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sabato 14 giugno 2014

Noi drogati di banca, in piena crisi di astinenza, dobbiamo disintossicarci!

L'uccisione della piccola impresa è una volontà scientificamente studiata a tavolino e messa in atto tramite i soggetti corruttibili in campo; Banchieri e Politici. 
La sorte delle piccole e micro imprese sembra essere arrivata a un punto di svolta epocale, dove è obbligatorio fare delle scelte. 
Abbiamo aspettato anche troppo per prendere delle decisioni che in questo momento ci appaiono drastiche e dolorose. Ci si spezza il cuore pensare che quello in cui abbiamo creduto per una vita, ossia che il modello con cui si sono sviluppate le nostre imprese e con esse la vita delle nostre famiglie, improvvisamente sia diventato fallimentare.
Ma come, se fino a ieri il modello nord-est era stato vincente, oggi improvvisamente è fallimentare?
Qualcuno ha deciso che il modello su cui erano nate, cresciute e prosperate le nostre imprese non va più bene, decidendo che questa esperienza debba terminare e se possibile, che venga spazzato via anche il ricordo.
Il modello di sviluppo del Veneto non andava bene per due motivi fondamentalmente; in primis distribuiva in maniera  abbastanza omogenea la ricchezza prodotta, quasi in una sorta di democrazia della ricchezza, secondo con la ricchezza aumentava esponenzialmente la libertà individuale.
Libertà e ricchezza sono due elementi che non possono essere beni di massa. Non lo sono mai stati storicamente di massa, anzi sono sempre stati appannaggio di una casta ben ristretta, di una élite.
Oggi stiamo lentamente ritornando a questi parametri, dove i ricchi sono pochi e il resto è una moltitudine che in una maniera o in un'altra dipende da essi.
Il nostro modello di sviluppo, quello del nord-est,  si è basato ed evoluto sulla libertà individuale, intellettuale e di iniziativa, non per diritto di nascita o dipendente da ricchezze di famiglia.
Un modello di sviluppo anarchico, dove tutti potevano accedere e poter sognare di diventare qualcuno, bastava essere capaci e intraprendenti, credere nel sacrificio e nel risparmio come mezzi di crescita una sorta di sogno americano in piccolo, non poteva essere accettato.
Infatti in questi ultimi anni hanno lavorato per ridurre gli elementi di crescita individuale, riducendo la libertà economica ridimensionando la liquidità togliendo progressivamente il contante dalle nostre mani e la libertà intellettuale, propinando trasmissioni trash e proponendo modelli sbagliati (veline, calciatori, cantanti nati con i talent-show, ecc.).
Hanno fatto un buon lavoro, non c'è che dire.
Gli strumenti utilizzati sono stati chiaramente la moneta e le banche.
Nel Veneto dove le aziende si erano sviluppate essenzialmente sulle proprie gambe, a metà degli anni novanta, le banche hanno cominciato un forte pressing sulle imprese affinché usassero gli strumenti finanziari tipo i fidi e anticipo fatture, il famoso "castelletto", al posto della propria liquidità.
I direttori ti dicevano: "perché usi i tuoi soldi per lavorare, usa quelli della banca e con i tuoi divertiti, comprati la barca, la macchina grossa o l'appartamento al mare".
Un po' alla volta le imprese hanno cominciato a lavorare approvvigionandosi a debito, diventando col tempo sempre più schiave delle banche (ndr non vi ricorda qualcosa?).
La stessa tecnica usata dai pusher per creare il mercato; la prima dose te la regala, poi quando uno diventa dipendente, ti porta via fino l'ultimo spicciolo che possiedi in cambio della droga.
Per le nostre imprese si è usato lo stesso sistema; ti faccio assaggiare il credito e quando ne diventi dipendente, ti tolgo anche le mutande.
Ecco le banche ci hanno drogato di credito e adesso ci stanno portando via con gli interessi, tutto quello che abbiamo costruito in una vita.
Le imprese venete sono in piena crisi di astinenza da  credito e il sistema da buon pusher, ci fa vedere che il credito c'è ancora, ce lo promette alimentando le speranze e noi imprese in cambio di quel poco che ci concedono sottostiamo a qualsiasi accordo e ricatto. Ma non è niente di buono per noi.
Oggi siamo arrivati a una svolta, dove è necessario una scelta precisa se non si vuole morire di una lenta agonia. Andiamo avanti con le nostre imprese, solo se riusciamo a lavorare reggendoci sulle nostre gambe, cioè se riusciamo a lavorare con le nostre risorse. Lavoriamo solo dove sappiamo esserci committenti che pagano, trovando le risorse tramite accordi con i fornitori ad esempio.
Ecco una nuova mentalità di fare impresa, dimenticandoci cosa siamo stati il più rapidamente possibile. Questo per chi è in grado e nelle condizioni di cambiare, per gli altri conviene trovare alternative diverse, prendendo in esame il fatto di andare a lavorare come dipendente presso un datore di lavoro serio, che paga.
La cosa essenziale è disintossicarci dall'abuso delle banche, e come avviene per tutte le dipendenze, cambiare lo stile di vita.
Non sarà una via facile da percorrere, ma l'unica possibile.

