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giovedì 6 novembre 2014

Il cerchio magico,

Alitalia, Montezemolo designato nuovo presidente!
Oggi ho letto questa notizia e non ho potuto fare a meno di pensare "lo sapevo".
Ecco che il cerchio magico, come lo definisce un mio amico, è entrato in funzione regalandoci l'ennesima dimostrazione che l'imprenditoria italiana ha bisogno di uscire dalle sabbie mobili in cui si è cacciata e deve crescere. Lo deve fare velocemente!
Bisogna resettare tutti quei luoghi intrisi di malaffare, collusioni e inciuci che presidiano la rappresentanza delle categorie economiche, asfissiando l'imprenditoria sana impedendogli di proliferare perché non infastidisca gli amici degli amici.
Cominciando con le Camere di Commercio e tutti quei luoghi dove i sindacati di categoria e dei lavoratori sono intoccabili, dove gestiscono di fatto la rete di relazioni con una classe politica corrotta,  generata proprio in quei luoghi e diventata autonoma nel depredare il paese , desertificando il tessuto produttivo.
Ecco allora che sono andato a ripescare dei concetti che avevo già espresso un po di tempo fa e li riprendo, perché mai e poi mai bisogna stancarsi di dirle certe cose, perché sono vere e sacrosante e prima o poi bisognerà uscire da questo inganno in cui viviamo. Bisogna spezzare le menzogne che ci vengono...


Mi sono chiesto molte volte quanti siano effettivamente gli imprenditori che possano definirsi tali, come da definizione classica, dove chi  "imprende" lo fa secondo le regole del rischio di impresa.
Ma se facciamo un'analisi un po' più seria,  il male viene da lontano, da quella fase storica della Milano da bere, dove nasceva una nuova classe politica fatta di leader rampanti,  ammanicata e spesso sovrapposta a imprenditori di pochi scrupoli.
Credo che negli ultimi trent'anni gli imprenditori abbiano cercato prima, trovato, e organizzato poi, una fitta rete fatta di inciuci. E questo è il nostro problema e del paese, nel senso che oggi siamo in presenza di un rapporto incestuoso tra mondo politico, mondo professionale e banche, un incesto che si esplica attraverso una rete di amicizie, dove non si capisce bene chi sia il colluso e chi il corruttore. Avete fatto caso!!!
Ecco che nasce un intreccio incestuoso tra politica, imprenditoria e sistema bancario che agisce trasversalmente agli ideali politici del Novecento, nel nome supremo dell'interesse personale degli appartenenti alla famiglia. 

Siamo forse alla resa dei conti in un paese dove, da una parte la grande imprenditoria non è mai decollata, soffrendo di nanismo dovuto all'arroccamento finanziario attorno a poche famiglie del club, e dall'altra un boom straordinario di piccola e micro imprenditoria diffusa ma poco strutturata , soprattutto nel nord est non ha saputo consolidare i patrimoni prodotti.
Ecco che quando i produttori di ricchezza del paese si trovano a confrontarsi con con il fenomeno della globalizzazione, vengono a galla impietosamente tutte le storture e le debolezze di un sistema produttivo cresciuto su basi sbagliate.

Diventa fin troppo facile capire, quando i produttori di ricchezza del paese si trovano a confrontarsi con con il fenomeno della globalizzazione, vengono a galla impietosamente tutte le storture e le debolezze di un sistema produttivo cresciuto su basi sbagliate.

Ora, fatta l'ennesima diagnosi e capito da dove arrivano i problemi, bisogna finalmente decidere, e dire da che parte si vuole cominciare  a cambiare il paese.
La prima cosa da fare è tagliare massicciamente la spesa pubblica improduttiva, con la dismissioni degli asset non strategici, un  taglio drastico dei dipendenti pubblici a partire dai funzionari, e con le risorse risparmiate imprimere immediatamente un taglio vigoroso delle aliquote sulle tasse di imprese, lavoratori e famiglie.
Non ci sono altre ricette, tutto il resto è un comodo inganno.






lunedì 3 novembre 2014

VADO AVANTI O MI FERMO?


