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giovedì 29 maggio 2014

Riflessioni post voto in un Veneto che cambia, visto con gli occhi di un piccolo imprenditore.

Un fatto straordinario; per la prima volta la sinistra è il primo partito in Veneto.
Ma come è avvenuta questa metamorfosi che ha trasformato la regione della "balena bianca in feudo del PD? Da piccolo imprenditore, figlio di imprenditore, nato e vissuto nella regione delle Partite Iva, dove il culto del lavoro quale strumento di crescita e miglioramento personale è sempre stato fondante, dove la proprietà privata è sempre stata il termometro del successo personale e famigliare, quello che è successo domenica scorsa lo trovo inspiegabile.
Ma come, il partito che è stato il garante degli ultimi tre governi che hanno sancito la morte della classe media è stato premiato con un voto massiccio anche da parte delle vittime delle politiche di tali governi. Difficile da capire, ma una analisi è doverosa e quindi cercherò di farla.
Quante e quali possono essere state le cause di quello che è avvenuto?
Effetto Renzi (leader carismatico) sicuramente è una prima risposta, ma non può essere solo questo. Complicità e responsabilità in primis dei partiti del cdx,  che hanno frammentato l’offerta a tutto favore del Pd, che invece, depurato dagli estremismi, si è presentato coeso.
La classe imprenditoriale del Veneto, stremata da una lunga crisi,  è orfana di rappresentanza da anni, in confusione e senza punti di riferimento.
Dopo la delusione Lega e FI prima e Pdl dopo, un anno fa aveva espresso la sua rabbia e frustrazione votando il M5S in massa, ma era stato solo un voto di protesta.
Oggi,  Renzi, grazie ad una grandissima operazione di marketing su larga scala (qualcuno parla di cifre importanti investite e arrivate da fuori confine) si presenta come elemento di stabilità e di prospettiva, con un volto più moderato grazie alle distanze prese dal grande sindacato di riferimento storico della sinistra (CGIL). Insomma il volto gentile della sinistra, distante mille miglia da quei volti seri e austeri dei vecchi leader della sinistra, che impaurivano (quelli che mangiavano i bambini) e mettevano inquietudine. Con Renzi la sinistra ha messo in atto una bella operazione simpatia, e l'ha fatto con successo. 
Ora, la regione che è stata delle Partite Iva, rischia di divenire un feudo della sinistra e se non interverranno fattori nuovi da qui a un anno, ci apprestiamo a consegnare la regione in mano al PD.
Ma il Pd non potrà MAI diventare il partito delle Partite Iva, per ovvi motivi di conflitto di interessi con l’elettorato tradizionale del partito, ossia i dipendenti pubblici.
Diventa quindi paradossale che i “creatori di ricchezza” appoggino un partito che odia e tassa da sempre la proprietà privata; sembra quasi che soffrano di “sindrome di Stoccolma”, ossia ci stiamo innamorando del nostro carnefice. Quindi, cosa fare?
E’ da auspicare in tempi brevissimi che il cdx regionale ritrovi forza, vigore e unità, perchè è inspiegabile, oltre che intollerabile, che dirigenti che sono diventati "grandi" grazie al partito di Berlusconi, ora appoggino il PD tradendo il mandato degli elettori. Soprattutto servirà una nuova identità quale baluardo di difesa della proprietà privata, attraverso una nuova classe dirigente che necessariamente dovrà essere espressione di una forte discontinuità da quella attuale, dimostratasi solo l'espressione degli interessi privati e personali, di dimostrata incapacità di aggregare, incapace di progettare il futuro, ignorante sulle quali fossero le eccellenze da salvaguardare nella nostra Regione; I CREATORI DI RICCHEZZA.
Concludendo, una inversione di tendenza può avvenire solo se ci sarà, da parte dei “Produttori”,  una consapevolezza che il cambiamento può avvenire solo ed esclusivamente da un sobbalzo di partecipazione nella determinazione del proprio futuro e delle proprie sorti.
l'alternativa, la sbandierata speranza di Renzi ci ucciderà!