sabato 7 giugno 2014

CHI RUBA, PAGHI!

Sull'onda della sensibilità scaturita dalle note vicende legate al Mose di Venezia, soprattutto della corruzione figlia di un sistema che dal dopo Tangentopoli ha saputo rinascere ed evolversi in qualcosa di ancor più mostruoso, ne approfittiamo per riproporre una proposta di Legge, elaborata più di un anno fa da Rete Si e rimasta lettera morta fino a ora.
Oggi, più che mai,  c'è la necessità di dare un segnale forte e inequivocabile che chi sbaglia paga, ma paga davvero!

Proposta di legge: malcostume, casta e corruzione
La casta e i privilegi di pochi si possono eliminare con alcune leggi, chiare e prive di ambiguità. Leggi che facciano emergere la buona politica e i politici corretti e che impediscano a furbi e corrotti di derogare. Leggi che garantiscano incentivi e depenalizzazioni a chi denuncia illeciti e disincentivino, attraverso pene pecuniarie e penali, chi, operando nel pubblico, non operi con diligenza, celerità e spirito di servizio a favore dei cittadini.
La corruzione in una parte del sistema pubblico (enti, partiti, amministrazione) è vile, immorale, ingiusta e ha portato i cittadini a vedere nell'apparato pubblico un nemico disonesto e vessatore, che rallenta le pratiche al fine di ricattare e ottenere benefici personali o, peggio ancora, obbliga le imprese a versare tangenti a dirigenti e politici per poter lavorare. I corrotti e disonesti nella politica e nell'amministrazione pubblica stanno danneggiando soprattutto le persone corrette ed oneste, anche della politica e della pubblica amministrazione, che vengono accomunati purtroppo a questi, ma che dovrebbero essere con noi in questa opera di ristrutturazione e modernizzazione.
Proposta di legge per eliminare totalmente la corruzione
Amministratori e dipendenti pubblici sono tenuti a mantenere un’etica cristallina (integrità). Come gestori del nostro denaro, non possono assolutamente tradire il rapporto di fiducia con il cittadino. Se lo fanno, sono da considerarsi doppiamente disonesti. Uno Stato desideroso di ristabilire un clima di fiducia e rispetto reciproco con i propri cittadini e i propri azionisti deve essere inflessibile con ladri e delinquenti che operano nel pubblico e nel privato, siano essi semplici dipendenti, dirigenti o politici di qualsiasi livello. Per eliminare la piaga che, secondo diverse fonti autorevoli, è stimata fra i 70 e 100 miliardi all'anno, basta una legge chiara, che non si presti a interpretazioni distorte,
chi ruba, incentiva la corruttela (concussione) o vi si presta, e crea danno allo Stato deve:
- restituire una cifra doppia (o comunque penalizzante.. 50% in più!) dell’ammontare ricevuto illecitamente,

