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giovedì 22 gennaio 2015

DURC: ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA DI IMPRESE IN DIFFICOLTA'

Documento Unico Regolarità Contributiva.

Quando è nato doveva servire per evitare la concorrenza sleale e mettere tutte ditte allo stesso livello nei confronti dell'ente appaltante . Ricordo che a Padova, negli appalti per il verde, e non solo, ditte locali perdevano l'appalto nei confronti di ditte del sud, agli operai delle quali non venivano pagati i contributi. Si trattava di concorrenza sleale. Giusto combatterla.
Poi lo Stato si è accorto che il DURC funzionava egregiamente come arma "anti-evasione" dei contributi INPS, INAIL ed ecco che il DURC viene esteso su tutto: appalti, subappalti sia pubblici che privati, per gli spazi pubblici per gli ambulanti, ecc.
Fin che c'era lavoro per tutti poteva anche starci. Ma con l'arrivo della crisi il lavoro è incominciato a mancare. Oggi manca liquidità spesso anche perché gli enti pubblici non pagano, o lo fanno con tempi lunghi. Interi settori sono entrati in crisi, uno su tutti il comparto edile. 
E' diminuito il potere d'acquisto degli italiani, girano meno soldi e percentuali sempre maggiori di lavoratori autonomi (talvolta si arriva a percentuali del 15/20%), non hanno i soldi per pagare i contributi e qui arriva la beffa: “se non paghi i contributi non puoi avere il DURC, se non hai il DURC non puoi lavorare”. Risultato, il DURC è diventato un'arma di distruzione di massa di imprese in difficoltà che invece di un aiuto dallo Stato devono subire l'azione dello Stato. E' l'azione equivalente a quella del boia che dà il colpo finale alla nuca del condannato, con una differenza che lo Stato invece di usare la pistola usa il DURC.
Viene spontaneo chiedersi: “ma se questi sono gli effetti devastanti del DURC perchè il Parlamento, e per quanto di competenza le Regioni, non lo sospendono, almeno temporaneamente?”  Ultimamente nel DURC è entrata anche la voce riguardante la regolarità contributiva con le Casse Edili, che sono enti privati ma di fatto agiscono come enti pubblici, in virtù della delega che lo Stato ha concesso generosamente a loro di essere gli erogatori fisici del documento stesso. E qui veniamo alle dolenti note.
Non tutti gli imprenditori sanno che, proprio nei contributi INPS, INAIL e CASSA EDILE, sono presenti, tra le varie voci di composizione dei tributi, generose percentuali a favore del mondo della rappresentanza categoriale. Avete letto bene; tutti coloro che hanno una posizione fiscale, nei contributi che versano allo Stato, una parte di questi viene stornata a favore delle associazioni di categoria.
Ecco che il DURC è diventato lo strumento di ricatto nei confronti delle imprese, garantendo in tal modo, risorse per le Associazioni; facile capire che le OO PP non hanno nessun interesse che il DURC venga eliminato o sospeso momentaneamente. Come è facile capire che nessun partito politico ha interesse a fare queste battaglie per le imprese, perché di fatto avrebbero contro il "sistema di rappresentanza delle categorie economiche" che da sempre agiscono come serbatoi di consenso.
Cari colleghi, sappiate bene che le associazioni di categoria non sono vostre alleate nella tutela dei vostri interessi, come non lo sono quando siete in difficoltà. Voi per loro siete solo "clienti paganti" da fidelizzare, da spremere fin che è possibile con l'offerta di ogni sorta di servizi, corsi di ogni natura e in seconda battuta siete componenti di quel serbatoio di consensi  che le associazioni "vendono" ai partiti in cambio di favori e emanazione di quei provvedimenti di obblighi normativi, che  rendono le imprese bisognose delle associazioni per l'adempimento. Chiaro!
Si fanno regali di miliardi ad esempio alle banche, trovati risorse per pagare riscatti di connazionali, trovate le risorse per aiutare gli extracomunitari a venire in Italia, aiuti di tutti i tipi agli amici degli amici, ma non si trova il tempo di discutere di un meccanismo semplice, semplice, che consenta di far lavorare e sopravvivere migliaia di imprese e con esse si dà la possibilità di sbarcare il lunario a migliaia e migliaia di persone?

