La grinta, l'onestà e la solidarietà.
Un proverbio africano dice "quando due elefanti lottano è sempre l'erba a rimanere calpestata". E' come ci sentiamo noi tutti di fronte a questi eventi enormi, epocali. Ma non è questo l'unico volto della realtà.
Non è vero che questa è la crisi peggiore mai accaduta a livello globale, almeno non lo è per gli italiani. Mediamente abbiamo risorse che nelle crisi passate erano solo dei benestanti: ricchezza e cultura. Abbiamo una storia recente (sono ancora vivi coloro che ne sono stati protagonisti) che ci può insegnare cosa serve per uscire dalla crisi; la grinta, l'onestà e la solidarietà.
La prima era naturale in chi usciva dalla guerra, la seconda e la terza erano frutto di una cultura cristiana molto radicata nei nostri territori. Tre tratti caratteriali che hanno contraddistinto gli italiani nella ricrescita del paese nel dopoguerra.
Il benessere che sta diminuendo, è stato dono prezioso che non sempre abbiamo usato bene; ci ha anche fiaccato.
Non vedo in giro molta grinta, non è così diffusa la capacità di lottare per ciò che riteniamo importante. Il posto sicuro o il lavoro solo se adeguato al titolo di studio acquisito, la raccomandazione, il mollare quando si fa fatica (lavoro, relazioni, impegni) sono segni eloquenti di mancanza di grinta. Siamo stati i cinesi d'Europa, per produttività e per qualità; tutto questo scomparso per sempre? Molti economisti chiedono alla Germania di essere solidale con l'Europa. E noi siamo solidali con gli Italiani? Siamo in grado di dirci le nostre magagne e farci carico di quello che non va?
Questa crisi è un grosso problema e grande opportunità.
Possiamo superarlo e crescere come singoli e come società, e perché no ritrovare grinta, onestà e solidarietà quali strumenti per lottare per ciò che riteniamo importante.
Il blog ufficiale di Aladino Lorin, un modo per comunicare e confrontarci sulla nostra attività.
martedì 28 ottobre 2014
domenica 5 ottobre 2014
Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori!
Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori. A Santa Margherita nasce l’associazione contro le casse edili: “Ora basta”
Santa Margherita. “Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori”. A Santa Margherita nasce l’associazione nazionale, che chiede l’abolizione delle casse edili, considerate un vetusto istituto. A presiederla è Giuseppe Fabozzi, già presidente della Cassa Edile di Arezzo, a coordinarla Fabrizio Martin, imprenditore edile di Treviso residente da anni in Liguria che ha dato il là all’iniziativa. In pochi giorni l’associazione sta moltiplicando le adesioni e riscuotendo numerosi attestati di stima.
“A differenza di quanto avveniva nell’immediato dopoguerra, quando la saltuarietà del lavoro e il continuo cambio di datore mettevano a rischio ferie e mensilità aggiuntive – spiega l’associazione “No Cassa Edile” sul suo sito (www.nocassaedile.org) – il lavoratore edile non vive situazioni di particolare diversità rispetto a un altro. Quindi oltre ad essere dispersivo effettuare gli accantonamenti presso ciascuna cassa edile (sono 120, ndr) , il lavoratore edile è discriminato rispetto a tutti gli altri lavoratori, che vedono i pagamenti rimessi direttamente dal datore di lavoro”.
“Con l’eliminazione delle Casse Edili – precisa l’associazione – le imprese non guadagnerebbero nulla in termini economici, ma avrebbero un vantaggio in termini burocratici non dovendo più iscriversi a ciascuna Cassa Edile per ogni provincia nella quale lavorano, e a non fare ogni mese più denunce per lo stesso lavoratore a seconda della provincia dove ha lavorato”.
I veri vantaggi, però, sarebbero per i lavoratori: “Con l’eliminazione delle Casse Edili i lavoratori riceverebbe mediamente in busta paga, mese per mese, circa 400 euro, di cui circa 250 che avrebbe ricevuto in ogni caso (accantonamenti), e circa 150 come incremento di stipendio vero e proprio”.