- avere interdizione perpetua dai pubblici uffici, senza più possibilità nella propria vita di lavorare o operare (nemmeno come lobbista, portaborse o altre relazioni) con lo Stato, i partiti e qualsiasi ente o ditta che abbiano una partecipazione pubblica anche minima o che usufruiscano di contributi pubblici per oltre il 10/30% ? del proprio fatturato. Le vittime di vessazioni, e chi viene coinvolto nel pagamento di tangenti, riceveranno il 100% della somma pagata con un interesse annuo di almeno 5 volte il tasso di sconto (o con congruo interesse di ristorno). Questo per invogliare i cittadini a denunciare le pressioni ricevute, oltre che per restituire il maltolto a persone e imprese vessate. Queste ultime inoltre dovranno essere manlevate da penali o condanne nell'opera di denuncia dei reati.

giovedì 5 giugno 2014

I soldi pubblici rubati grondano del sangue dei Veneti.

Nuova Tangentopoli
Intervista ad Aladino LORIN presidente di SOS Economia Italia

D. Ci risiamo. Il vento di tangentopoli ritorna a soffiare sul Veneto …..

R. Purtroppo si. Un tempo erano prevalentemente problemi di democristiani e socialisti ed i comunisti venivano tenuti buoni per consociativismo. Da alcuni anni a questa parte non si parla più di consociativismo ma di compartecipazione organica. La casta politica, di destra e di sinistra si è comodamente seduta alla tavola imbandita con i soldi pubblici. Ora sinistre e destre governano anche se alternativamente, ai diversi livelli. Senza accordo non potrebbero rubare e pertanto agiscono di comune accordo e si spartiscono la torta.

D. Al “magna magna” sono sempre presenti anche gli imprenditori ……

R. Piano! Sono sempre presenti i soliti! Quelli non sono imprenditori. Sono abbuffini che senza la casta politica non esisterebbero. Mentre loro erano intenti ad abbuffarsi con i soldi pubblici, gli imprenditori veri erano in fabbrica o in cantiere a lavorare e produrre.

D. Come si esce da questa melma che assomiglia sempre più alle sabbie mobili?

R. Portando al potere gente normale ed in mezzo a questa una quota importante di imprenditori e più in generale di produttori. A livello politico c’è bisogno di una maggioranza credibile e rappresentativa della società e del territorio ma altrettanta importanza ha una opposizione forte ed altrettanto rappresentativa. I compromessi vanno bene. I consociativismi no.

D. Le associazioni imprenditoriali sembrano ai margini. Quasi ininfluenti anche in una visione di maggiore trasparenza nella spesa pubblica. E’ cosi?

R. Ad eccezione del cerchio magico della Confindustria che è seduto alla tavola imbandita insieme alla casta politica  ed è ad essa connivente, le altre associazioni sono immerse nella burocrazia di cui vivono. I loro vertici sono tacitati in quanto compartecipi dei più svariati consigli di amministrazione. E tutto finisce lì. Se gli imprenditori, quelli veri,  non riprenderanno in mano le redini delle loro associazioni per affrontare e risolvere i loro problemi e non quelli dei funzionari, cambierà poco. Sono fiducioso ma non mi faccio illusioni.
Per poter dire una parola in piazza sulla spesa pubblica bisogna avere una “visione un progetto” che quasi sempre manca. E’ arrivato il momento di smettere di lamentarsi e pensare al futuro.

D. Come si arriva ad un ricambio politico?

R. Mandando a casa i responsabili della situazione in cui siamo. I partiti sono indispensabili ma vanno profondamente rinnovati. Non è solo un problema di giovani o meno giovani. Ma va ritrovato uno spirito di servizio che non si riscontra più. Va premiato il merito ma, ripeto, va cercata una indispensabile rappresentatività.

giovedì 29 maggio 2014

Riflessioni post voto in un Veneto che cambia, visto con gli occhi di un piccolo imprenditore.