     Una considerazione sorge spontanea. Se per le banche, spesso usuraie, il Parlamento fa anche gli straordinari e per evitare la disperazione di tanti titolari di partita IVA in difficoltà non trova neanche pochi minuti per evitare in certi casi il suicidio, forse questo Paese non ha un futuro.

venerdì 16 gennaio 2015

LA VEDO NERA


L'edilizia è bloccata da uno Stato rapace e da banche estranee ai problemi PMI e famiglie

Dialogo tra Tony muraro e Bepi pensionato.

Bepi: Mio figlio vuole sposarsi. Mi sono informato. Nel campo vicino alla mia abitazione in zona agricola posso fare una villetta sfruttando il piano casa. Il geometra mi dice che tra progetto e direzione lavori ci vogliono sui 18.000 euro, più 3000 euro per la carotatura, i calcoli per il cemento armato, progetto dell'impianto termico e sull'acustica e variante fine lavori. Mi ha anche detto che di Bucalossi (oneri di urbanizzazione) pagherei poco ma siccome mio figlio e la futura nuora hanno bisogno del mutuo per arrivare a finire la casa devo fare una compravendita del lotto con la concessione edilizia, altrimenti la banca non da loro il mutuo. Risultato devo pagare la Bucalossi per intero: costo 26.000 euro, salvo interpretazioni più favorevoli come ad esempio l'esenzione prevista per i figli o per impianto fotovoltaico sopra i tre Kw. Conseguenza di tutto questo ambaradan, non posso vendere il terreno agricolo ma il terreno fabbricabile che il geometra stima in 80.000 euro. Non ho capito tutto bene ma, sempre il geometra, mi dice che dovrò pagare sulla plusvalenza, che lui calcola in 60.000 euro, circa il 38% perché la plusvalenza va tassata aggiungendola alla pensione e l'aliquota è appunto il 38% o anche 41%. Sono altri 23.000 euro. La percentuale potrebbe scendere al 20% se il terreno fosse in proprietà da più di 5 anni.
Mio figlio con la nuora deve pagare poi la tassa di registro che mi dicono essere il 9% del valore su un totale di 124.000 euro: quindi 11.000 euro più 3000 euro per l'atto notarile.
In conclusione, prima di mettere giù la prima pietra devo pagare:
- 23.000 euro di progetto, direzione lavori, frazionamento, ecc., fino variante fine lavori
- 26.000 euro di Bucalossi
- 23.000 euro per plusvalenza (salvo riduzione al 20% od all'8% in certi casi)
- 11.000 euro di tassa registro
- 3.000 euro di notaio
si tratta di ben 86.000 euro, con il terreno mio perché altrimenti sarebbero 146.000. Si tratta di quasi 300 milioni delle vecchie lire, prima di iniziare a costruire. In altre parole, di questi 86.000 euro, 26.000 sono di prestazioni professionali, 63.000 sono di tasse su un terreno mio, comprato con i miei sacrifici e su cui ho pagato le tasse per una vita fino all'ultimo centesimo.

Tony: Per portarla al coperto, al grezzo avanzato, hai bisogno di altri 140.000 euro e per finirla di altri 110.000. Vuol dire che per fare al figlio la villetta che hai in mente ti ci vogliono 336.000 euro senza conteggiare il terreno che cedi di fatto gratuitamente. Tieni presente che sui 250.000 euro di costruzione di fatto paghi 10.000 euro di IVA. Ciò vuol dire che su quella casa nuova tu pagherai di tasse più di 73.000 euro su una spesa di 336.000 euro, senza conteggiare il terreno. Prima di finire dovrai pure pagare l'accatastamento e la burocrazia per l'abitabilità. Il 20% sarà il tuo contributo allo Stato. Per fare la casa al figlio di fatto regali al nostro caro Paese più di un quinto del suo valore.

Bepi: Di fatto regalo un quinto della casa allo Stato prima di andare ad abitarci. Forse, voi muratori siete gli unici a guadagnarci.

Tony: Parli così perché non conosci come vanno le cose. Lo Stato frega te esattamente come frega me. Pensa che se faccio con te un contratto per realizzare la casa per quei 250.000 euro, l'IVA l'anticipo al 22% quando compro i materiali, poi fatturo sulla cifra finale al 4% a tuo figlio perché si tratta di prima casa. Il risultato è che vado a rimborso a fine anno e poi se tutto va bene la recupero in uno o due anni perché lo Stato non me la restituisce subito. Senza fare tanti conti, sulla casa di tuo figlio io presto allo Stato l'80% dell'IVA per 1 – 2 anni e forse più. Si tratta di 40 – 50.000 euro che di questi tempi sono il margine con cui lavoro.