Ma la battaglia si annuncia dura, anzi durissima. Chi non vuole opporsi a questa soppressione? “I 120 Presidenti, i 120 Vicepresidenti, i circa 2000 componenti dei comitati di gestione, i circa 360 componenti dei collegi sindacali, le associazioni di categoria ed i sindacati che fanno pagare un’aliquota del 9% come quota di adesione contrattuale anche ad imprese ed operai non iscritti”, conclude l’associazione.
Il dado è tratto e l’associazione è più determinata che mai a offrire il proprio contributo non solo al cambiamento del settore edile, ma anche a quello del Paese. “Il mondo edile ha detto Basta! Sarà una rivoluzione!”.
Redazione
venerdì 19 settembre 2014
MORIRE DI CHIACCHIERE
Mentre il
commercialista chiama per l’ennesima scadenza con nuove tasse da pagare, il
direttore di banca ti ha appena confermato che il fido è stato ridotto del 30%
ed un paio di RIBA sono tornate impagate, UNIMPRESA in Facebook comunica che a
livello generale il credito a PMI e famiglie è calato di altri 7 miliardi in un
anno. In aggiunta le sofferenze a luglio 2014 hanno raggiunto quota 172,3
miliardi con 32 miliardi in più in un anno. Metà imprese non riescono a pagare
le rate dei propri prestiti per un importo di altri 32 miliardi.
Renzi ha un bel
dire con il suo “state sereni”!
Noi edili quando
“stavamo sereni” sapevamo che i possibili clienti cui vendere l’appartamento o
la mezza bifamiliare potevano contare su mutui del 100% del prezzo di vendita.
Ora il cliente che si rivolge alla banca può contare sul 50-60% del prezzo e la
bancabilità dei compratori viene decisa con parametri (vedi reddito spendibile)
molto più restrittivi. Tradotto se vogliamo fare ripartire il mercato, il
governo deve lasciare nelle tasche dei lavoratori e delle imprese più soldi e
la strada è una sola: RIDURRE LE TASSE. Bisogna rimettere in circolo più soldi
riportando il credito a famiglie ed imprese ai livelli pre crisi.
E’ ovvio che va
tagliata di brutto la spesa pubblica, che ci vuole più flessibilità sul lavoro,
bisogna abbattere la burocrazia, lo Stato deve pagare i propri fornitori come
negli altri paesi europei, ecc. , ma la svolta, se di svolta si vuole parlare,
si fa abbassando drasticamente le tasse e ridando credito/liquidità a famiglie
e imprese.
Per abbassare le
tasse bisogna ridurre la spesa pubblica. Per non parlare per niente Renzi
dovrebbe dire: “ abbassiamo le tasse per 100 miliardi di euro e riduciamo in
egual misura la spesa statale” e dovrebbe indicare dove.
Su 800 miliardi
di euro di spesa pubblica, 100 miliardi sono il 12,5%. Il governo dovrebbe fare
un’operazione equivalente ad una famiglia con due stipendi di 1500 euro mensili
che su 39.000 euro complessivi deve tagliare 4.700 euro. Vorrebbe dire che
quella famiglia deve risparmiare 361 euro al mese.
I tagli sono
indigesti ma il 12% è una percentuale che non ha niente di trascendentale, si
può fare in un solo botto.
Sul credito a
famiglie ed imprese il governo organizzi una tracci abilità dei flussi dalla BCE
alle banche e da queste ai fruitori finali e si accerti che non ci siano incagli
di sorta e nel giro di uno due mesi la liquidità sia sul mercato (nei conti
correnti).
Il resto sono
chiacchiere e l’Italia non può morire di chiacchiere.
sabato 6 settembre 2014
Federica Mogherini è la nuova Mrs PESC. Auguri … a noi!
Ho trovato questo pezzo in rete e vorrei proporvelo quale riflessione su come le notizie abbiano valenza diversa a seconda del punto di vista. Sulla elezione della Mogherini i media nazionali hanno posto l'accento sulla grande vittoria, in politica estera, del nostro attuale premier. Una sorta di attestato di stima internazionale per quanto sta facendo il nostro governo.