Un fatto straordinario; per la prima volta la sinistra è il primo partito in Veneto.
Ma come è avvenuta questa metamorfosi che ha trasformato la regione della "balena bianca in feudo del PD? Da piccolo imprenditore, figlio di imprenditore, nato e vissuto nella regione delle Partite Iva, dove il culto del lavoro quale strumento di crescita e miglioramento personale è sempre stato fondante, dove la proprietà privata è sempre stata il termometro del successo personale e famigliare, quello che è successo domenica scorsa lo trovo inspiegabile.
Ma come, il partito che è stato il garante degli ultimi tre governi che hanno sancito la morte della classe media è stato premiato con un voto massiccio anche da parte delle vittime delle politiche di tali governi. Difficile da capire, ma una analisi è doverosa e quindi cercherò di farla.
Quante e quali possono essere state le cause di quello che è avvenuto?
Effetto Renzi (leader carismatico) sicuramente è una prima risposta, ma non può essere solo questo. Complicità e responsabilità in primis dei partiti del cdx,  che hanno frammentato l’offerta a tutto favore del Pd, che invece, depurato dagli estremismi, si è presentato coeso.
La classe imprenditoriale del Veneto, stremata da una lunga crisi,  è orfana di rappresentanza da anni, in confusione e senza punti di riferimento.
Dopo la delusione Lega e FI prima e Pdl dopo, un anno fa aveva espresso la sua rabbia e frustrazione votando il M5S in massa, ma era stato solo un voto di protesta.
Oggi,  Renzi, grazie ad una grandissima operazione di marketing su larga scala (qualcuno parla di cifre importanti investite e arrivate da fuori confine) si presenta come elemento di stabilità e di prospettiva, con un volto più moderato grazie alle distanze prese dal grande sindacato di riferimento storico della sinistra (CGIL). Insomma il volto gentile della sinistra, distante mille miglia da quei volti seri e austeri dei vecchi leader della sinistra, che impaurivano (quelli che mangiavano i bambini) e mettevano inquietudine. Con Renzi la sinistra ha messo in atto una bella operazione simpatia, e l'ha fatto con successo. 
Ora, la regione che è stata delle Partite Iva, rischia di divenire un feudo della sinistra e se non interverranno fattori nuovi da qui a un anno, ci apprestiamo a consegnare la regione in mano al PD.
Ma il Pd non potrà MAI diventare il partito delle Partite Iva, per ovvi motivi di conflitto di interessi con l’elettorato tradizionale del partito, ossia i dipendenti pubblici.
Diventa quindi paradossale che i “creatori di ricchezza” appoggino un partito che odia e tassa da sempre la proprietà privata; sembra quasi che soffrano di “sindrome di Stoccolma”, ossia ci stiamo innamorando del nostro carnefice. Quindi, cosa fare?
E’ da auspicare in tempi brevissimi che il cdx regionale ritrovi forza, vigore e unità, perchè è inspiegabile, oltre che intollerabile, che dirigenti che sono diventati "grandi" grazie al partito di Berlusconi, ora appoggino il PD tradendo il mandato degli elettori. Soprattutto servirà una nuova identità quale baluardo di difesa della proprietà privata, attraverso una nuova classe dirigente che necessariamente dovrà essere espressione di una forte discontinuità da quella attuale, dimostratasi solo l'espressione degli interessi privati e personali, di dimostrata incapacità di aggregare, incapace di progettare il futuro, ignorante sulle quali fossero le eccellenze da salvaguardare nella nostra Regione; I CREATORI DI RICCHEZZA.
Concludendo, una inversione di tendenza può avvenire solo se ci sarà, da parte dei “Produttori”,  una consapevolezza che il cambiamento può avvenire solo ed esclusivamente da un sobbalzo di partecipazione nella determinazione del proprio futuro e delle proprie sorti.
l'alternativa, la sbandierata speranza di Renzi ci ucciderà!