Bepi: Non dirmi che fai i conti senza riservarti un margine almeno di un 30% su quei 250.000 ….

Tony: Cinque, sei anni fa calcolavo anche il 40%. Ora calcolo il 15-20%. Se riesco a non fare errori durante i lavori su quei 200.000 euro di imponibile posso aspirare ad un margine di 40.000 euro su cui pago una una IRPEF del 27%: quasi 11.000 euro. Mi restano meno di 30.000 euro. Come vedi restando fuori con l'IVA rimango a secco. Ma non è finita qui. Devo poi anticipare quest'anno le tasse dell'anno prossimo. Altro che guadagnarci. Lo Stato mi fa becco e bastonato. Come vedi lo Stato frega te e frega anche me. E non ti parlo delle spese della burocrazia: il commercialista, le buste paga, i contributi, le assicurazioni, ecc. Meglio lasciar perdere!
Ma dimmi, tuo figlio, il mutuo di quanto lo vuole fare?

Bepi: di 150.000 euro.

Tony: Anche con le banche non è più come prima. Ti danno i 150.000 euro al 3% su stati di avanzamento. Solo che prima di darteli fanno fare la stima al tecnico che ha l'ordine di fare il tirchio. Il risultato è che ti costringono a chiedere un prestito sconfinando sul fido. In questo modo erogano sempre in ritardo e gli interessi vanno alle stelle. Alla fine costringeranno me a finanziarmi in attesa dei soldi di tuo figlio e a tuo figlio faranno pagare il danaro più del doppio per due – tre anni. In questo modo lo Stato si prende tutto quello che può e la banca fa altrettanto. Noi muratori finiamo sempre senza soldi, le famiglie sempre prese per la gola.

Bepi: Se i ragionamenti che abbiamo fatto sono la realtà, per il futuro del nostro Paese LA VEDO NERA.

Tony: Si. Credo che se con le tasse lo Stato non molla un punto e alle banche non dà una registrata, siamo rovinati.

lunedì 22 dicembre 2014

La crisi? per molti un concetto lontano per altri un dramma difficile da superare

Cari lettori e amici,
invece dei soliti auguri di rito per il Santo Natale, ho deciso in controtendenza come mi è usuale, di pubblicare questa lettera di una donna che è moglie di un piccolo imprenditore.
Quando l'ho letta ho avuto subito chiaro il sentimento e lo stato d'animo di chi la crisi la vive dal di dentro, non per sentito dire come avviene spesso in tv, dove l'importante è spettacolizzare tutto anche i drammi familiari.
Leggete attentamente queste poche righe, sentirete su di voi il sapore della disperazione dove a tratti diventa rassegnazione.
Ma questa donna mette a nudo i suoi sentimenti con estrema dignità,  una dignità tipica delle persone semplici e perbene.
nell'augurare a voi e ai vostri cari un buon Natale, vi invito a questa breve lettura, vi invito poi a riflettere per qualche secondo e guardandovi attorno, trovare le motivazioni per andare avanti.
Per per i vostri figli e per gli altri, ma e soprattutto per voi stessi!



Pensieri di una Donna ,  Moglie, Madre...e "forse ancora essere umano"!