Una lettura con una diversa prospettiva, mette in risalto invece questo fatto in una consequenzialità di avvenimenti, che ci danno la fotografia di uno scenario obbiettivamente più logico.
La propaganda crea disinformazione utile alla manipolazione dell'opinione pubblica, e nel nostro paese la si sta usando in dosi massicce, complice sicuramente la scarsa voglia di approfondire da una parte massiccia della popolazione.
Dispiace non avere il nome dell'autore; mi sarebbe piaciuto leggere altre sue cose.
Buona lettura
Quindi Federica Mogherini è la nuova Mrs PESC
Se qualcuno ha letto i miei post precedenti, avrà visto che la cosa non mi stupisce per nulla.
Mi preoccupa, si, ma non stupisce.
Ciò che invece mi stupisce è il come mai nessuno si chieda cosa sia cambiato rispetto a tre mesi fa quando si era assistito alla levata di scudi contro di lei, rilevandone la inesperienza.
Ha in questi tre mesi frequentato un Master apposito? Se era inesperta tre mesi fa, adesso – con la condizione internazionale assai più aggravata – è improvvisamente diventata una esperta di cui non poter fare a meno?
Vorrei ripercorrere i passi che mi hanno portato fin dal primo momento al convincimento che l’incarico sarebbe stato suo e, quindi, tornare alla metà di febbraio 2014: Nomina di Matteo Renzi quale Presidente del Consiglio.
Sono stati dei giorni convulsi.
Dal famigerato #enricostaisereno, attraverso i giorni dello “scandalo Friedman” (giorni in cui Berlusconi e i suoi pareva volessero avviare una guerra punica) e alla riunione della direzione del PD fino all’improvvisa convocazione di Renzi al Quirinale1. Nomina di Renzi e tutto si acquieta. Berlusconi sotterra l’ascia di guerra, lo scandalo Friedman svanisce come era stato montato.
Habemus Renzi
È evidente che tutto questo tourbillon lascia perplessi, sopratutto nel suo improvviso cessare con la nomina di Renzi.
Renzi, che era già stato individuato dalla Banca UBS quale Presidente del Consiglio. Renzi che aveva anche ricevuto l’endorsement della nostra Unicredit. In un partito (il PD) che aveva già orgogliosamente annunciato che Goldman Sachs lo votava.
Renzi con le sue amicizie che a chiamarle “discutibili” è un eufemismo (fra tutti primeggia Michael Ledeen, il teorico Neocon USA che era stato addirittura definito “non gradito in Italia”. Ne ho già approfondito qui e qui.) Senza tralasciare tutti gli altri dei quali perfino “L’Unità” aveva scritto
La nomina di Renzi alla Presidenza del Consiglio fu accolta con una standing ovation dalla stampa israeliana
Haaretz del 17 Febbraio si sofferma sul suo consigliere economico (questioni campanilistiche, evidentemente) Yoram Gutgeld
Meet the Israeli economics expert who could become Italy’s Stanley Fischer
As a rising political star prepares to take the reins of government in Rome, his Israeli-born economics adviser tells Haaretz about his plan to save Italy from ruin.
He’s Israeli, he’s an economics expert, and he may well be on his way to a top government post abroad. And no, we are not talking about Stanley Fischer.
Meet Yoram Gutgeld, born and raised in Tel Aviv, who arrived in Italy for a summer job three decades ago and never left. Today he is a member of parliament for the center-left Democratic Party and the top economic adviser of Italy’s premier-in-waiting, with a shot at receiving a key economic post in the next government.
He is also aware that his Israeli and Jewish roots would make him an easy target for personal attacks should he become more visible. “So far I haven’t encountered much, but I take it for granted that there will also be anti-Semitism,” he says.
Vi presentiamo l’esperto israeliano che potrebbe diventare lo Stanley Fischer italiano.
Una stella politica nascente si prepara a prendere le redini del governo a Roma, il suo consigliere economico israeliano parla con Haaretz del suo piano per salvare l’Italia dalla rovina.
È israeliano, è un esperto economico e potrebbe essere in procinto di acquisire un posto importante nel governo. E no, non parliamo di Stanley Fischer.
