volte anche tragiche conseguenze per le persone. Fa male, malissimo, alla lunga e nemmeno tanto, uccide, ma la gente, quando ha veramente freddo, brucia mobili, plastica, materiali da costruzione e persino le scarpe vecchie pur di riscaldarsi, e tutto questo rende ancora più micidiale e dannoso per la salute il mix tossico dei fumi che avvolgono le maggiori città. Dovreste vedere a cosa e' ridotta l'atmosfera qui. Sky TV ieri sera ha ammonito: “Un gruppo di scienziati di sette centri di ricerca entro il 20 febbraio dovranno analizzare lo smog in diverse città per valutare l’impatto ambientale di un maggior uso di camini e stufe a legna. Gli scienziati, insieme al Centro per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione, hanno verificato che bruciare legna in casa provoca un inquinamento dell’aria 30 volte maggiore rispetto all’utilizzo di combustibili bruciati in caldaie con manutenzione controllata. Hanno scoperto anche che le concentrazioni di particolato di fumo da legna nell’atmosfera è aumentato del 200% da dicembre 2010 a dicembre 2012, e di notte ancora di più. Il Centro di Controllo è preoccupato perché l’aumento dell’inquinamento dell’aria può provocare problemi respiratori e allergie che aggravandosi arrecano danni al sistema neurologico e riproduttivo.” Il prezzo della legna da ardere, naturalmente, è raddoppiato rispetto all’anno scorso e l’incentivo ad abbattere gli alberi di foreste e parchi è grande, tanto che sia i parchi che le riserve naturali hanno già subito gravi perdite. Per effetto delle rigide temperature invernali, questa tendenza si sta assestando un duro colpo all’ambiente e le colline diventano sempre più spoglie mentre nuvole di smog si sprigionano dagli incendi che avvelenano l’aria di Atene e delle altre città con tutti i rischi che possono provocare sulla salute pubblica. Il Ministero dell’Ambiente ha dichiarato che il numero di casi di disboscamento illegale è aumentato a dismisura nel 2012, come documentano le oltre 3.000 denunce e il sequestro di 13 mila tonnellate di alberi tagliati illegalmente. Un disboscamento così esteso in Grecia avvenne solo durante la brutale occupazione nazista del 1940, a questo punto hanno portato i cinque anni di recessione e le drastiche misure di austerità messe in atto. I distributori di carburante protestano per un calo delle vendite del 75-80% nell’ultimo trimestre 2012, rispetto al 2011, e come logica conseguenza c’è stato anche un crollo delle entrate fiscali per 400 milioni di euro solo per le mancate vendite di gasolio per riscaldamento. Il Ministro delle Finanze Yiannis Stournaras, professore di economia e banchiere, tanto per cambiare, ed ex capo della IOBE, l’Associazione Economica degli industriali greci , è stato comunque irremovibile, pur avendo un quadro della situazione economica greca molto chiaro, continua a negare l’agghiacciante evidenza che appare ormai evidente a qualsiasi cittadino del paese: rifiuta ancora qualsiasi aiuto anche per le famiglie più povere, ma consiglia di “essere pazienti per un altro anno” e di aspettare che il freddo passi. Aspettare che il freddo passi..... geniale davvero! Ma poi ha anche detto che il crollo delle entrate sui carburanti per riscaldamento è dovuto all’”accumulo fatto lo scorso anno”, senza dare importanza al calo delle vendite dell’ 80%. Ovviamente il culto del suo credo economico, che lo fa tanto rassomigliare a Mario Monti ed ai suoi stolti discepoli, non gli consente di prendere atto di alcuni effetti collaterali, ad esempio sulla salute, sui rischi di incendio e sul taglio illegale dei boschi. La troika sembra comunque soddisfatta dei risultati che ha ottenuto, quindi , come si permettono le vittime delle sue scelte politiche di non essere d’accordo e protestare ? Già, perché bisogna anche soffrire in silenzio ed anche morire tacendo se occorre. Poveri carabinieri d'Europa. Per le persone che adesso consumano più energia elettrica per il riscaldamento, c’è in ogni caso anche la possibilità di godersi pure un pizzico dell’effetto della “liberalizzazione del settore dell’energia”, (in Italia lo stiamo attendendo come il decantato salvatore ) tanto che la spesa sta diventando insostenibile, e le bollette hanno subito un aumento del 9% (di più per i piccoli consumi, di meno per i consumi maggiori, secondo la vecchia regola del togliere di più a chi ha di meno che ben conosciamo anche da noi ), in attesa dell’aumento del 20%, che dovrebbe essere approvato entro quest’anno. Intanto le società che forniscono l’energia pubblica, ogni mese stanno tagliando gas e luce a 30.000 utenti che non possono pagare le bollette! Mille famiglie al giorno….In pratica in Grecia da 300 a 500 mila famiglie vivono già letteralmente al buio. Saranno questi i segnali incoraggianti di Jeroen Dijsselbloem ? Di contro il prof. Hans Werner Sinn, consigliere personale di Angela Merkel, insieme ad altri 50 nomi del mondo dell’economia e sostenuto da Moorald Choudry, vice-presidente della Royal Bank of Scotland (la quarta banca del