lunedì 19 maggio 2014

LA CALATA DEI BARBARI DELLA NUOVA FINANZA

SALVIAMO LE ULTIME BANCHE LIBERE DEL NORD PRODUTTIVO!
Per come è stato trattato più di qualche piccolo imprenditore, il commissariamento della Banca Padovana di Credito Cooperativo con sede a Campodarsego, dovrebbe rallegrarci. Non è così!
     Di errori, gli amministratori e la dirigenza della Banca ne hanno fatti molti. I primi per aver accettato l’esproprio delle loro mansioni e del loro ruolo ad opera di direttori tuttofare. I secondi: i direttori, per essersi fatti prendere la mano dai prestiti facili soprattutto, ma non solo, nel settore edilizio.
     Tutti ricordano le richieste di mutuo per acquistare l’appartamento o la villetta. Chiedevi il 100% della spesa, ti davano il 120%. Alla giovane coppia dicevano che era meglio andare sul sicuro e quindi ti riconoscevano un 10% per le spese (notaio, agenzia, ecc.) ed un 10% per gli imprevisti. Chi pensava male commentava: “imprevisti non rendicontabili”.
     Di manica larga sono stati per anni anche i mutui cantiere, i finanziamenti per acquisto terreni edificabili e per urbanizzazioni. Tutto filava liscio. Tutti erano soddisfatti.
STIAMO ANDANDO VERSO IL BARATRO
     E’ arrivata la crisi, molti affidatari hanno perso il posto. Incassare le rate del mutuo casa è diventato per la banca sempre più difficile. Le difficoltà del mondo dell’edilizia hanno via via  reso impossibile rientrare dai mutui cantiere. Quando le vendite di case ed appartamenti si sono praticamente bloccate sono iniziate le sofferenze del mondo imprenditoriale legato all'edilizia.
     Sono iniziate con numeri sempre più impressionanti le revoche dei mutui con conseguenti aste dei beni affidati. I crediti iscritti a bilancio a 100, all'asta hanno portato a realizzi normalmente sotto il 50%. I concordati conseguenti alle recenti procedure prefallimentari hanno portato in genere a recuperi del 20-30% del credito.
     I buchi di bilancio sono aumentati in modo esponenziale. Quelle che sono state le segnalazioni a sofferenza alla centrale rischi per troppi imprenditori ora si stanno trasformando in segnalazioni a sofferenza delle banche con interventi e commissariamenti della Banca d’Italia.
    Di questo passo andiamo dritti verso il baratro. Altro che ripresa!
     La politica del rigore, così come è stata calata nella nostra realtà è stata un disastro per le piccole imprese ed una strage di posti di lavoro. Se non si cambia strada sarà un disastro anche per le “piccole banche”.
L’ATTIVISMO DELLA BANCA D’ITALIA E’ SOSPETTO
     E qui aggiungiamo una considerazione. Da un po’ di tempo a questa parte l’attivismo della Banca d’Italia verso le piccole banche territoriali è quantomeno sospetto.
    Il Monte dei Paschi di Siena ha un buco di una cinquantina di miliardi di euro e la Magistratura e la Banca d’Italia sembrano affette da cateratte croniche e paralisi motoria: nessuno vede e nessuno si muove.
     Le Casse Rurali, le Banche popolari ed altre, vedi Veneto Banca sono sotto la lente d’ingrandimento e generalmente per cifre che rispetto al Monte dei Paschi sono pulviscolo, vengono sanzionate, bloccate, commissariate.
     Ci chiediamo ……… ma, non è che la Banca d’Italia ed i vari ministri del Tesoro/Economia hanno deciso di fare fuori oltre che la piccola  impresa anche le piccole banche in modo da tutelare senza se e senza ma i colossi del credito (S. Paolo, Unicredit, Monte Paschi, altri) da tempo allineati alle più potenti lobby finanziarie mondiali che oltre a comandare a bacchetta i governi stanno ormai mettendo in soffitta la tanto conclamata democrazia?
     I segnali di una calata degli “Attila” finanziari su piccole imprese e banche territoriali ci sono tutti. Notiamo che da tempo gli uomini più rappresentativi del PD e del Centrino post-democristiano si sono fatti strumento della calata dei barbari della nuova finanza.