Vi presentiamo Yoram Gutgeld, nato e cresciuto a Tel Aviv, che è arrivato in Italia per un lavoro estivo trent’anni fa e non si è più mosso. Oggi è un membro del parlamento per il partito Democratico di centro sinistra e il principale consigliere economico del premier italiano incaricato ed è possibile che riceva un posto economico chiave nel nuovo governo.
È però consapevole che le sue radici israeliane e ebree possano fare di lui un facile obiettivo per attacchi personali nel caso in cui dovesse acquisire più visibilità. “fin’ora non ho avuto problemi, ma do per scontato che ci sarà pure antisemitismo”, dice
Una stella politica nascente si prepara a prendere le redini del governo a Roma, il suo consigliere economico israeliano parla con Haaretz del suo piano per salvare l’Italia dalla rovina.
È israeliano, è un esperto economico e potrebbe essere in procinto di acquisire un posto importante nel governo. E no, non parliamo di Stanley Fischer.
Vi presentiamo Yoram Gutgeld, nato e cresciuto a Tel Aviv, che è arrivato in Italia per un lavoro estivo trent’anni fa e non si è più mosso. Oggi è un membro del parlamento per il partito Democratico di centro sinistra e il principale consigliere economico del premier italiano incaricato ed è possibile che riceva un posto economico chiave nel nuovo governo.
È però consapevole che le sue radici israeliane e ebree possano fare di lui un facile obiettivo per attacchi personali nel caso in cui dovesse acquisire più visibilità. “fin’ora non ho avuto problemi, ma do per scontato che ci sarà pure antisemitismo”, dice
E ancora, sempre Haaretz il 26 Febbraio
Italy’s New PM Backs Israel, Sees Iran as Major Threat
Matteo Renzi, 39, the former mayor of Florence who was sworn in on Shabbos as Italy’s prime minister, may bring Italy, already one of Israel’s key allies in Europe, even closer to the Jewish state.
“The main problem of the area is Iran – if we don’t solve that one we will not be able to solve the Israeli-Palestinian conflict,” Renzi said during a 2012 debate.
Renzi also voiced doubts about the Palestinian bid for membership in the UN and criticized Italy’s decision to follow other EU countries in voting in favor
Il nuovo Primo Ministro italiano sostiene Israele e vede l’Iran come una minaccia
Matteo Renzi, 39 anni, l’ex sindaco di Firenze che ha giurato sabato come Presidente del Consiglio, potrebbe portare l’Italia, già fra gli alleati chiave di Israele in Europa, ancora più vicino allo stato ebraico.
“Il problema principale dell’area è l’Iran – se non risolviamo quello non saremo in grado di risolvere il conflitto israelo-palestinese”, ha detto Renzi nel 2012 in un dibattito.
Renzi ha anche espresso dubbi sulla richiesta palestinese di diventare membro delle Nazioni Unite ed ha criticato la decisione italiana di seguire gli altri Paesi europei che hanno votato a favore
Matteo Renzi, 39 anni, l’ex sindaco di Firenze che ha giurato sabato come Presidente del Consiglio, potrebbe portare l’Italia, già fra gli alleati chiave di Israele in Europa, ancora più vicino allo stato ebraico.
“Il problema principale dell’area è l’Iran – se non risolviamo quello non saremo in grado di risolvere il conflitto israelo-palestinese”, ha detto Renzi nel 2012 in un dibattito.
Renzi ha anche espresso dubbi sulla richiesta palestinese di diventare membro delle Nazioni Unite ed ha criticato la decisione italiana di seguire gli altri Paesi europei che hanno votato a favore
Quindi Renzi, da un lato i legami politici con i Neocon USA e dall’altro i legami economici con l’establishment israeliano.
Uno degli elementi di stupore all’atto della nomina dei Ministri, fu proprio Federica Mogherini.
Senza un perché apparente, Emma Bonino fu letteralmente defenestrata per essere sostituita dalla Mogherini. Neppure una telefonata per comunicarglielo. Dando una occhiata alla nuova formazione governativa, pare che l’unica ad essere stata “rottamata” sia stata proprio lei.
Perché?