mondo) ha presentato un rapporto urgente al Consiglio d’Europa alla Bce sostenendo la tesi della fuoriuscita, almeno temporanea. (La Grecia viene prima impoverita e dissanguata, pi abbandonata) Non solo, ma nel rapporto si legge testualmente che “l’economia (greca) è arrivata ad un punto di tale degrado da poter essere considerata come tragedia umanitaria e quindi si può cominciare a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.Intanto, è iniziato il diciassettesimo giorno di protesta per gli agricoltori, incredibile ma e’ cosi’, stanno veramente protestando ed anche veementemente ed oltre a distribuire cibo al popolo chiedono la riduzione del prezzo del gasolio per i mezzi agricoli, un abbassamento dell’Iva e, soprattutto, chiedono che le banche rilascino credito. Ma non sono solo gli agricoltori che regalano i propri prodotti. Molte aziende alimentari distribuiscono gratis in piazza, quello che non sono riusciti a vendere. In teoria, la cosa sarebbe illegale ma arrivati a questo punto sono in molti ad operare una netta distinzione tra ciò che è legale e ciò che è giusto. La situazione si fa sempre più disperata. La sensazione che ho e’ molto nitida, mai come ora la Grecia rischia la guerra civile. E i numeri confermano l’inarrestabile crescita del disagio sociale ed economico. Le rapine,negli ultimi mesi, sono aumentate del 600%. In parecchi inoltre si danno al saccheggio di metallo, da rivendere per qualche spicciolo. La gente e ridotta alla fame e si vede ed ormai farebbe qualsiasi cosa per mettere in tavola qualcosa di caldo da mangiare. Ammesso che si abbia ancora una tavola o un tetto sotto il quale stare. Anche il numero dei senzatetto è aumentato in maniera spropositata. Le ultime stime parlano di 40mila persone costrette a vivere nei cartoni agli angoli delle strade. Ne ho visti tanti passeggiando per le vie di una Atene spettrale, fredda ed avvolta da una cappa fetida. Una delle immagini più significative ritrae un antico anfiteatro greco, sulle cui scalinate dormono decine di senzatetto, avvolti da scatoloni di cartone. Anche Amnesty International ha stilato il suo rapporto, in cui denuncia le condizioni di estrema povertà della gente e degli abusi ricorrenti di una polizia male attrezzata, che tenta di mantenere il controllo di una nazione ormai alla deriva e ben avviata verso la guerra civile.
Insomma, né le strabilianti cifre di denaro elargite del trio Fmi-Bce-Ue, né le varie direttive della razza padrona che ci tiranneggia da Bruxelles sono riuscite a ristabilire le sorti del popolo greco, né tanto meno, dello Stato. Ma non era questo che volevano, infatti. Ovviamente, i soldi sono finiti nelle mani delle banche e da lì non sembra si siano mai mossi. La scusa è sempre la stessa ed è quella abusata che usano anche da noi. Salvare le banche per salvare il popolo. Viene veramente da piangere a guardarsi intorno, i risultati dell’ideologia della ricapitalizzazione bancaria sono devastanti ed insopportabili allo sguardo. Ma oltre ai soliti istituti di credito ci sono anche altri che sono riusciti a trarre un profitto da questa situazione. La crisi ha portato infatti ad una netta riduzione del costo del lavoro, nonché ad una liquidazione coatta dei diritti dei lavoratori. Tra i vari tagli operati dal governo rientrano quelli per l’indennità di fine rapporto dei lavoratori, la malattia e gli straordinari. Insomma, le multinazionali nord europee stanno realizzando una piccola Cina, nel cuore dell’Europa, governata direttamente da loro. Ecco il fine ultimo del lavorio frenetico della Troika, tornare ai tempi della “Compagnia delle Indie” e farlo in Europa. Proprio dove e' nata la civiltà occidentale: Atene e Roma. Distruggere la nostra cultura ed anche il ricordo di ciò che fummo. Questi lavoratori vengono pagati una miseria, senza che siano assicurati loro nemmeno i diritti fondamentali. Come se non bastasse, il 95% dei prodotti di queste società finiscono all’estero. In pratica, la penisola diventa semplicemente una base di produzione a basso costo da cui far partire le proprie merci verso i mercati che ancora sono in condizione di consumare ".
In internet è esplosa la contesa sulla veridicità di alcune notizie (come quella degli assalti ai supermercati) e sul fatto che i media ufficiali in Europa stiano tacendo sulla drammatica situazione ellenica. C’è chi grida ad una manovra studiata ad hoc. Niente di più facile. In Italia siamo in campagna elettorale e non farebbe comodo a nessuno dei grandi partiti il fatto che le misure europee abbiano condotto un paese allo sfacelo. E non farebbe comodo nemmeno ad Hollande, principale fautore delle politiche comunitarie. Senza parlare della Merkel, dato che in Germania il principale motivo di protesta riguarda la questione dei soldi dei “paesi ricchi” che finiscono nelle banche di “quelli poveri”. Insomma, effettivamente la questione greca non fa comodo a nessuno. Che muoiano dunque in silenzio, senza disturbare le prossime vittime. Non ci credete che e’ cosi’ ? Venite a vedere.