     Chiediamo alle forze politiche espressione del ceto medio produttivo, se ci sono, di battere un colpo e non farsi soffiare da sotto il naso, per l’ennesima volta, le ultime banche libere del nord produttivo.

giovedì 24 aprile 2014

R.I.P. Dopo una lunga agonia è venuto a mancare il dirigente artigiano


Diamo il triste annuncio della dipartita  della figura del rappresentante artigiano nel sistema di Confartigianato.
Non è una battuta scritta tanto per fare sensazione, ma una presa d'atto: il nostro sistema è rappresentato dai burocrati del 27 del mese.
E’ un dato di fatto: quando i Media vogliono parlare dei temi generali della piccola impresa intervistano il segretario nazionale di Confartigianato Fumagalli, se invece vogliono dati inerenti il periodo di crisi del comparto, spunta l'aggiornatissimo e onnipresente direttore Bortulussi della CGIA di Mestre.
Ma questi signori non sono artigiani, né tantomeno imprenditori. Ricoprono il ruolo di Direttori di struttura, ossia sono uomini che hanno la busta paga garantita a fine mese (sostanziosa, per giunta).
Ma come fanno a spiegare quali sono i sentimenti, lo stato d'animo, lo smarrimento di noi artigiani di fronte alla più grande crisi che il nostro comparto si sia mai trovato ad affrontare? Per sentito dire? Suvvia, è come parlare della fame del mondo seduti ad un tavolo davanti a una bella pizza.
Ma cosa ne sanno i Lor Signori dei sacrifici che abbiamo fatto negli anni passati, quanto sudore e energie abbiamo dedicato alle nostre imprese per farle crescere fino a divenire un vanto di cui andare fieri e orgogliosi? Anni che hanno visto da una parte gli imprenditori orgogliosi delle loro imprese, e dall'altra un territorio che cresceva in ricchezza e benessere.  Un benessere diffuso, che garantiva una vita dignitosa a buona parte della popolazione, garantendo pace sociale.
Che tristezza annotare che dopo il Paese Italia i burocrati e i segretari di turno hanno messo le mani anche sul mondo produttivo, diventandone i rappresentanti e portavoce. Loro spiegano il come e il perché, cosa si deve e cosa non si deve fare, e tutto questo senza avere la minima idea di cosa sia il rischio d’impresa.
Volendo fare un’analisi della situazione e della rappresentanza del Paese attraverso una morale spicciola, propongo l’equazione: “Portaborse al posto dei politici al governo del Paese, e  burocrati al posto degli imprenditori nelle imprese”.
Il risultato dell’equazione? E’ sotto gli occhi di tutti.
Il futuro si costruisce mettendo in sinergia gli Imprenditori con i Politici. Una classe politica che sia però in grado di avere una visione politica di crescita del Paese per gli anni a venire, oltre al misero, meschino e quotidiano interesse personale visto fino ad ora.
Per finire, un appello: “Cercasi urgentemente e disperatamente Imprenditori Artigiani con gli attributi, in grado di riprendere in mano le sorti delle loro attività e delle loro prerogative di creatori di ricchezza, togliendo dalle mani dei burocrati il destino del Paese”. Riposare In Pace? No! E’ ora di Riprendersi Il Potere.






domenica 13 aprile 2014

UN ANNO PASSATO INSIEME

SOS  ECONOMIA ITALIA
Associazione di cittadini che vogliono reagire alla crisi


Cose fatte a un anno dalla fondazione

Rappresentanza
Dopo un anno di lavoro intenso dalla sua fondazione nel 2013,  l’associazione ricopre un ruolo riconosciuto di soggetto di riferimento locale e nazionale nelle tematiche riguardanti il mondo delle imprese, sia per gli aspetti economici ma anche per le implicazioni  sociali derivanti dalla crisi.

Progetto Alpha
Promotori di un progetto che prevede di riqualificare l’ambiente e le aree urbane, quale modello di sviluppo socio-economico e opportunità di lavoro per reti di  imprese locali, in riferimento a quanto promosso e auspicato attraverso i fondi di finanziamento stanziati dall’Unione Europea.