Emma Bonino viene spesso associata al Bilderberg, alla massoneria. Ma questi sarebbero stati aspetti curriculari positivi.
Il neo della Bonino è la sua vicinanza con i Paesi del mediterraneo. Con le sue organizzazioni “Non c’è pace senza giustizia”, “Nessuno tocchi Caino”, il suo “Forum+” (che associa e organizza donne imprenditrici di tutta l’area mediterranea). Insomma, troppo inaffidabile per gli “alleati d’oltreoceano” che, come abbiamo visto dai cablo wikileaks in altri post, pretendono l’assoluta fedeltà e nessun salto in avanti che non sia concordato e approvato.
Di contro, sempre dai cablo wikileaks, abbiamo visto che Federica Mogherini è integrata perfettamente nel sistema. Solo nel 2006 duecablo relativi ad altrettanti incontri segreti di cui uno con Kurt Volker.
Ora, in Europa la situazione sembra essere fluida. Francia e Germania cominciano ad apparire un po insofferenti verso la politica guerrafondaia delle frange Neocon USA (che pure gestiscono tutta la politica estera di Obama) e l’Inghilterra aveva la Mrs PESC uscente (Lady Asthon)
Stanti così le cose, chi poteva essere Mrs PESC se non la Mogherini? Ha tutte le carte in regola: esegue gli ordini!
Da tutto questo emerge anche con chiarezza quale sia la “mission” di Matteo Renzi: Eseguire gli ordini
Strano che con un Paese che gli si sgretola fra le mani lui pensi al gelato. Strano che pare accettare con un sorriso la condizione di deflazione in cui versa l’Italia. Strano che faccia spallucce di fronte alla disoccupazione, ormai a tassi inverosimili e all’incremento vertiginoso di italiani che fanno la spesa ai cassonetti della spazzatura.
Di contro è attentissimo alle riforme costituzionali che discendono da un preciso ordine della JP Morgan
È attentissimo a far sentire la sua voce in relazione ai conflitti ormai diffusissimi nel mondo. E la sua voce (come quella della Mogherini) non è mai dissonante rispetto a quella di McCain, della Nuland o di Kerry. Anzi per le referenze su Federica Mogherini occorre chiedere a John Kerry, secondo Renzi.
Fateci caso, rispetto alla definizione che l’Enciclopedia Treccani offre di “Partiti Democratici” il PD è anni luce distante, anzi ne è l’antitesi. Perché a Renzi non frega nulla dell’Italia, figurarsi del Partito Democratico.
È un governo di marionette etero-guidate con alcuni compiti assegnati: adeguarsi alle linee politiche Neocon dei USA e alle linee economiche dei grandi banchieri che stanno riducendo il Paese in mutande. Il resto può andare tranquillamente in malora.
Il tutto, ovviamente, con la garanzia suprema del Presidente Napolitano, il “comunista preferito di Kissinger”.
La nomina della Mogherini quale Mrs PESC non è una vittoria di Renzi, che non ha messo niente del suo se non la sua disponibilità ad eseguire ciecamente gli ordini assegnati. È la vittoria delle anime guerrafondaie Neocon e l’inizio della sconfitta di Obama (se ancora è da annoverarlo fra i “realisti” USA).
Ciascuno preghi il suo Dio affinché mantenga Francia e Germania in posizioni di distinguo.
Odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo…..
sabato 30 agosto 2014
No Renzi, non fai ridere!
Cari colleghi lettori, leggendo e scorrendo il web, nella ricerca di brani e autori non asserviti al sistema, ho trovato questo interessante punto di vista di Giancarlo Marcotti.
Una fotografia sarcastica e dissacrante dell'ennesima pagliacciata messa in atto dal nostro premier, alla ricerca spasmodica di risultare simpatico agli italiani a tutti i costi, con messe in scena poco credibili, ma soprattutto clownesche.
Il pezzo è breve e si fa leggere tutto d'un fiato con facilità e un linguaggio semplice.
No Renzi, non fai ridere!
Perché scendere così in basso? Avevo scritto giorni fa che il governo Renzi, per il nostro Paese, si sta dimostrando un’esperienza disastrosa, ed il nostro Premier, finora, poteva andare orgoglioso solo di una cosa: di essere stato bollato dall’Economist con l’appellativo di “stupid”.