martedì 12 febbraio 2013

LE RAGIONI DI UNA SCELTA



 Uno dei padri della nostra Repubblica era solito dire che “la peggiore delle democrazie è comunque meglio della migliore dittatura”.
 Questo è vero finché la democrazia è in grado di salvaguardare la dignità delle persone. Ma se una classe dirigente corrotta ed incapace arriva a portare alla rovina la mia impresa e con essa la mia famiglia anche “democrazia” diventa una parola vuota.
Quando un politico sa che bisogna tagliare e continua ad aumentare il debito pubblico. Quando con le sue decisioni ha messo la mia impresa sul lastrico e rovinato la mia famiglia e nonostante tutto continua a chiedermi soldi che non ho più, ribellarsi non è solo una necessità, è un dovere.

E' sempre stato il nostro modo di essere:
-        determinati
-        con la grinta di chi non molla mai
-        rispettosi del lavoro nostro e dei nostri collaboratori
-        con al centro dei programmi la famiglia, l'impresa, il rispetto della persona

Quello che dipendeva da noi l'abbiamo fatto:
-        abbiamo lavorato tanto
-        abbiamo investito i soldi prima di prenderli
-        abbiamo pagato le tasse e difeso l'ordine costituito

Quello che ha fatto la politica è stato:
-      questa politica ci ha riempito di burocrazia
-      ci ha spremuto come dei limoni per mantenere uno stato elefantiaco ed inefficiente.
-      ha dato carta bianca alle banche ad alla finanza.
-      ha provocato un disastro ed ora i costi della crisi li fa pagare a noi.

Per salvare le nostre aziende, le nostre famiglie, i posti di lavoro dei nostri collaboratori, NON LASCEREMO NULLA DI INTENTATO........