RENZI VA AVANTI CON UNA POLITICA AMMAZZAIMPRESE CONTINUANDO QUANTO INIZIATO DA MONTI E LETTA
(Riporto qui di seguito il contenuto di una discussione con un piccolo imprenditore edile indeciso se continuare l'attività)


Sono un imprenditore edile. Ho costruito soprattutto villette e bifamiliari. Ho lavorato con tre dipendenti (ora ne ho due) e utilizzando all'occorrenza altre piccole imprese a contratto.
Negli ultimi quattro anni di crisi nera sono riuscito a piazzare quasi tutto l'invenduto. Ho ancora la disponibilità di una bifamiliare del valore di circa 600.000 euro, un appartamento avuto in permuta per altri 120.000 euro. Dispongo di liquidità per circa 400.000 euro.
Non ho richieste per costruire ex novo. Sono due anni che mi sono orientato sulle ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli edifici. Ho preventivi per quasi 400.000 euro. Quasi tutti piccoli interventi da realizzare con scomputo fiscale con il 50 o 65%.

Mi sto ponendo seriamente una domanda: vado avanti o mi fermo?
Ho fatto i preventivi con margini del 20-25%, quindi, portando a casa quei contratti dovrei ipotizzare un netto prima delle tasse di 80-100.000 euro. Si sa però che, lavorando sul vecchio, gli imprevisti sono tanti. Realisticamente mi accontenterei di un margine di 60-70.000 euro.
Di tasse dovrei pagarne sui 40.000 (solo IRPEF e IRAP) ma in base alla finanziaria 2015, dovrei anticipare l'8% sul fatturato quindi altri 32.000 euro. A questa cifra dovrei aggiungere gli anticipi sulle tasse da pagare l'anno prossimo. Farei lavorare i miei due operai ma io di fatto lavorerei per lo Stato con un prelievo che va bel oltre il 100% del mio reddito netto ante tasse. Ma chi me lo fa fare?
Io sono uno dei pochi che lavorano senza ricorrere alle banche. Stando fermo mi godrei i miei 400.000 euro che ho in banca con zero rischio e potrei contare sugli immobili da vendere con calma per altri 700.000 euro.
A 50 anni, stando nella casa di proprietà, potrei contare su 44.000 euro all'anno per 25 anni. Ma chi me lo fa fare lavorare per rimetterci per ingrassare solo lo Stato?

E' a questi problemi che Renzi ed il suo governo non da risposte. Anzi, nel caso specifico (ristrutturazioni) riduce al cliente finale l'IVA del 6% e carica alla mia piccola impresa un 8% (più 4%) di trattenuta (legge di stabilità art. 44, comma 27). Di fatto Renzi non solo non mi riduce le tasse ma le riduzioni al cliente finale le fa pagare a me piccola impresa.
Se questa è una strategia per creare posti di lavoro credo che siamo MOLTO ma MOLTO lontani dall'obiettivo.

martedì 28 ottobre 2014

Questa crisi è un grosso problema e grande opportunità.

La grinta, l'onestà e la solidarietà.

Un proverbio africano dice "quando due elefanti lottano è sempre l'erba a rimanere calpestata". E' come ci sentiamo noi tutti di fronte a questi eventi enormi, epocali. Ma non è questo l'unico volto della realtà.
Non è vero che questa è la crisi peggiore mai accaduta a livello globale, almeno non lo è per gli italiani. Mediamente abbiamo risorse che nelle crisi passate erano solo dei benestanti: ricchezza e cultura. Abbiamo una storia recente (sono ancora vivi coloro che ne sono stati protagonisti) che ci può insegnare cosa serve per uscire dalla crisi; la grinta, l'onestà e la solidarietà.
La prima era naturale in chi usciva dalla guerra, la seconda e la terza erano frutto di una cultura cristiana molto radicata nei nostri territori. Tre tratti caratteriali che hanno contraddistinto gli italiani nella ricrescita del paese nel dopoguerra.
Il benessere che sta diminuendo, è stato dono prezioso che non sempre abbiamo usato bene; ci ha anche fiaccato.
Non vedo in giro molta grinta, non è così diffusa la capacità di lottare per ciò che riteniamo importante. Il posto sicuro o il lavoro solo se adeguato al titolo di studio acquisito, la raccomandazione, il mollare quando si fa fatica (lavoro, relazioni, impegni) sono segni eloquenti di mancanza di grinta. Siamo stati i cinesi d'Europa, per produttività e per qualità; tutto questo scomparso per sempre? Molti economisti chiedono alla Germania di essere solidale con l'Europa. E noi siamo solidali con gli Italiani? Siamo in grado di dirci le nostre magagne e farci carico di quello che non va?
Questa crisi  è un grosso problema e grande opportunità.
Possiamo superarlo e crescere come singoli e come società, e perché no ritrovare grinta, onestà e solidarietà quali strumenti per lottare per ciò che riteniamo importante.