Farsi dare dello “stupido” dall’Economist è un vanto, quel giornale, infatti, è l’arma subdola della quale si serve l’aristocrazia anglosassone per mantenere i propri medioevali privilegi non solo sul suolo britannico, ma un po’ in tutto il mondo.
In altre parole l’Economist è il moderno frustino, icona del colonialismo britannico, un arnese simbolo dell’arroganza, della protervia e della supponenza che gli inglesi hanno sempre ostentato.
Ed allora Renzi, in quanto rappresentante di un popolo di ben altra levatura intellettuale e culturale, oggi ha perso l’ennesima occasione per dimostrare la superiorità dell’Italia e degli italiani nei confronti dell’alterigia e della superbia degli inglesi.
In breve, l’Economist è uscito con una copertina nella quale apparivano la Merkel, Hollande e Renzi a bordo di una scialuppa di salvataggio fatta con una banconota da 20 euro e sullo fondo Mario Draghi che, con un secchio cercava di tenerla a galla svuotando l’acqua imbarcata.
Ebbene, mentre La Merkel ed Hollande, davanti alla “scialuppa”, hanno un’espressione seria e preoccupata, il nostro Renzi, un po’ più indietro, ha in mano un gelato.
Forse, con il celebre humor anglosassone, si voleva sottolineare l’infantilismo del nostro Premier, comunque sia la trovata era stupida e non meritevole di alcuna attenzione.
Ed invece Renzi (che al solito non ha capito una mazza) anziché ignorare l’accaduto che non aveva proprio bisogno di essere rimarcato, si è comportato proprio nel modo opposto, inscenando una squallida e patetica macchietta, davanti a Palazzo Chigi, con un improbabile carrettino dei gelati, che offriva ai giornalisti presenti.
La scenetta era patetica, ed a Renzi, quindi, è riuscita la non facile impresa di risultare ancora più idiota dell’Economist. Se si contestavano gli atteggiamenti clowneschi e sopra le righe di Berlusconi, soprattutto nei consessi europei, cosa dovremmo dire di questi comportamenti da giullare del nostro Premier?
Per favore, qualcuno del suo entourage può avvisarlo che non è più il tempo di fare le scenette parrocchiali tipo “Forza Rignano”?
Qualcuno del suo entourage può avvisarlo che gli italiani hanno sempre maggior difficoltà nel trovare nella situazione attuale motivi per ridere?
Qualcuno del suo entourage può avvisarlo che la situazione dell’Italia è seria e merita di essere gestita da persone serie?
Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro
domenica 24 agosto 2014
GOVERNO RENZI: OBIETTIVO RAGGIUNTO!
Riporto un pezzo scritto da un nostro socio, sempre attento alle dinamiche politiche sia locali che nazionali.
Credo che l'analisi che fa in questo pezzo e le riflessioni che ne ricava, siano stimolanti per tutti noi "semplici" cittadini magari poco avvezzi a scrutare le questioni oltre la facciata proposta.
Buona lettura!
GOVERNO RENZI: OBIETTIVO RAGGIUNTO!
Sinceramente, non ho capito quali
problemi, agli italiani, abbia finora risolto il Governo Renzi.
Nessuno mi sembra! Conseguentemente non ho capito il perché sia
stato “fatto fuori” Enrico Letta e del perché la regia di
Napolitano e l'appoggio di Berlusconi alle cosiddette riforme
istituzionali abbiano partorito il topolino di finte riforme che
hanno un senso solo se viste dall'angolo visuale del rafforzamento
della casta politica e sicuramente NON della democrazia.
Un vecchio amico, profondo
conoscitore, dal di dentro, del mondo politico italiano mi ripeteva
spesso: “quando in un accadimento politico non capisci cosa sta
succedendo, vai all'osso e guarda chi ci guadagna e chi ci perde. Se
lo scoprirai ti risulteranno chiari i giochi, gli attori e la trama”.
Ho applicato questo suggerimento al
2014 della politica italiana.