Il Presidente del MIR Samorì ci dice di avere ANCORA fiducia nella democrazia
-        che cambiare le cose è possibile
-        che porterà la nostra rabbia in Parlamento
ABBIAMO DECISO DI DARGLI UNA MANO
e quindi ti invitiamo a votare con noi MIR

IL POPOLO DELLE PARTITE IVA DICE:  riprendiamoci le deleghe
Ad esempio nelle fondazioni bancarie ci sono i rappresentanti delle Associazioni di  Categorie Economiche. Ma perché sono stati sempre in silenzio in presenza della chiusura dei rubinetti del credito nei confronti dei propri associati?
Ma perché continuiamo a mantenere le Camere di Commercio mangia soldi?  Vanno riformate, perché così come sono oggi non servono a nessuno, se non a distribuire poltrone per pochi privilegiati che vanno a rappresentare le categorie in enti in cui le categorie sono dimenticate se non tartassate.

SULLE BANCHE:
Un tempo il direttore di filiale era il consulente finanziario delle piccole imprese. C'era una rete di consulenti di tutto rispetto. Profumo, Passera, Mussari e personaggi simili hanno smantellato l'organizzazione territoriale e trasformato i direttori in un esercito di zombi.
SERVE SUBITO IL CREDITO ALLE PICCOLE IMPRESE
Nel Veneto è in pericolo la sopravvivenza dei Consorzi Fidi. Per mancanza di credito sono al collasso decine di migliaia di imprese. Finora la chiusura delle piccole imprese non ha fatto clamore se non per i suicidi di qualche titolare disperato. Ora siamo ad una svolta ed il rischio che tra titolari e dipendenti si perdano più di centomila posti di lavoro è un pericolo reale.

Chiediamo per domani NON per dopodomani credito alle piccole imprese.
 Il MIR propone:
-         di istituire una nuova banca pubblica che faccia credito alle imprese e alle famiglie
-        di fare un prestito di conduzione per finanziare almeno un ciclo produttivo
-        di chiedere una deroga temporanea su Basilea 2 e 3
-        di separare le banche tra banche di credito e banche di investimento
 Se invece di 4 miliardi al MPS avessimo dato qualche decina di migliaia di euro alle micro imprese che sono la caratteristica del nostro tessuto produttivo, avremo finanziato forse più di 100.000 imprese e comprensibilmente dato lavoro ad altrettanti attuali disoccupati.

ABBIAMO UNA LEGISLAZIONE SUL CREDITO DI STAMPO NAZISTA
C'è l'assoluta necessità di modificare la legislazione sul credito e mettere sullo stesso piano le banche e l'impresa.
 E' ASSURDO che all'imprenditore si chiedano garanzie ipotecarie per due tre volte l'importo finanziato ed alle banche si diano finanziamenti senza garanzie e senza condizioni come successo anche recentemente con il MPS.
 E' ASSURDO che per un ritardo nei pagamenti  Equitalia possa pignorare un bene e questo fatto venga segnalato in centrale rischi in tutta Europa creando conseguenze nefaste per un'impresa senza che ci sia una ragionevole proporzione tra il credito vantato da Equitalia ed un cospicuo capitale in possesso del debitore che magari si trova nell'impossibilità di vendere (vedi i costruttori che hanno decine di appartamenti invenduti).
 E' ASSURDO che un'impresa per mancanza di liquidità, magari per colpa dello stato, chieda una rateizzazione ad Equitalia che dura magari uno - due anni e per tutto il periodo sia segnalata in centrale rischi precludendo qualsiasi accesso al credito.
 E' ASSURDO che ad esempio per un protesto di qualche centinaia di euro una ditta con capitali significativi venga segnalata in centrale rischi e l'imprenditore segnalato al pari degli ebrei sotto il nazismo che senza colpe dovevano girare con il fiocco giallo.

Queste sono le ragioni di una scelta che oggi ci portano ad appoggiare il MIR di Samorì, specificando che non è una delega in bianco, ma un contratto tra galantuomini e in quanto tale, siamo sicuri che sarà onorato.

martedì 29 gennaio 2013

Chi salva l'artigiano?