lunedì 19 maggio 2014

LA CALATA DEI BARBARI DELLA NUOVA FINANZA

SALVIAMO LE ULTIME BANCHE LIBERE DEL NORD PRODUTTIVO!
Per come è stato trattato più di qualche piccolo imprenditore, il commissariamento della Banca Padovana di Credito Cooperativo con sede a Campodarsego, dovrebbe rallegrarci. Non è così!
     Di errori, gli amministratori e la dirigenza della Banca ne hanno fatti molti. I primi per aver accettato l’esproprio delle loro mansioni e del loro ruolo ad opera di direttori tuttofare. I secondi: i direttori, per essersi fatti prendere la mano dai prestiti facili soprattutto, ma non solo, nel settore edilizio.
     Tutti ricordano le richieste di mutuo per acquistare l’appartamento o la villetta. Chiedevi il 100% della spesa, ti davano il 120%. Alla giovane coppia dicevano che era meglio andare sul sicuro e quindi ti riconoscevano un 10% per le spese (notaio, agenzia, ecc.) ed un 10% per gli imprevisti. Chi pensava male commentava: “imprevisti non rendicontabili”.
     Di manica larga sono stati per anni anche i mutui cantiere, i finanziamenti per acquisto terreni edificabili e per urbanizzazioni. Tutto filava liscio. Tutti erano soddisfatti.
STIAMO ANDANDO VERSO IL BARATRO
     E’ arrivata la crisi, molti affidatari hanno perso il posto. Incassare le rate del mutuo casa è diventato per la banca sempre più difficile. Le difficoltà del mondo dell’edilizia hanno via via  reso impossibile rientrare dai mutui cantiere. Quando le vendite di case ed appartamenti si sono praticamente bloccate sono iniziate le sofferenze del mondo imprenditoriale legato all'edilizia.
     Sono iniziate con numeri sempre più impressionanti le revoche dei mutui con conseguenti aste dei beni affidati. I crediti iscritti a bilancio a 100, all'asta hanno portato a realizzi normalmente sotto il 50%. I concordati conseguenti alle recenti procedure prefallimentari hanno portato in genere a recuperi del 20-30% del credito.
     I buchi di bilancio sono aumentati in modo esponenziale. Quelle che sono state le segnalazioni a sofferenza alla centrale rischi per troppi imprenditori ora si stanno trasformando in segnalazioni a sofferenza delle banche con interventi e commissariamenti della Banca d’Italia.
    Di questo passo andiamo dritti verso il baratro. Altro che ripresa!
     La politica del rigore, così come è stata calata nella nostra realtà è stata un disastro per le piccole imprese ed una strage di posti di lavoro. Se non si cambia strada sarà un disastro anche per le “piccole banche”.
L’ATTIVISMO DELLA BANCA D’ITALIA E’ SOSPETTO
     E qui aggiungiamo una considerazione. Da un po’ di tempo a questa parte l’attivismo della Banca d’Italia verso le piccole banche territoriali è quantomeno sospetto.
    Il Monte dei Paschi di Siena ha un buco di una cinquantina di miliardi di euro e la Magistratura e la Banca d’Italia sembrano affette da cateratte croniche e paralisi motoria: nessuno vede e nessuno si muove.
     Le Casse Rurali, le Banche popolari ed altre, vedi Veneto Banca sono sotto la lente d’ingrandimento e generalmente per cifre che rispetto al Monte dei Paschi sono pulviscolo, vengono sanzionate, bloccate, commissariate.
     Ci chiediamo ……… ma, non è che la Banca d’Italia ed i vari ministri del Tesoro/Economia hanno deciso di fare fuori oltre che la piccola  impresa anche le piccole banche in modo da tutelare senza se e senza ma i colossi del credito (S. Paolo, Unicredit, Monte Paschi, altri) da tempo allineati alle più potenti lobby finanziarie mondiali che oltre a comandare a bacchetta i governi stanno ormai mettendo in soffitta la tanto conclamata democrazia?
     I segnali di una calata degli “Attila” finanziari su piccole imprese e banche territoriali ci sono tutti. Notiamo che da tempo gli uomini più rappresentativi del PD e del Centrino post-democristiano si sono fatti strumento della calata dei barbari della nuova finanza.