domenica 5 ottobre 2014

Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori!

Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori. A Santa Margherita nasce l’associazione contro le casse edili: “Ora basta”


Santa Margherita. “Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori”. A Santa Margherita nasce l’associazione nazionale, che chiede l’abolizione delle casse edili, considerate un vetusto  istituto. A presiederla è Giuseppe Fabozzi, già presidente della Cassa Edile di Arezzo, a coordinarla Fabrizio Martin, imprenditore edile di Treviso residente da anni in Liguria che ha dato il là all’iniziativa. In pochi giorni l’associazione sta moltiplicando le adesioni e riscuotendo numerosi attestati di stima.
“A differenza di quanto avveniva nell’immediato dopoguerra, quando la saltuarietà del lavoro e il continuo cambio di datore mettevano a rischio ferie e mensilità aggiuntive – spiega l’associazione “No Cassa Edile” sul suo sito (www.nocassaedile.org) – il lavoratore edile non vive situazioni di particolare diversità rispetto a un altro. Quindi oltre ad essere dispersivo effettuare gli accantonamenti presso ciascuna cassa edile (sono 120, ndr) , il lavoratore edile è discriminato rispetto a tutti gli altri lavoratori, che vedono i pagamenti rimessi direttamente dal datore di lavoro”.
“Con l’eliminazione delle Casse Edili – precisa l’associazione – le imprese non guadagnerebbero nulla in termini economici, ma avrebbero un vantaggio in termini burocratici non dovendo più iscriversi a ciascuna Cassa Edile per ogni provincia nella quale lavorano, e a non fare ogni mese più denunce per lo stesso lavoratore a seconda della provincia dove ha lavorato”.
I veri vantaggi, però, sarebbero per i lavoratori: “Con l’eliminazione delle Casse Edili i lavoratori riceverebbe mediamente in busta paga, mese per mese, circa 400 euro, di cui circa 250 che avrebbe ricevuto in ogni caso (accantonamenti), e circa 150 come incremento di stipendio vero e proprio”.
Ma la battaglia si annuncia dura, anzi durissima. Chi non vuole opporsi a questa soppressione? “I 120 Presidenti, i 120 Vicepresidenti, i circa 2000 componenti dei comitati di gestione, i circa 360 componenti dei collegi sindacali, le associazioni di categoria ed i sindacati che fanno pagare un’aliquota del 9% come quota di adesione contrattuale anche ad imprese ed operai non iscritti”, conclude l’associazione.
Il dado è tratto e l’associazione è più determinata che mai a offrire il proprio contributo non solo al cambiamento del settore edile, ma anche a quello del Paese. “Il mondo edile ha detto Basta! Sarà una rivoluzione!”.
Redazione

    venerdì 19 settembre 2014

    MORIRE DI CHIACCHIERE



    Mentre il commercialista chiama per l’ennesima scadenza con nuove tasse da pagare, il direttore di banca ti ha appena confermato che il fido è stato ridotto del 30% ed un paio di RIBA sono tornate impagate, UNIMPRESA in Facebook comunica che a livello generale il credito a PMI e famiglie è calato di altri 7 miliardi in un anno. In aggiunta le sofferenze a luglio 2014 hanno raggiunto quota 172,3 miliardi con 32 miliardi in più in un anno. Metà imprese non riescono a pagare le rate dei propri prestiti per un importo di altri 32 miliardi.