Risulta chiaro che:
- gli industriali non ci hanno guadagnato perché di una nuova politica industriale non c'è neanche l'ombra. Sulle tasse, IMU e tasse sui risparmi sono aumentate. Hanno promesso loro un leggero calo dell'IRAP, dovevano portare a casa 70-80 miliardi di crediti dalla pubblica amministrazione. Poco o niente! Doveva essere abbassato il costo del lavoro tagliando il cuneo fiscale. Niente! Di abbassare le altre tasse si parla ma nel frattempo aumentano. Per rilanciare il mercato interno doveva essere messa nelle tasche dei lavoratori e delle famiglie più liquidità. A parte la pagliacciata degli 80 euro, niente! Doveva diminuire la burocrazia. Niente. Si doveva migliorare la giustizia per ridurre i tempi di eventuale contenzioso. Niente di niente! La disponibilità di credito per le imprese e famiglie ha continuato a calare. Con Renzi gli industriali non ci hanno guadagnato. Anzi, come con Monti e Letta hanno continuato a rimetterci.
- Gli artigiani, commercianti, professionisti hanno subito lo stesso trattamento degli industriali con in più uno strangolamento da parte di Equitalia per una percentuale rilevante di loro. Sono loro che aspettano più di altri il rilancio del mercato interno. Niente di niente. E si stanno rendendo conto che senza cambiamenti radicali della politica economica nazionale e comunitaria lo scivolo verso il baratro è dietro l'angolo.
- I coltivatori diretti oltre a quanto sopra hanno subito un aumento dell'ICI, una riduzione dei contributi PAC, un aumento delle rendite catastali, per chi ha seguito le indicazioni per uno sviluppo delle energie rinnovabili: fotovoltaico, biogas, ecc. ha visto lo Stato rimangiarsi gli impegni, disattendere i contratti sottoscritti (vedi certificati verdi). Di certo Renzi non li ha fatti migliorare, anzi! Ci mancava solo la posizione autolesionista della UE, appoggiata dall'Italia, sull'Ucraina che ha portato al blocco delle esportazioni alimentari italiane in Russia. Una vera mazzata alla nostra agricoltura di pregio.
- Ci hanno guadagnato i lavoratori? Gli 80 euro sono stati dati con una mano e sono stati tolti con l'altra (tasi, tari, addizionali IRPEF, ecc.). I più disagiati: redditi bassi, disoccupati ed altri sono addirittura stati esclusi anche dall'elemosina degli 80 euro mentre l'aumento delle tasse l'hanno avuto eccome! Conclusione …. neanche i lavoratori ci hanno guadagnato.
E qua mi sovviene una battuta di un
amico frequentatore del sottobosco ministeriale e politico romano:
“Renzi è stato portato agli altari bruciando Letta sulla base
di un accordo tra i salotti buoni della finanza, il cerchio magico di
Confindustria, la parte del vertice PD legato a doppia mandata con le
Partecipazioni Statali e con l'ABI. Si sono messi d'accordo su come
spartirsi i vertici delle partecipazioni statali e delle fondazioni
bancarie. Le nomine in scadenza su posti importanti erano 350. Il
cerchio magico della politica che conta, di Confindustria, della
finanza, sarebbero stati poi ristorati anche con “consulenze”
sulle privatizzazioni o cessioni di rami d'azienda di società a
partecipazione statale. Renzi se avesse portato a termine
l'operazione avrebbe potuto anche giocarsela sul piano politico”.
Non ho conoscenze dirette per
suffragare quella tesi ma se guardo agli accadimenti devo registrare
che il rinnovo delle nomine alle Partecipazioni Statali c'è stato e
nel quasi totale silenzio, segno questo che le parti in causa sono
state tutte soddisfatte. Le cessioni (privatizzazioni) di fette
importanti di aziende di stato hanno avuto luogo alla chetichella e
senza resistenze e, tra l'altro, a fondi sovrani tipo quello del
governo cinese dove si sa che gli occhi indiscreti non andranno a
sindacare sulla consistenza delle “consulenze”. Ciò vuol dire
che la casta politica e ministeriale era pienamente consenziente e
soddisfatta.