Uomini e Donne che si uccidono, soffocati da un peso enorme...Il peso di Vivere!
Leggo, ascolto storie e nonostante la mia "precaria" situazione penso che 
nonostante tutto sono tra ancora  i fortunati !
Ma non so più cosa dire ai miei figli!
Non so come spiegar loro che, la mamma, nonostante tutto, gli dice di non abbattersi, di continuare a lottare...sorridendo, ma con la sofferenza  nel cuore!
Quella sofferenza di non sapere se domani sarà peggio o uguale a oggi, con l'ansia che ti prende quando arriva la posta, e con la paura che tuo marito, compagno non ce la faccia più e la faccia finita.
Come si fa a ridurre un essere umano allo stremo...
Come fai tu , che oggi esci dal tuo posto di lavoro li' in Parlamento , in 
Senato a non chiedertelo?..
Come fai tu Presidente della Repubblica a non chiederti...quanti ne   moriranno ancora?
Io me lo chiedo! Io mi chiedo cosa posso fare per cambiare queste cose...
Ma Voi che ogni giorno sperate che venga presto sera, per tornare nelle 
Vostre case, dai Vostri figli...come fate a guardarli negli occhi e pensare che 
siete stati in grado di fare il Vostro lavoro pensare che loro siano orgogliosi di  Voi?
Non invidio i Vostri posti...ma mi chiedo..
Siete persone come noi?
Siete Umani?
Avete creato una guerra tra poveri...miei genitori mi hanno insegnato il rispetto per gli altri, per le istituzioni per la propria Patria...
E  io l'ho insegnato ai miei figli...
Ma che futuro avranno?
Sono STANCA, stanca di vedere mio marito tornare distrutto "dal giro in   cerca di una speranza"...
Sono stanca di sentirmi umiliata ogni volta che vado in banca...
Stanca  di sentire parole , parole ma mai fatti....
Stanca di sentire chi si lamenta perché ha perso il suo stato privilegiato e 
non pensa che c'è chi muore di fame...
Stanca di vedere persone che cercano una casa "politica" per se stessi, 
parlando dei problemi che gli italiani stanno vivendo...
di vederli i e sentirli parlare di questo...
DAVANTI AD UNA PIZZA, UNA BIRRA E...SE C'È' STA ...ANCHE IL       DOLCE...
Stanca...stanca...stanca...
MA NON VI DARÒ' LA SODDISFAZIONE DI ARRENDERMI...
PER I MIEI FIGLI...PER GLI ALTRI..  E PER ME STESSA


lettera firmata

                              




giovedì 6 novembre 2014

Il cerchio magico,

Alitalia, Montezemolo designato nuovo presidente!
Oggi ho letto questa notizia e non ho potuto fare a meno di pensare "lo sapevo".
Ecco che il cerchio magico, come lo definisce un mio amico, è entrato in funzione regalandoci l'ennesima dimostrazione che l'imprenditoria italiana ha bisogno di uscire dalle sabbie mobili in cui si è cacciata e deve crescere. Lo deve fare velocemente!
Bisogna resettare tutti quei luoghi intrisi di malaffare, collusioni e inciuci che presidiano la rappresentanza delle categorie economiche, asfissiando l'imprenditoria sana impedendogli di proliferare perché non infastidisca gli amici degli amici.
Cominciando con le Camere di Commercio e tutti quei luoghi dove i sindacati di categoria e dei lavoratori sono intoccabili, dove gestiscono di fatto la rete di relazioni con una classe politica corrotta,  generata proprio in quei luoghi e diventata autonoma nel depredare il paese , desertificando il tessuto produttivo.
Ecco allora che sono andato a ripescare dei concetti che avevo già espresso un po di tempo fa e li riprendo, perché mai e poi mai bisogna stancarsi di dirle certe cose, perché sono vere e sacrosante e prima o poi bisognerà uscire da questo inganno in cui viviamo. Bisogna spezzare le menzogne che ci vengono...


Mi sono chiesto molte volte quanti siano effettivamente gli imprenditori che possano definirsi tali, come da definizione classica, dove chi  "imprende" lo fa secondo le regole del rischio di impresa.
Ma se facciamo un'analisi un po' più seria,  il male viene da lontano, da quella fase storica della Milano da bere, dove nasceva una nuova classe politica fatta di leader rampanti,  ammanicata e spesso sovrapposta a imprenditori di pochi scrupoli.
Credo che negli ultimi trent'anni gli imprenditori abbiano cercato prima, trovato, e organizzato poi, una fitta rete fatta di inciuci. E questo è il nostro problema e del paese, nel senso che oggi siamo in presenza di un rapporto incestuoso tra mondo politico, mondo professionale e banche, un incesto che si esplica attraverso una rete di amicizie, dove non si capisce bene chi sia il colluso e chi il corruttore. Avete fatto caso!!!
Ecco che nasce un intreccio incestuoso tra politica, imprenditoria e sistema bancario che agisce trasversalmente agli ideali politici del Novecento, nel nome supremo dell'interesse personale degli appartenenti alla famiglia. 

Siamo forse alla resa dei conti in un paese dove, da una parte la grande imprenditoria non è mai decollata, soffrendo di nanismo dovuto all'arroccamento finanziario attorno a poche famiglie del club, e dall'altra un boom straordinario di piccola e micro imprenditoria diffusa ma poco strutturata , soprattutto nel nord est non ha saputo consolidare i patrimoni prodotti.
Ecco che quando i produttori di ricchezza del paese si trovano a confrontarsi con con il fenomeno della globalizzazione, vengono a galla impietosamente tutte le storture e le debolezze di un sistema produttivo cresciuto su basi sbagliate.