     Renzi ha un bel dire con il suo “state sereni”!
    Noi edili quando “stavamo sereni” sapevamo che i possibili clienti cui vendere l’appartamento o la mezza bifamiliare potevano contare su mutui del 100% del prezzo di vendita. Ora il cliente che si rivolge alla banca può contare sul 50-60% del prezzo e la bancabilità dei compratori viene decisa con parametri (vedi reddito spendibile) molto più restrittivi. Tradotto se vogliamo fare ripartire il mercato, il governo deve lasciare nelle tasche dei lavoratori e delle imprese più soldi e la strada è una sola: RIDURRE LE TASSE. Bisogna rimettere in circolo più soldi riportando il credito a famiglie ed imprese ai livelli pre crisi.
         E’ ovvio che va tagliata di brutto la spesa pubblica, che ci vuole più flessibilità sul lavoro, bisogna abbattere la burocrazia, lo Stato deve pagare i propri fornitori come negli altri paesi europei, ecc. , ma la svolta, se di svolta si vuole parlare, si fa abbassando drasticamente le tasse e ridando credito/liquidità a famiglie e imprese.
         Per abbassare le tasse bisogna ridurre la spesa pubblica. Per non parlare per niente Renzi dovrebbe dire: “ abbassiamo le tasse per 100 miliardi di euro e riduciamo in egual misura la spesa statale” e dovrebbe indicare dove.
         Su 800 miliardi di euro di spesa pubblica, 100 miliardi sono il 12,5%. Il governo dovrebbe fare un’operazione equivalente ad una famiglia con due stipendi di 1500 euro mensili che su 39.000 euro complessivi deve tagliare 4.700 euro. Vorrebbe dire che quella famiglia deve risparmiare 361 euro al mese.
        I tagli sono indigesti ma il 12% è una percentuale che non ha niente di trascendentale, si può fare in un solo botto.
         Sul credito a famiglie ed imprese il governo organizzi una tracci abilità dei flussi dalla BCE alle banche e da queste ai fruitori finali e si accerti che non ci siano incagli di sorta e nel giro di uno due mesi la liquidità sia sul mercato (nei conti correnti).

         Il resto sono chiacchiere e l’Italia non può morire di chiacchiere.

    sabato 6 settembre 2014

    Federica Mogherini è la nuova Mrs PESC. Auguri … a noi!

    Ho trovato questo pezzo in rete e vorrei proporvelo quale riflessione su come le notizie abbiano valenza diversa a seconda del punto di vista. Sulla elezione della Mogherini i media nazionali hanno posto l'accento sulla grande vittoria, in politica estera, del nostro attuale premier. Una sorta di attestato di stima internazionale per quanto sta facendo il nostro governo.


    Una lettura con una diversa prospettiva, mette in risalto invece questo fatto in una consequenzialità di avvenimenti, che ci danno la fotografia di uno scenario obbiettivamente più logico.
    La propaganda crea disinformazione utile alla manipolazione dell'opinione pubblica, e nel nostro paese la si sta usando in dosi massicce, complice sicuramente la scarsa voglia di approfondire da una parte massiccia della popolazione.
    Dispiace non avere il nome dell'autore; mi sarebbe piaciuto leggere altre sue cose.