     Chiediamo alle forze politiche espressione del ceto medio produttivo, se ci sono, di battere un colpo e non farsi soffiare da sotto il naso, per l’ennesima volta, le ultime banche libere del nord produttivo.

giovedì 24 aprile 2014

R.I.P. Dopo una lunga agonia è venuto a mancare il dirigente artigiano


Diamo il triste annuncio della dipartita  della figura del rappresentante artigiano nel sistema di Confartigianato.
Non è una battuta scritta tanto per fare sensazione, ma una presa d'atto: il nostro sistema è rappresentato dai burocrati del 27 del mese.
E’ un dato di fatto: quando i Media vogliono parlare dei temi generali della piccola impresa intervistano il segretario nazionale di Confartigianato Fumagalli, se invece vogliono dati inerenti il periodo di crisi del comparto, spunta l'aggiornatissimo e onnipresente direttore Bortulussi della CGIA di Mestre.
Ma questi signori non sono artigiani, né tantomeno imprenditori. Ricoprono il ruolo di Direttori di struttura, ossia sono uomini che hanno la busta paga garantita a fine mese (sostanziosa, per giunta).
Ma come fanno a spiegare quali sono i sentimenti, lo stato d'animo, lo smarrimento di noi artigiani di fronte alla più grande crisi che il nostro comparto si sia mai trovato ad affrontare? Per sentito dire? Suvvia, è come parlare della fame del mondo seduti ad un tavolo davanti a una bella pizza.
Ma cosa ne sanno i Lor Signori dei sacrifici che abbiamo fatto negli anni passati, quanto sudore e energie abbiamo dedicato alle nostre imprese per farle crescere fino a divenire un vanto di cui andare fieri e orgogliosi? Anni che hanno visto da una parte gli imprenditori orgogliosi delle loro imprese, e dall'altra un territorio che cresceva in ricchezza e benessere.  Un benessere diffuso, che garantiva una vita dignitosa a buona parte della popolazione, garantendo pace sociale.
Che tristezza annotare che dopo il Paese Italia i burocrati e i segretari di turno hanno messo le mani anche sul mondo produttivo, diventandone i rappresentanti e portavoce. Loro spiegano il come e il perché, cosa si deve e cosa non si deve fare, e tutto questo senza avere la minima idea di cosa sia il rischio d’impresa.
Volendo fare un’analisi della situazione e della rappresentanza del Paese attraverso una morale spicciola, propongo l’equazione: “Portaborse al posto dei politici al governo del Paese, e  burocrati al posto degli imprenditori nelle imprese”.
Il risultato dell’equazione? E’ sotto gli occhi di tutti.
Il futuro si costruisce mettendo in sinergia gli Imprenditori con i Politici. Una classe politica che sia però in grado di avere una visione politica di crescita del Paese per gli anni a venire, oltre al misero, meschino e quotidiano interesse personale visto fino ad ora.
Per finire, un appello: “Cercasi urgentemente e disperatamente Imprenditori Artigiani con gli attributi, in grado di riprendere in mano le sorti delle loro attività e delle loro prerogative di creatori di ricchezza, togliendo dalle mani dei burocrati il destino del Paese”. Riposare In Pace? No! E’ ora di Riprendersi Il Potere.






domenica 13 aprile 2014

UN ANNO PASSATO INSIEME

SOS  ECONOMIA ITALIA
Associazione di cittadini che vogliono reagire alla crisi


Cose fatte a un anno dalla fondazione

Rappresentanza
Dopo un anno di lavoro intenso dalla sua fondazione nel 2013,  l’associazione ricopre un ruolo riconosciuto di soggetto di riferimento locale e nazionale nelle tematiche riguardanti il mondo delle imprese, sia per gli aspetti economici ma anche per le implicazioni  sociali derivanti dalla crisi.