La crisi miete le sue vittime tra i piccoli imprenditori, ma la frequenza con cui avvengono queste disgrazie deve portarci ad urlare il nostro "BASTA".
Sappiamo benissimo perché onesti imprenditori arrivano a tanto, e la parola che sintetizza al massimo tutto questo è :  CRISI.
Ma sappiamo bene da dove arriva questa crisi! Arriva dalle banche e dal mondo finanziario e nonostante sia palese a tutti, la crisi la pagano le imprese e le famiglie. Chi ha causato questo disastro mondiale non solo è stato salvato con risorse pubbliche (e già questo è inaccettabile), ma addirittura sta traendo il massimo profitto sulle disgrazie che hanno causato nel nostro tessuto produttivo e tra le nostre imprese! La ricchezza nasce dalla "produzione" mentre la "finanza" la sottrae a chi la produce e la concentra nelle mani di pochi.
PERCHE’ LE IMPRESE DEVONO PAGARE PER COLPE DI ALTRI?
 E allora  mi chiedo CHI SALVA L'ARTIGIANO, LA SUA IMPRESA E LA SUA FAMIGLIA? Chi lo salva dallo strapotere delle banche?
Non lo salverà di certo la politica vista fino adesso! Assistiamo tutti  inermi e senza reazione alle vicende attuali, dove la politica si è resa complice dei poteri forti economici e ci sta preparando a nuovi sacrifici che saranno necessari per ripianare i loro errori, commessi in tutti questi anni di malgoverno e senza doverne pagarne il minimo obolo per giunta.
Non lo salveranno nemmeno le associazioni di categoria, prone e servizievoli nei confronti dei politici forti di turno, in attesa magari di poter raccogliere le briciole di potere  lasciate dalla politica e privilegi che ne derivano.
Rimane solo la coscienza di tutti noi, perché sappiamo che tutto ciò che sta avvenendo è profondamente sbagliato e ingiusto! Dobbiamo riprendere la consapevolezza che il cambiamento può avvenire solo ripartendo dal basso, cioè da noi cittadini, imprese e famiglie! La consapevolezza che si può e si deve fare, prima che succedano cose irreparabili.   Perché è questo il pericolo che la nostra società corre.


sabato 20 ottobre 2012

CRISI E INDIFFERENZA



Aspettiamo...aspettiamo, perché noi tutti ci diciamo beh quello che sta succedendo in Italia non è un problema che abbiamo causato noi, ma bensì la nostra classe politica, quindi, se c’è qualcuno che deve fare qualcosa quelli non siamo noi, ma loro. Sbagliato, tutti sbagliamo se la pensiamo in questo modo e non è di certo così che i problemi in una famiglia si risolvono. E’ vero che la nostra classe politica da “buon padre di famiglia” dovrebbe prendere la situazione per le corna e cercare di risolverla, ma se noi componenti di questa famiglia vediamo che il “buon padre di famiglia” non ce la fa, cosa facciamo? Ci sediamo e stiamo a guardare o cerchiamo di aiutarci? Oppure aspettiamo di leggere sul giornale MORTO SUICIDA PERCHE’ TRAVOLTO DALLA CRISI? Una cosa è da dire, la classe politica cioè il buon padre di famiglia deve ascoltare i suoi figli e deve cercare di capire che i problemi che stanno vivendo sono reali, tangibili e deve cercare di fare in modo di risolverli concretamente, ma questo non succede, altrimenti non ci sarebbero sui giornali articoli che parlano di uomini che si è tolgono la vita perché oppressi dai problemi causati dalla crisi, da uno stato vessatore e prepotente che ti assesta il colpo di grazia proprio quando sei in difficoltà
La cosa che fa riflrttere è che nessuno parla della vita spezzata di un imprenditore, di uomo, di una famiglia spazzata via, quasi che il non parlarne potesse esorcizzare le paure, potesse allontanare da noi lo spettro delle nostre celate fragilità e di colpo messe a nudo da questa crisi, ma quando succede, la cosa più ingiusta della vita, mi vien da pensare,  è il modo in cui finisce e cioè nella totale INDIFFERENZA.
Tutto il sistema Italia ha fallito quando leggiamo sul giornale che un uomo si è tolto la vita per i problemi derivati dalla crisi che stiamo vivendo,  e quando questo accade è perché qualcuno si sente solo, abbandonato, fallito nel lavoro e come persona nei confronti di quelli che gli stanno attorno . Purtroppo non abbiamo un “buon padre di famiglia” che ci da il buon esempio a cui aggrapparci.  Da piccolo vedevo mio padre che faceva sacrifici per dare un futuro migliore ai suoi figli, rinunciava per se per aiutare e dare a noi.
Questo non l'ho mai visto fare dalla classe politica, soprattutto oggi che, se non per un senso etico del ruolo occupato, lo faccia almeno per un dovere di risarcimento  nei confronti dei cittadini per l'inettitudine dimostrata e per le nefandezze compiute.
Invece dalle istituzioni arrivano costantemente appelli che dicono: "dovete fare voi i SACRIFICI, dovete stringere i denti andare avanti". Ma queste parole per come la vedo io, stonano, sono inadeguate quando ci sono famiglie che vivono con 900 Euro al mese, imprenditori soffocati da tasse e strozzati dalle banche che chiudono bottega, ma che ulteriori sacrifici devono fare queste persone?