Diventa fin troppo facile capire, quando i produttori di ricchezza del paese si trovano a confrontarsi con con il fenomeno della globalizzazione, vengono a galla impietosamente tutte le storture e le debolezze di un sistema produttivo cresciuto su basi sbagliate.

Ora, fatta l'ennesima diagnosi e capito da dove arrivano i problemi, bisogna finalmente decidere, e dire da che parte si vuole cominciare  a cambiare il paese.
La prima cosa da fare è tagliare massicciamente la spesa pubblica improduttiva, con la dismissioni degli asset non strategici, un  taglio drastico dei dipendenti pubblici a partire dai funzionari, e con le risorse risparmiate imprimere immediatamente un taglio vigoroso delle aliquote sulle tasse di imprese, lavoratori e famiglie.
Non ci sono altre ricette, tutto il resto è un comodo inganno.






lunedì 3 novembre 2014

VADO AVANTI O MI FERMO?


RENZI VA AVANTI CON UNA POLITICA AMMAZZAIMPRESE CONTINUANDO QUANTO INIZIATO DA MONTI E LETTA
(Riporto qui di seguito il contenuto di una discussione con un piccolo imprenditore edile indeciso se continuare l'attività)


Sono un imprenditore edile. Ho costruito soprattutto villette e bifamiliari. Ho lavorato con tre dipendenti (ora ne ho due) e utilizzando all'occorrenza altre piccole imprese a contratto.
Negli ultimi quattro anni di crisi nera sono riuscito a piazzare quasi tutto l'invenduto. Ho ancora la disponibilità di una bifamiliare del valore di circa 600.000 euro, un appartamento avuto in permuta per altri 120.000 euro. Dispongo di liquidità per circa 400.000 euro.
Non ho richieste per costruire ex novo. Sono due anni che mi sono orientato sulle ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli edifici. Ho preventivi per quasi 400.000 euro. Quasi tutti piccoli interventi da realizzare con scomputo fiscale con il 50 o 65%.

Mi sto ponendo seriamente una domanda: vado avanti o mi fermo?
Ho fatto i preventivi con margini del 20-25%, quindi, portando a casa quei contratti dovrei ipotizzare un netto prima delle tasse di 80-100.000 euro. Si sa però che, lavorando sul vecchio, gli imprevisti sono tanti. Realisticamente mi accontenterei di un margine di 60-70.000 euro.
Di tasse dovrei pagarne sui 40.000 (solo IRPEF e IRAP) ma in base alla finanziaria 2015, dovrei anticipare l'8% sul fatturato quindi altri 32.000 euro. A questa cifra dovrei aggiungere gli anticipi sulle tasse da pagare l'anno prossimo. Farei lavorare i miei due operai ma io di fatto lavorerei per lo Stato con un prelievo che va bel oltre il 100% del mio reddito netto ante tasse. Ma chi me lo fa fare?
Io sono uno dei pochi che lavorano senza ricorrere alle banche. Stando fermo mi godrei i miei 400.000 euro che ho in banca con zero rischio e potrei contare sugli immobili da vendere con calma per altri 700.000 euro.
A 50 anni, stando nella casa di proprietà, potrei contare su 44.000 euro all'anno per 25 anni. Ma chi me lo fa fare lavorare per rimetterci per ingrassare solo lo Stato?

E' a questi problemi che Renzi ed il suo governo non da risposte. Anzi, nel caso specifico (ristrutturazioni) riduce al cliente finale l'IVA del 6% e carica alla mia piccola impresa un 8% (più 4%) di trattenuta (legge di stabilità art. 44, comma 27). Di fatto Renzi non solo non mi riduce le tasse ma le riduzioni al cliente finale le fa pagare a me piccola impresa.
Se questa è una strategia per creare posti di lavoro credo che siamo MOLTO ma MOLTO lontani dall'obiettivo.

martedì 28 ottobre 2014

Questa crisi è un grosso problema e grande opportunità.

La grinta, l'onestà e la solidarietà.