Convegno Palazzo Moroni, 4.10.13  “Padova e la sua economia: passato, presente e quale futuro”.
Dibattito  e  testimonianze del mondo accademico e delle imprese

DURC
Promotori della richiesta al Presidente della Regione Veneto  Luca Zaia  per la sospensiva di due anni della regolarità contributiva: inviata una lettera con proposta di legge regionale per una moratoria che prevede la sospensione del DURC e modalità di pagamento inerenti.

Credito
Promotori della proposta articolata di accesso al credito per la piccola e micro impresa, attraverso una proposta definita nei contenuti, che prevede  Veneto Sviluppo quale strumento  eccezionale di garanzia, con tre diverse tipologie di intervento,  verso quelle imprese che  sono in difficoltà di liquidità.

Visita ufficiale ministro dello Zambia
Creazione  e organizzazione della visita del Ministro dell’agricoltura dello Zambia, nell’ambito della verifica di una serie di opportunità per le imprese del settore agricolo del nostro territorio, per futuri progetti di cooperazione internazionale. 

Comitato Popolare art.580 cp
Promotori di una iniziativa popolare senza precedenti, tramite lo strumento di un esposto/querela che denuncia gli ultimi due governi per istigazione al suicidio nei confronti dei oltre 4.500 casi di suicidio (dal 2008) per questioni legate alla crisi economica. Più di 100.000 denunce, sei procure hanno aperto un fascicolo di indagine. Varie manifestazioni in solidarietà alle famiglie vittime dei suicidi per motivi economici, tra le quali la fiaccolata a Milano nell’aprile 2014.

Anatocismo e usura bancaria.
Grazie alla collaborazione costante con Confedercontribuenti Veneto, sostegno alle imprese e famiglie nella difesa nei confronti delle vessazioni del sistema bancario. Varie manifestazioni e iniziative.

Rete Si Salviamo l’Italia
SOS aderisce alla Rete SI, che raggruppa più di 30 associazioni per più di un milione e mezzo di  soggetti coinvolti. La Rete SI che si prefigge, grazie a esperti tematici e gruppi di lavoro, l’opera di sensibilizzazione e promozioni di disegni di legge atti a migliorare l’attuale situazione  socio/economica, in maniera trasversale al panorama politico italiano. Tra le attività, l’organizzazione di incontri e convegni sui temi di stretta attualità, per portare un contributo di conoscenza e di dibattito pubblico.

Rete d’Imprese
Attraverso l’impegno della associazione nel promuovere e divulgare la cultura dell’aggregazione, si favoriscono occasioni di incontro tra soggetti diversi per la ricerca e individuazione di persone che hanno l’ambizione di fare e crescere.

Rete di Cittadini
Un aspetto prettamente sociale è nella ricerca di ritrovare il gusto e la voglia di stare insieme, attraverso la messa in comune di persone attorno a interessi comuni.

Il nostro slogan: INSIEME SI FA DI PIU’




Cose da fare in futuro

Rappresentanza
Mantenere e aumentare il ruolo di soggetto di riferimento locale e nazionale nelle tematiche riguardanti il mondo delle imprese, sia per gli aspetti economici ma anche per implicazioni  sociali derivanti dalla crisi.

Rete d’Imprese
Attraverso l’impegno della associazione nel promuovere e divulgare la cultura dell’aggregazione, si favoriscono occasioni di incontro tra soggetti diversi per la ricerca e individuazione di persone che hanno l’ambizione di fare e crescere.

Rete di Cittadini
Un aspetto prettamente sociale è nella ricerca di ritrovare il gusto e la voglia di stare insieme, attraverso la messa in comune di persone attorno a interessi comuni.

Incontri a Tema su argomenti vari tenuti dai soci SOS ECONOMIA ITALIA
Gli associati mettono a disposizione le loro competenze in incontri in cui vengono favorite le occasioni di conoscenza reciproca e l’acquisizione di competenze.


Il nostro slogan:

METTERSI INSIEME PER FARE DI PIU’