    Buona lettura
    Federica Mogherini, la nuova Mrs PESC con Netanyahu

    Quindi Federica Mogherini è la nuova Mrs PESC

    Se qualcuno ha letto i miei post precedenti, avrà visto che la cosa non mi stupisce per nulla.
    Mi preoccupa, si, ma non stupisce.
    Ciò che invece mi stupisce è il come mai nessuno si chieda cosa sia cambiato rispetto a tre mesi fa quando si era assistito alla levata di scudi contro di lei, rilevandone la inesperienza.
    Ha in questi tre mesi frequentato un Master apposito? Se era inesperta tre mesi fa, adesso – con la condizione internazionale assai più aggravata – è improvvisamente diventata una esperta di cui non poter fare a meno?
    Vorrei ripercorrere i passi che mi hanno portato fin dal primo momento al convincimento che l’incarico sarebbe stato suo e, quindi, tornare alla metà di febbraio 2014: Nomina di Matteo Renzi quale Presidente del Consiglio.
    Sono stati dei giorni convulsi.
    Dal famigerato #enricostaisereno, attraverso i giorni dello “scandalo Friedman” (giorni in cui Berlusconi e i suoi pareva volessero avviare una guerra punica) e alla riunione della direzione del PD fino all’improvvisa convocazione di Renzi al Quirinale1. Nomina di Renzi e tutto si acquieta. Berlusconi sotterra l’ascia di guerra, lo scandalo Friedman svanisce come era stato montato.
    Habemus Renzi
    È evidente che tutto questo tourbillon lascia perplessi, sopratutto nel suo improvviso cessare con la nomina di Renzi.
    Renzi, che era già stato individuato dalla Banca UBS quale Presidente del Consiglio. Renzi che aveva anche ricevuto l’endorsement della nostra Unicredit. In un partito (il PD) che aveva già orgogliosamente annunciato che Goldman Sachs lo votava.
    Renzi con le sue amicizie che a chiamarle “discutibili” è un eufemismo (fra tutti primeggia Michael Ledeen, il teorico Neocon USA che era stato addirittura definito “non gradito in Italia”. Ne ho già approfondito qui e qui.) Senza tralasciare tutti gli altri dei quali perfino “L’Unità” aveva scritto
    La nomina di Renzi alla Presidenza del Consiglio fu accolta con una standing ovation dalla stampa israeliana
    Haaretz del 17 Febbraio si sofferma sul suo consigliere economico (questioni campanilistiche, evidentemente) Yoram Gutgeld
    Meet the Israeli economics expert who could become Italy’s Stanley Fischer
    As a rising political star prepares to take the reins of government in Rome, his Israeli-born economics adviser tells Haaretz about his plan to save Italy from ruin.
    He’s Israeli, he’s an economics expert, and he may well be on his way to a top government post abroad. And no, we are not talking about Stanley Fischer.
    Meet Yoram Gutgeld, born and raised in Tel Aviv, who arrived in Italy for a summer job three decades ago and never left. Today he is a member of parliament for the center-left Democratic Party and the top economic adviser of Italy’s premier-in-waiting, with a shot at receiving a key economic post in the next government.
    He is also aware that his Israeli and Jewish roots would make him an easy target for personal attacks should he become more visible. “So far I haven’t encountered much, but I take it for granted that there will also be anti-Semitism,” he says.
    Vi presentiamo l’esperto israeliano che potrebbe diventare lo Stanley Fischer italiano.
    Una stella politica nascente si prepara a prendere le redini del governo a Roma, il suo consigliere economico israeliano parla con Haaretz del suo piano per salvare l’Italia dalla rovina.
    È israeliano, è un esperto economico e potrebbe essere in procinto di acquisire un posto importante nel governo. E no, non parliamo di Stanley Fischer.
    Vi presentiamo Yoram Gutgeld, nato e cresciuto a Tel Aviv, che è arrivato in Italia per un lavoro estivo trent’anni fa e non si è più mosso. Oggi è un membro del parlamento per il partito Democratico di centro sinistra e il principale consigliere economico del premier italiano incaricato ed è possibile che riceva un posto economico chiave nel nuovo governo.
    È però consapevole che le sue radici israeliane e ebree possano fare di lui un facile obiettivo per attacchi personali nel caso in cui dovesse acquisire più visibilità. “fin’ora non ho avuto problemi, ma do per scontato che ci sarà pure antisemitismo”, dice
    E ancora, sempre Haaretz il 26 Febbraio
    Italy’s New PM Backs Israel, Sees Iran as Major Threat
    Matteo Renzi, 39, the former mayor of Florence who was sworn in on Shabbos as Italy’s prime minister, may bring Italy, already one of Israel’s key allies in Europe, even closer to the Jewish state.