Com’è possibile che abbiano il coraggio di dire queste parole, di fare la morale agli altri, quando loro per primi vivono nel lusso, nel non sacrificio, in una condizione di privilegio mai guadagnato e allora mi chiedo perché ci devono trattare come non persone, e ci trattano da sudditi da spremere?
Alla fine la riflessione sul mio stato di "persona" mi porta a dire che la vita è dura ed è vissuta per la gran parte a fare sacrifici per un futuro migliore e se fallisci….cosa ottieni alla fine? INDIFFERENZA.


lunedì 25 giugno 2012

L’ambiguità della libertà politica: l’esempio del Cile

di Michele Silenzi

"l’inadeguatezza della disamina del ruolo della libertà politica, che in determinate circostanze può favorire le libertà economiche e civili, mentre in altri casi, al contrario, può soffocarle."

Come spesso capita, mi sembra che qui Friedman tocchi un punto estremamente attuale. Ritenere la libertà politica il punto di partenza per ogni possibile libertà civica ed economica è una gigantesca fanfaronata occidentale (europea in particolare). Non è un teorema sempre esatto che dalla libertà politica cadano sempre a pioggia tutte le altre. La libertà politica, nelle sue esasperazioni, può essere una struttura gravemente paralizzante.
L’ambiguità della libertà politica consiste nel dovere costantemente tentare di soddisfare tutte le parti presenti al contenzioso (è bene ricordare che noi siamo, rinomatamente, il Paese della concertazione totale). Per dovere venire incontro alle legittime rivendicazioni di diritti (e privilegi) delle varie parti, si rischia di perdere completamente di vista quello che è il vero interesse dei singoli ovvero, molto semplicemente, la libertà economica di ciascun individuo. Questa libertà viene costantemente bersagliata ed imbrigliata da un numero crescente di  cavilli, leggi e leggine create per soddisfare i singoli interessi di parte da un governo centrale gonfiato a dismisura dai vari attori di una parossistica libertà politica.
Nel disperato tentativo di preservare una libertà politica che ormai diventa simile al titano Crono che divora i suoi stessi figli, la libertà economica viene a trovarsi pericolosamente a rischio. Mi sembra sia proprio quello a cui stiamo assistendo da un certo tempo in Italia.
Cercherò di spiegarmi meglio attraverso un esempio storico. Il golpe di Pinochet in Cile nel 1973 era arrivato a seguito delle politiche promosse dal governo socialista di Salvador Allende che avevano generato una terribile stagflazione (bassa crescita ed iper-inflazione al 700% annuo). La dittatura di Pinochet coincise con una forte ripresa sul piano economico dovuta alle politiche liberiste dei cosiddetti Chicago Boys (giovani economisti cileni specializzati alla corte di Milton Friedman): tra gli altri ricordiamo Jorge Cauas e Sergio de Castro (ministri della finanze 1975-82), Miguel Kast ministro del lavoro ed in seguito governatore della banca centrale e Jose Pinera (che però aveva studiato ad Harvard) a cui si deve la creazione del sistema privato di previdenza sociale in Cile divenuto un modello per tanti altri Paesi nel mondo.