Progetto Alpha
Promotori di un progetto che prevede di riqualificare l’ambiente e le aree urbane, quale modello di sviluppo socio-economico e opportunità di lavoro per reti di  imprese locali, in riferimento a quanto promosso e auspicato attraverso i fondi di finanziamento stanziati dall’Unione Europea.

Convegno Palazzo Moroni, 4.10.13  “Padova e la sua economia: passato, presente e quale futuro”.
Dibattito  e  testimonianze del mondo accademico e delle imprese

DURC
Promotori della richiesta al Presidente della Regione Veneto  Luca Zaia  per la sospensiva di due anni della regolarità contributiva: inviata una lettera con proposta di legge regionale per una moratoria che prevede la sospensione del DURC e modalità di pagamento inerenti.

Credito
Promotori della proposta articolata di accesso al credito per la piccola e micro impresa, attraverso una proposta definita nei contenuti, che prevede  Veneto Sviluppo quale strumento  eccezionale di garanzia, con tre diverse tipologie di intervento,  verso quelle imprese che  sono in difficoltà di liquidità.

Visita ufficiale ministro dello Zambia
Creazione  e organizzazione della visita del Ministro dell’agricoltura dello Zambia, nell’ambito della verifica di una serie di opportunità per le imprese del settore agricolo del nostro territorio, per futuri progetti di cooperazione internazionale. 

Comitato Popolare art.580 cp
Promotori di una iniziativa popolare senza precedenti, tramite lo strumento di un esposto/querela che denuncia gli ultimi due governi per istigazione al suicidio nei confronti dei oltre 4.500 casi di suicidio (dal 2008) per questioni legate alla crisi economica. Più di 100.000 denunce, sei procure hanno aperto un fascicolo di indagine. Varie manifestazioni in solidarietà alle famiglie vittime dei suicidi per motivi economici, tra le quali la fiaccolata a Milano nell’aprile 2014.

Anatocismo e usura bancaria.
Grazie alla collaborazione costante con Confedercontribuenti Veneto, sostegno alle imprese e famiglie nella difesa nei confronti delle vessazioni del sistema bancario. Varie manifestazioni e iniziative.

Rete Si Salviamo l’Italia
SOS aderisce alla Rete SI, che raggruppa più di 30 associazioni per più di un milione e mezzo di  soggetti coinvolti. La Rete SI che si prefigge, grazie a esperti tematici e gruppi di lavoro, l’opera di sensibilizzazione e promozioni di disegni di legge atti a migliorare l’attuale situazione  socio/economica, in maniera trasversale al panorama politico italiano. Tra le attività, l’organizzazione di incontri e convegni sui temi di stretta attualità, per portare un contributo di conoscenza e di dibattito pubblico.

Rete d’Imprese
Attraverso l’impegno della associazione nel promuovere e divulgare la cultura dell’aggregazione, si favoriscono occasioni di incontro tra soggetti diversi per la ricerca e individuazione di persone che hanno l’ambizione di fare e crescere.

Rete di Cittadini
Un aspetto prettamente sociale è nella ricerca di ritrovare il gusto e la voglia di stare insieme, attraverso la messa in comune di persone attorno a interessi comuni.

Il nostro slogan: INSIEME SI FA DI PIU’




Cose da fare in futuro

Rappresentanza
Mantenere e aumentare il ruolo di soggetto di riferimento locale e nazionale nelle tematiche riguardanti il mondo delle imprese, sia per gli aspetti economici ma anche per implicazioni  sociali derivanti dalla crisi.