Un proverbio africano dice "quando due elefanti lottano è sempre l'erba a rimanere calpestata". E' come ci sentiamo noi tutti di fronte a questi eventi enormi, epocali. Ma non è questo l'unico volto della realtà.
Non è vero che questa è la crisi peggiore mai accaduta a livello globale, almeno non lo è per gli italiani. Mediamente abbiamo risorse che nelle crisi passate erano solo dei benestanti: ricchezza e cultura. Abbiamo una storia recente (sono ancora vivi coloro che ne sono stati protagonisti) che ci può insegnare cosa serve per uscire dalla crisi; la grinta, l'onestà e la solidarietà.
La prima era naturale in chi usciva dalla guerra, la seconda e la terza erano frutto di una cultura cristiana molto radicata nei nostri territori. Tre tratti caratteriali che hanno contraddistinto gli italiani nella ricrescita del paese nel dopoguerra.
Il benessere che sta diminuendo, è stato dono prezioso che non sempre abbiamo usato bene; ci ha anche fiaccato.
Non vedo in giro molta grinta, non è così diffusa la capacità di lottare per ciò che riteniamo importante. Il posto sicuro o il lavoro solo se adeguato al titolo di studio acquisito, la raccomandazione, il mollare quando si fa fatica (lavoro, relazioni, impegni) sono segni eloquenti di mancanza di grinta. Siamo stati i cinesi d'Europa, per produttività e per qualità; tutto questo scomparso per sempre? Molti economisti chiedono alla Germania di essere solidale con l'Europa. E noi siamo solidali con gli Italiani? Siamo in grado di dirci le nostre magagne e farci carico di quello che non va?
Questa crisi  è un grosso problema e grande opportunità.
Possiamo superarlo e crescere come singoli e come società, e perché no ritrovare grinta, onestà e solidarietà quali strumenti per lottare per ciò che riteniamo importante.

domenica 5 ottobre 2014

Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori!

Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori. A Santa Margherita nasce l’associazione contro le casse edili: “Ora basta”


Santa Margherita. “Meno burocrazia, più soldi ai lavoratori”. A Santa Margherita nasce l’associazione nazionale, che chiede l’abolizione delle casse edili, considerate un vetusto  istituto. A presiederla è Giuseppe Fabozzi, già presidente della Cassa Edile di Arezzo, a coordinarla Fabrizio Martin, imprenditore edile di Treviso residente da anni in Liguria che ha dato il là all’iniziativa. In pochi giorni l’associazione sta moltiplicando le adesioni e riscuotendo numerosi attestati di stima.
“A differenza di quanto avveniva nell’immediato dopoguerra, quando la saltuarietà del lavoro e il continuo cambio di datore mettevano a rischio ferie e mensilità aggiuntive – spiega l’associazione “No Cassa Edile” sul suo sito (www.nocassaedile.org) – il lavoratore edile non vive situazioni di particolare diversità rispetto a un altro. Quindi oltre ad essere dispersivo effettuare gli accantonamenti presso ciascuna cassa edile (sono 120, ndr) , il lavoratore edile è discriminato rispetto a tutti gli altri lavoratori, che vedono i pagamenti rimessi direttamente dal datore di lavoro”.
“Con l’eliminazione delle Casse Edili – precisa l’associazione – le imprese non guadagnerebbero nulla in termini economici, ma avrebbero un vantaggio in termini burocratici non dovendo più iscriversi a ciascuna Cassa Edile per ogni provincia nella quale lavorano, e a non fare ogni mese più denunce per lo stesso lavoratore a seconda della provincia dove ha lavorato”.
I veri vantaggi, però, sarebbero per i lavoratori: “Con l’eliminazione delle Casse Edili i lavoratori riceverebbe mediamente in busta paga, mese per mese, circa 400 euro, di cui circa 250 che avrebbe ricevuto in ogni caso (accantonamenti), e circa 150 come incremento di stipendio vero e proprio”.
Ma la battaglia si annuncia dura, anzi durissima. Chi non vuole opporsi a questa soppressione? “I 120 Presidenti, i 120 Vicepresidenti, i circa 2000 componenti dei comitati di gestione, i circa 360 componenti dei collegi sindacali, le associazioni di categoria ed i sindacati che fanno pagare un’aliquota del 9% come quota di adesione contrattuale anche ad imprese ed operai non iscritti”, conclude l’associazione.
Il dado è tratto e l’associazione è più determinata che mai a offrire il proprio contributo non solo al cambiamento del settore edile, ma anche a quello del Paese. “Il mondo edile ha detto Basta! Sarà una rivoluzione!”.
Redazione