Questi uomini giovani e talentuosi, non appena compiute le riforme necessarie per restituire dignità economica e quindi civica al Cile, lasciarono i loro incarichi per impegnarsi a ridare al Paese ciò che a quel punto mancava: la libertà politica. La strutturale riforma economica (che era essenzialmente una riforma sociale) non poteva essere senza intoppi come quello della grave crisi bancaria del 1982 dovuta principalmente al peg del Pesos cileno con il Dollaro. Però, grazie a queste riforme, entro il 1990 il Paese recuperò il gap che le politiche di Allende avevano scavato con gli altri paesi del Sud America per poi ampiamente superarli in termini di reddito pro capite. Nello stesso 1990, grazie ad un referendum contro Pinochet, il Cile recuperò anche la sua libertà politica.
Questo sommario racconto dell’esperienza cilena non vuole essere un elogio della sospensione delle libertà democratiche ma un invito a non lasciare che gli individui e loro libertà civiche ed economiche vengano soffocati da una parossistica libertà politica che in Europa (ed in Italia in particolare) sembra diventato un gigantesco Moloch forgiato da sempre più intricate maglie burocratiche che paralizza l’agire umano.
Recuperare la forza di volontà individuale, riuscire a pensare oltre uno stato macroscopico ed invadente a cui si deve prestare un indiscutibile ossequio è necessario per rinnovare e rilanciare la dignità di un’arte di governare che ricerca solo il soddisfacimento del proprio infinito (e quindi inconcludente) pluralismo che sempre di più diventa un intralcio alla libera determinazione di sé ed al perseguimento della libertà economica. Quando i diritti sono troppi iniziano a mutarsi in una gabbia di doveri.

mercoledì 30 maggio 2012

Le parole del procuratore di Modena sui capannoni, che orrore

 

Già stamane nella trasmissione su radio24 ho subito cercato di spiegare l’infondatezza di molte reazioni al sisma emiliano, improntate all’attacco a testa bassa contro gli imprenditori che avrebbero chiamato i dipendenti a lavorare a forza, e natur5almente dopo aver irresponsabilmente risparmiato sui capannoni sbriciolatisi. Ricordo a tutti che quella parte di territorio italiano prima del 2003 non era classificato sismico, ergo per questo si hanno capannoni prefabbricati di costruzione con caratteristiche costruttive di non tenuta al sisma, che in realtà però sono perfettamente in regola. Perché la norma è diventata coattiva solo dopo il sisma in Abruzzo del 2009 ma per le nuove costruzioni, non imponendo di fatto l’adeguamento sismico sul costruito ad eccezione di alcuni casi. La maggior parte delle scuole, palestre ed edifici pubblici ricadono nella medesima situazione. Questi sono fatti, non opinioni, di fronte ai quali il riflesso condizionato ostile all’impresa è invece partito di scatto. Perché è ideologico, non basato su fatti concreti e responsabilità iondividuate. E’ moro anche un’imprenditore, ieri, insieme agli operai. Di fronte a questo, mi ha lasciato stupefatto, scandalizzato e pensoso la dicghiarazione  Il Procuratore capo di Modena, Vito Zincani, nell’annunciare  l’apertura di un inchiesta relativa alle vittime dei crolli avvenuti in provincia di Modena a causa del sisma di ieri. Il Procuratore sui crolli dei capannoni ha detto che la “politica industriale a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati è una politica suicida”. Bene, c’è già la sentenza. Prima di ogni verifica.  Un ottimo contribuito alla giustizia basata sui fatti e non sulle opinioni. Che orrore.