    “The main problem of the area is Iran – if we don’t solve that one we will not be able to solve the Israeli-Palestinian conflict,” Renzi said during a 2012 debate.
    Renzi also voiced doubts about the Palestinian bid for membership in the UN and criticized Italy’s decision to follow other EU countries in voting in favor
    Il nuovo Primo Ministro italiano sostiene Israele e vede l’Iran come una minaccia
    Matteo Renzi, 39 anni, l’ex sindaco di Firenze che ha giurato sabato come Presidente del Consiglio, potrebbe portare l’Italia, già fra gli alleati chiave di Israele in Europa, ancora più vicino allo stato ebraico.
    “Il problema principale dell’area è l’Iran – se non risolviamo quello non saremo in grado di risolvere il conflitto israelo-palestinese”, ha detto Renzi nel 2012 in un dibattito.
    Renzi ha anche espresso dubbi sulla richiesta palestinese di diventare membro delle Nazioni Unite ed ha criticato la decisione italiana di seguire gli altri Paesi europei che hanno votato a favore
    Quindi Renzi, da un lato i legami politici con i Neocon USA e dall’altro i legami economici con l’establishment israeliano.
    Uno degli elementi di stupore all’atto della nomina dei Ministri, fu proprio Federica Mogherini.
    Senza un perché apparente, Emma Bonino fu letteralmente defenestrata per essere sostituita dalla Mogherini. Neppure una telefonata per comunicarglielo. Dando una occhiata alla nuova formazione governativa, pare che l’unica ad essere stata “rottamata” sia stata proprio lei.
    Perché?
    Emma Bonino viene spesso associata al Bilderberg, alla massoneria. Ma questi sarebbero stati aspetti curriculari positivi.
    Il neo della Bonino è la sua vicinanza con i Paesi del mediterraneo. Con le sue organizzazioni “Non c’è pace senza giustizia”, “Nessuno tocchi Caino”, il suo “Forum+” (che associa e organizza donne imprenditrici di tutta l’area mediterranea). Insomma, troppo inaffidabile per gli “alleati d’oltreoceano” che, come abbiamo visto dai cablo wikileaks in altri post, pretendono l’assoluta fedeltà e nessun salto in avanti che non sia concordato e approvato.
    Di contro, sempre dai cablo wikileaks, abbiamo visto che Federica Mogherini è integrata perfettamente nel sistema. Solo nel 2006 duecablo relativi ad altrettanti incontri segreti di cui uno con Kurt Volker.
    Ora, in Europa la situazione sembra essere fluida. Francia e Germania cominciano ad apparire un po insofferenti verso la politica guerrafondaia delle frange Neocon USA (che pure gestiscono tutta la politica estera di Obama) e l’Inghilterra aveva la Mrs PESC uscente (Lady Asthon)
    Stanti così le cose, chi poteva essere Mrs PESC se non la Mogherini? Ha tutte le carte in regola: esegue gli ordini!
    Da tutto questo emerge anche con chiarezza quale sia la “mission” di Matteo Renzi: Eseguire gli ordini
    Strano che con un Paese che gli si sgretola fra le mani lui pensi al gelato. Strano che pare accettare con un sorriso la condizione di deflazione in cui versa l’Italia. Strano che faccia spallucce di fronte alla disoccupazione, ormai a tassi inverosimili e all’incremento vertiginoso di italiani che fanno la spesa ai cassonetti della spazzatura.
    È attentissimo a far sentire la sua voce in relazione ai conflitti ormai diffusissimi nel mondo. E la sua voce (come quella della Mogherini) non è mai dissonante rispetto a quella di McCain, della Nuland o di Kerry. Anzi per le referenze su Federica Mogherini occorre chiedere a John Kerry, secondo Renzi.
    Fateci caso, rispetto alla definizione che l’Enciclopedia Treccani offre di “Partiti Democratici” il PD è anni luce distante, anzi ne è l’antitesi. Perché a Renzi non frega nulla dell’Italia, figurarsi del Partito Democratico.
    È un governo di marionette etero-guidate con alcuni compiti assegnati: adeguarsi alle linee politiche Neocon dei USA e alle linee economiche dei grandi banchieri che stanno riducendo il Paese in mutande. Il resto può andare tranquillamente in malora.
    Il tutto, ovviamente, con la garanzia suprema del Presidente Napolitano, il “comunista preferito di Kissinger”.
    La nomina della Mogherini quale Mrs PESC non è una vittoria di Renzi, che non ha messo niente del suo se non la sua disponibilità ad eseguire ciecamente gli ordini assegnati. È la vittoria delle anime guerrafondaie Neocon e l’inizio della sconfitta di Obama (se ancora è da annoverarlo fra i “realisti” USA).
    Ciascuno preghi il suo Dio affinché mantenga Francia e Germania in posizioni di distinguo.
    Odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo…..