Bisogna dire: bravo Renzi!
Obiettivo raggiunto. Ora, anche se va a casa, gli amici e gli
amici degli amici hanno i posti giusti nelle partecipazioni statali e
nelle banche e questo fatto è foriero di futuri tornaconti. Le
“consulenze” hanno portato a buon fine gli affari su cui, a parte
gli importi trattati, non si sa nulla. Ora, con i soldi nostri, ha
dato. In futuro potrà pretendere un ritorno politico. Lui la sua
parte l'ha fatta. A noi cittadini ha tolto tanto e non ha dato
niente. E' nostro il problema se accettare in silenzio la
continuazione della vecchia politica mangereccia o se decidiamo che è
ora di reagire per portare al centro della politica gli interessi
della gente, quella sana che lavora, intraprende, risparmia ed è in
grado di portare fuori dalla crisi il Paese solo se riuscirà ad
emarginare una casta politica e burocratica da troppo tempo estranea
al comune sentire della comunità italiana.
Renato
Giacometti
sabato 26 luglio 2014
“A MI COSA ME VIEN ?” (A me cosa viene?)
I partiti
personali hanno aggravato la situazione sottraendo la rappresentatività
territoriale agli eletti, dando vita
a quell'esercito di nominati dai capi e dai “cerchi magici” che marcia ormai lungo tutto l’arco parlamentare,
dalla Lega a SEL. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una casta di
politici che si parlano addosso l’un contro l’altro a prescindere dai problemi.
Gli unici ambiti dove agiscono con capacità, rapidità e determinazione sono: a)
la spartizione del potere (la capacità di influenza); b) la difesa dei
privilegi (dei
loro privilegi) ; c) i facili
proclami populistici.
A questa spirale
dei privilegi della casta politica si è aggiunta la regressione democratica
dell’associazionismo sia sindacale che professionale, ambiti in cui una classe dirigente avulsa dagli
interessi di categoria ha occupato i piani alti dei Sindacati e delle Organizzazioni
Professionali, sempre
più spesso
spodestando i soggetti organizzanti (gli associati) e sostituendo le
rivendicazioni dei lavoratori e degli imprenditori con quelle degli usurpatori:
i burocrati. Si è creata così una casta di “funzionari” che nei processi politici,
di rappresentatività politica, ha portato all'esclusione decisionale dei soggetti protagonisti, marginalizzandoli a un mero ruolo di comparse.
Se a questa
situazione si aggiunge l’esproprio della capacità legislativa degli eletti in
quanto portati, nei fatti, alla marginalità nella stesura delle norme per
manifesta incapacità dei parlamentari nazionali ed europei ad imporsi nei
confronti dell’apparato di Camera, Senato e Commissione Europea, ci si accorge
che siamo piombati in una realtà
politica NEOBORBONICA che tutela alla perfezione le due caste oggi al
potere: quella politica e quella degli alti burocrati.
Queste due caste sono sedute alla tavola imbandita con le tasse ed e le imposte dei popoli
italiani ed europei, e
sono perfettamente funzionali alle incursioni dei lobbisti del potere vero,
oggi esercitato dall’elite bancaria, finanziaria e delle multinazionali.
Un esempio
lampante di questo andazzo lo abbiamo
avuto in particolare con i governi non eletti dal popolo (Monti, Letta, Renzi), durante i quali il Parlamento ha approvato una
miriade di leggi delega che devono essere attuate con decreti e regolamenti
scritti interamente da burocrati e che poi passano con voti di fiducia che impediscono alla
rappresentanza democratica perfino di inserirsi nel dibattito parlamentare.
E’ in questo contesto
che si inserisce l’orda dei “a mi cosa me vien?” che, badate bene, non la troviamo solo in
Parlamento, ma
anche nei nostri consigli comunali e nelle nostre giunte. Si, perché la casta
dei nominati, si perpetua per chiamata fino ai livelli più bassi. E’ un’orda
potente che sa farsi valere in modo proficuo perché il collante degli interessi
è molto più potente di quello che tiene uniti i fautori dello “spirito di
servizio”.
Iscriviti a:
Post (Atom)