Rete d’Imprese
Attraverso l’impegno della associazione nel promuovere e divulgare la cultura dell’aggregazione, si favoriscono occasioni di incontro tra soggetti diversi per la ricerca e individuazione di persone che hanno l’ambizione di fare e crescere.

Rete di Cittadini
Un aspetto prettamente sociale è nella ricerca di ritrovare il gusto e la voglia di stare insieme, attraverso la messa in comune di persone attorno a interessi comuni.

Incontri a Tema su argomenti vari tenuti dai soci SOS ECONOMIA ITALIA
Gli associati mettono a disposizione le loro competenze in incontri in cui vengono favorite le occasioni di conoscenza reciproca e l’acquisizione di competenze.


Il nostro slogan:

METTERSI INSIEME PER FARE DI PIU’


domenica 23 marzo 2014

PROPOSTE PER PADOVA; MANCANO LE IMPRESE

Si avvicina velocemente l'appuntamento elettorale di maggio per le amministrative di Padova.
Essendo il mio territorio di riferimento, l'interesse per questa scadenza è naturale, nella misura in cui cerco di capire se i partiti o chi si occupa normalmente di politica, mette in campo quelle proposte per una svolta da tutti noi auspicata.
Ho frequentato in questi ultimi periodi, assieme ad altri piccoli imprenditori, i luoghi dove si stanno preparando le "offerte" politiche e i programmi a esse collegate che dovrebbero rappresentare il futuro di Padova; "la solita fuffa, niente di nuovo"
Abbiamo ascoltato attentamente le varie proposte e le consideriamo intendimenti positivi di chi ragiona in una LOGICA DI SERVIZIO nei confronti dei cittadini. Le proposte si inquadrano nell'ambito di una buona, ma ordinaria amministrazione.
In tal senso giudichiamo positivamente le proposte su:
-        SICUREZZA
-        VIABILITÀ
-        DIFESA IMPRESE COMMERCIALI E ARTIGIANALI 
-        RECUPERO SPAZI PUBBLICI
-        RILANCIO TURISMO
-        Vanno bene anche le altre proposte che abbiamo sentito.

Manca però, in maniera clamorosa, una visione strategica più ampia che sappia collocare Padova nel ruolo centrale di uno sviluppo economico/sociale di una area più vasta, che non può per logica restare legata ai confini di un provincialismo, che è prima di tutto culturale.
Stiamo invece assistendo alle solite logiche di bottega, che spesso partono da lontano, quindi senza nessuna attinenza col territorio perchè mancanti della conoscenza specifica delle problematiche della nostra città, ma frutto di equilibri nazionali.
Altre proposte che partono come risposta ad equilibri di politica locale, o peggio ad ambizioni personali scollegate da una effettiva "visione" strategica per Padova. 
Soprattutto mancano gli imprenditori e le imprese, con una proposta forte che non per forza deve essere politica, ma espressione di una visione strategica di breve, medio e lungo periodo.
Una visione che parla di sviluppo, crescita e benessere diffuso, come sempre abbiamo fatto nella nostra storia dal dopoguerra in poi.

Mi permetto, dunque di portare un contributo con la visione  di SoS Economia Italia che è parte integrante del nostro impegno quotidiano nell'ambito politico/sociale. 
Noi siamo convinti che NON CI PUÒ ESSERE LAVORO SENZA IMPRESA e nell'agone politico sono praticamente assenti gli imprenditori. La prima esigenza è pertanto PORTARE nelle stanze dei bottoni gli imprenditori. Questo è valido ovunque, compreso il Comune di Padova. Va colmata la lacuna per cui chi si occupa di impresa lo fa per delega rilasciata dagli imprenditori stessi. Obiettivo irrinunciabile, pertanto, è quello di portare almeno uno o due imprenditori in giunta.
Noi proponiamo che “LA BUONA ORDINARIA AMMINISTRAZIONE” si collochi in un disegno strategico di sviluppo,  che faccia intravedere il futuro di Padova quale città centrale e protagonista dell’area di nord/est.

IDEE GUIDA PER PADOVA

1)     Si a Venezia città metropolitana (PA-TRE-VE) con l’obiettivo di eleggere direttamente il Sindaco.           L’obiettivo è vincere la sfida/competizione fra le aree metropolitane d’Europa e non solo.

2)     Dentro la Pa.Tre.Ve.  rivendicare e progettare per Padova il ruolo di core business del veneto                centrale. Università, polo Ospedaliero, Zone Industriali architrave del manifatturiero e dei servizi,            turismo termale/culturale/religioso, snodo logistico.

3)     Pensare alla mobilità in una logica metropolitana sia per il trasporto delle persone su rotaia e gomma,      sia per il trasporto merci su rotaia/gomma, sia per il trasporto su idrovia.

4)     Pensare allo sviluppo di Padova individuando quattro poli: polo universitario, polo ospedaliero (con         riqualificazione dell’intera area Arcella, Pontevigodarzere/Certosa, zona Stadio), polo termale, polo         est (zona industriale, idrovia, corridoio serenissimo verso aeroporto di Tessera).

5)     Contribuire ad accentuare l’internazionalizzazione dell’Università Patavina sull'esempio di ciò che sta       facendo la facoltà di Economia con l’apertura verso la Cina. L’Università di Padova deve diventare         più attrattiva per gli studenti stranieri ed in particolare quelli dei paesi emergenti per supportarne la         crescita (Brasile, Paesi asiatici, Russia, ecc). In questo ambito il comune di Padova deve offrire i           servizi del caso supportando dal punto di vista urbanistico ed edilizio le aspettative di una università       con una chiara visione globale.

6)     Prevedere la realizzazione di una area vasta di risanamento urbanistico, nella logica della smart-city         per ognuno dei quattro poli, puntando ad un massiccio investimento con fondi europei previsti dal         programma Horizont 2020. Agevolare almeno tre progetti sul risparmio energetico ed energie                 rinnovabili (privato/pubblico) prevedendo, anche qui, investimenti con fondi europei che non                 bisogna perdere.

Sappiamo bene che alcune di queste impostazioni sono riscontrabili nel PATI della città metropolitana (Padova e comuni della cinta urbana), ma riteniamo sia possibile fare un ulteriore sforzo per EVIDENZIARE gli obiettivi strategici sopracitati in un aggiornamento del Piano del Sindaco.

Ecco cosa intendiamo quando parliamo di visione; idee, strumenti, modalità in funzione di un progetto con degli obbiettivi precisi.
Cercheremo di fare la nostra parte,  portando la nostra visione pragmatica dentro la politica sterile dei contenitori in campo, senza disdegnare l'idea di metterci in campo in prima persona, qualora ce ne fosse la necessità per mancanza di "contenitori" credibili.

mercoledì 5 febbraio 2014

LO STATO NON E' CREATORE DI RICCHEZZA

IL COMODO INGANNO


Federico Cartelli scrive: “Lo” Stato non è un ‘creatore’ di ricchezza, bensì un suo ‘consumatore’. La ricchezza viene creata dal settore privato, dagli investimenti produttivi, e circola mediante i consumi e la spesa nei servizi”.
Concordo pienamente con lui. Al di là di questa lucida affermazione, le ‘leggende’ che sentiamo raccontare su altri e diversi sistemi di crescita e di sviluppo sono solo la comoda scusante di chi con il pubblico ci campa e ci sguazza. Forse nel concetto, sbagliato,  che lo Stato siamo noi c'è anche un peccato originale; lo Stato, il nostro Stato,  si è rivelato essere l'insieme di una serie di burocrati parassiti e dunque, per la proprietà transitiva, lo Stato è un parassita. Il direttore dell'Inps ne è solo l’ultimo, fulgido esempio.
Ma è giusto ricercare le colpe solo nelle azioni degli altri, dei vari direttori, nella selva di burocrati di stato, senza passare da un doveroso esame di coscienza da parte della classe imprenditoriale di questo paese?
Mi sono chiesto molte volte quanti siano effettivamente gli imprenditori che possano definirsi tali, come da definizione classica, dove chi  "imprende" lo fa secondo le regole del rischio di impresa.
Ma il male viene da lontano, da quella fase storica della Milano da bere, dove nasceva una nuova classe politica fatta di leader rampanti,  ammanicata e spesso sovrapposta a imprenditori di pochi scrupoli.
Credo che negli ultimi trent'anni gli imprenditori abbiano cercato prima, trovato, e organizzato poi, una fitta rete fatta di inciuci. E questo è il nostro problema, nel senso che oggi siamo in presenza di un rapporto incestuoso tra mondo politico, mondo professionale e banche, un incesto che si esplica attraverso una rete di amicizie, dove non si capisce bene chi sia il colluso e chi il corruttore.
Ecco che nasce un intreccio incestuoso tra politica, imprenditoria e sistema bancario che agisce trasversalmente agli ideali politici del Novecento, nel nome supremo dell'interesse personale degli appartenenti alla famiglia. Un intreccio all'interno del quale, vanno  rispettati codici e comportamenti che, se trasgrediti, portano all'allontanamento e il disconoscimento del trasgressore da parte del gotha della finanza nazionale, se non internazionale, mettendolo fuori gioco.
Il caso più emblematico è sicuramente quello di Raul Gardini, passato nel breve spazio di pochi anni da plenipotenziario della finanza italiana a mendicante di qualche favore presso Mediobanca di Cuccia.
Siamo forse alla resa dei conti in un paese dove, da una parte la grande imprenditoria non è mai decollata, soffrendo di nanismo dovuto all'arroccamento finanziario attorno a poche famiglie del club, e dall'altra un boom straordinario di piccola e micro imprenditoria diffusa ma poco strutturata , soprattutto nel nord est non ha saputo consolidare i patrimoni prodotti.
Ecco che quando i produttori di ricchezza del paese si trovano a confrontarsi con con il fenomeno della globalizzazione, vengono a galla impietosamente tutte le storture e le debolezze di un sistema produttivo cresciuto su basi sbagliate.

Diventa fin troppo facile capire, quando i produttori di ricchezza del paese si trovano a confrontarsi con con il fenomeno della globalizzazione, vengono a galla impietosamente tutte le storture e le debolezze di un sistema produttivo cresciuto su basi sbagliate.

Ora, fatta l'ennesima diagnosi e capito da dove arrivano i problemi, bisogna finalmente decidere, e dire da che parte si vuole cominciare  a cambiare il paese.
La prima cosa da fare è tagliare massicciamente la spesa pubblica improduttiva, con la dismissioni degli asset non strategici, un  taglio drastico dei dipendenti pubblici a partire dai funzionari, e con le risorse risparmiate imprimere immediatamente un taglio vigoroso delle aliquote sulle tasse di imprese, lavoratori e famiglie.
Non ci sono altre ricette, tutto il resto è un comodo inganno.






martedì 4 febbraio 2014

Il tramonto del ceto medio

ROMA - Per far parte di una classe sociale, non basta farne parte per ceto o professione esercitata. E’ necessario anche essere convinti di appartenere a quella classe sociale. Quello che è avvenuto, negli ultimi trent’anni nel nostro paese, è un grande cambiamento socio-antropologico, oltre che economico, e che ha segnato un fenomeno che tutti hanno potuto osservare cioè il declino della grande fabbrica industriale e di conseguenza il declino della borghesia urbana e industriale che (ricordiamolo) ha determinato, più o meno  mezzo secolo fa, il decollo dell’Italia industriale e il suo ingresso nei club più esclusivi del mondo contemporaneo.
Ora le cose nel paese Italia sono profondamente cambiate e c’è stata negli ultimi decenni e fino ad oggi e a domani (?) l’affermarsi di una piccola borghesia che è balzata sulla scena non soltanto italiana ed europea ma anche degli Stati Uniti d’Europa, come mostrano le indagini di Pew Research Center che indicano una diminuzione tra quelli che si identificano nel ceto medio dal 53 per cento nel 2008 al 44 per cento nel 2014. Il ceto medio-come può testimoniare chiunque conosca la storia politica dell’ultimo trentennio nel nostro paese - è stato a lungo un ceto sociale sprovvisto di rappresentazione sul piano politico e culturale. Non potevano certo dargliela i due grandi  partiti di massa, DC e PCI, integrati nello Stato e nel sistema pubblico. Nelle reti comunitarie del territorio. Nel sistema assistenziale.
Ancora nel 2006 - come ha rilevato Ilvo Diamanti - un sociologo attento, a differenza di alcuni suoi colleghi, a questi aspetti, secondo un’indagine precisa della Demos-Coop, quasi il 60 per cento della popolazione italiana si autocollocava tra i ceti medi. Il 28 per cento nelle classi popolari (ceti, medio-bassi). Il 12 per cento nelle classi più elevate. L’Italia media aveva radici profonde impiantate  nel Nord e basi solide tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti (questi ultimi, però, posizionati più in alto). Anche il 60 per cento degli operai si sentiva ceto medio.
In Italia, a differenza di quello che è successo negli Stati Uniti per ragioni che ci vorrebbe molto altro spazio a spiegare, l’ascensore sociale si è inceppato in pochi anni. Coloro che si sentono ceti medi (Sondaggio recente Demos-Fondazione Unipolis) sono oggi in Italia una  minoranza per quanto ampia, poco più del 40 per cento.
E un paese il nostro, attraverso da grandi diseguaglianze e da un fenomeno corruttivo che, secondo le ultime stime della commissione europea,vale 60 miliardi,il 4 per cento del Prodotto industriale lordo nazionale, la metà del totale europeo. Dove l’ultimo sondaggio Demos-Fond. Unipolis ritiene che le differenze fra chi ha poco e molto siano notevolmente aumentate.”
Quanto ai lavoratori autonomi si considera ceto medio meno del 40 per cento di loro.Oltre il 50 per cento si considera invece di classe medio-bassa. Le stesse misure si osservano nel Nord,la cui distanza sociale rispetto al Mezzogiorno sotto questo profilo appare molto ridotta.Anzi il peso di coloro che si auto-posizionano in fondo alla scala sociale nel Nord-Est è superiore rispetto al Sud.
Scrive Diamanti, e sono d’accordo con lui, che si realizza così il “declino dell’Italia media e cetomedizziata con il brusco risveglio dal sogno italiano interpretato dal berlusconismo.
Poter diventare tutti padroni almeno di se stessi. Ciascuno nel proprio piccolo (o nel proprio grande). Mentre le questioni territoriali sembrano svanire e non si parla più di questione settentrionale né di quella meridionale.
Alla fine dei numeri e delle tabelle estratte dagli ultimi sondaggi di società serie, e abituate a lavorare in maniera molto fondata, mi viene da chiedermi se la profonda crisi in cui versano i nostri istituti di istruzione ad ogni livello dopo i massicci e ripetuti tagli che li hanno colpiti non abbia avuto e continui ad avere una indubbia influenza sul ristagno economico italiano e sul processo descritto da Diamanti e verificato da tutti gli osservatori stranieri nell’ultimo quindicennio. Io credo di sì, come ha già scritto qualche mese l’amico linguista Tullio De Mauro un legame esiste tra il declino culturale del nostro paese e quello economico e sociale.