    sabato 30 agosto 2014

    No Renzi, non fai ridere!

    Cari colleghi lettori, leggendo e scorrendo il web, nella ricerca di brani e autori non asserviti al sistema, ho trovato questo interessante punto di vista di Giancarlo Marcotti.

    Una fotografia  sarcastica e dissacrante dell'ennesima pagliacciata messa in atto dal nostro premier, alla ricerca spasmodica di risultare simpatico agli italiani a tutti i costi, con messe in scena poco credibili, ma soprattutto clownesche.
    Il pezzo è breve e si fa leggere tutto d'un fiato con facilità e un linguaggio semplice.




    No Renzi, non fai ridere!

    Perché scendere così in basso? Avevo scritto giorni fa che il governo Renzi, per il nostro Paese, si sta dimostrando un’esperienza disastrosa, ed il nostro Premier, finora, poteva andare orgoglioso solo di una cosa: di essere stato bollato dall’Economist con l’appellativo di “stupid”.
    Farsi dare dello “stupido” dall’Economist è un vanto, quel giornale, infatti, è l’arma subdola della quale si serve l’aristocrazia anglosassone per mantenere i propri medioevali privilegi non solo sul suolo britannico, ma un po’ in tutto il mondo.
    In altre parole l’Economist è il moderno frustino, icona del colonialismo britannico, un arnese simbolo dell’arroganza, della protervia e della supponenza che gli inglesi hanno sempre ostentato.
    Ed allora Renzi, in quanto rappresentante di un popolo di ben altra levatura intellettuale e culturale, oggi ha perso l’ennesima occasione per dimostrare la superiorità dell’Italia e degli italiani nei confronti dell’alterigia e della superbia degli inglesi.
    In breve, l’Economist è uscito con una copertina nella quale apparivano la Merkel, Hollande e Renzi a bordo di una scialuppa di salvataggio fatta con una banconota da 20 euro e sullo fondo Mario Draghi che, con un secchio cercava di tenerla a galla svuotando l’acqua imbarcata.
    Ebbene, mentre La Merkel ed Hollande, davanti alla “scialuppa”, hanno un’espressione seria e preoccupata, il nostro Renzi, un po’ più indietro, ha in mano un gelato.
    Forse, con il celebre humor anglosassone, si voleva sottolineare l’infantilismo del nostro Premier, comunque sia la trovata era stupida e non meritevole di alcuna attenzione.
    Ed invece Renzi (che al solito non ha capito una mazza) anziché ignorare l’accaduto che non aveva proprio bisogno di essere rimarcato, si è comportato proprio nel modo opposto, inscenando una squallida e patetica macchietta, davanti a Palazzo Chigi, con un improbabile carrettino dei gelati, che offriva ai giornalisti presenti.
    La scenetta era patetica, ed a Renzi, quindi,  è riuscita la non facile impresa di risultare ancora più idiota dell’Economist. Se si contestavano gli atteggiamenti  clowneschi e sopra le righe di Berlusconi, soprattutto nei consessi europei, cosa dovremmo dire di questi comportamenti da giullare del nostro Premier?
    Per favore, qualcuno del suo entourage può avvisarlo che non è più il tempo di fare le scenette parrocchiali tipo “Forza Rignano”?
    Qualcuno del suo entourage può avvisarlo che gli italiani hanno sempre maggior difficoltà nel trovare nella situazione attuale motivi per ridere?
    Qualcuno del suo entourage può avvisarlo che la situazione dell’Italia è seria e merita di essere gestita da persone serie?
    Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro